In Sardegna, ai margini della Barbagia, a 10 km da Nuoro vi è un paese che si chiama Oliena. Il 5 luglio 1966 li è nato Gianfranco Zola, uno dei più grandi fantasisti che il calcio italiano abbia mai sfornato, a volte un po’ sottovalutato, ma dotato di classe cristallina infinita, ma che per consacrarsi è dovuto emigrare in Inghilterra.

Essendo brevilineo, Zola aveva un ottima capacita nel dribbling. Diventava imprendibile e imprevedibile e con il suo destro era  un maestro nei calci di punizione. Da fantasista si rendeva protagonista di numeri impressionanti

La sua storia con il grande calcio inizia da Napoli: gli azzurri nel 1989 lo acquistano dalla Torres per 2 miliardi grazie a un intuizione di Luciano Moggi. Alla prima stagione con gli azzurri Zola è riserva di Maradona: miglior maestro non gli poteva capitare nell’anno del suo esordio in serie A. Il primo gol nella massima serie lo realizza il 3 dicembre 1989 contro l’Atalanta al San Paolo con un destro a giro dal vertice dell’area, mettendo il pallone nell’angolino. Quel giorno Maradona non c’era e lui indossava la dieci che apparteneva a Diego. A fine stagione è scudetto: da riserva del Pibe,  ma è pur sempre scudetto. La stagione successiva, dopo l’addio di Maradona, diviene proprietario della 10. A Napoli vi è rimasto  sino al 1993 con 105 presenze e 32 gol.

Nell’estate ’93 il grande salto a Parma allenato da Nevio Scala che lo acquista per 13 miliardi. Zola segna gol impossibili su punizione. Nella prima stagione emiliana vince la Supercoppa Europea alle spese del Milan di Capello. Grazie a una partita sontuosa si rende protagonista nella costruzione dei due gol degli emiliani, realizzati da Crippa e Sensini. L’estate ’94 lo avrebbe dovuto vedere come protagonista nel mondiale americano da vice Baggio, ma gioca solo 9′ negli ottavi contro la Nigeria, rimediando un’espulsione assurda e il suo mondiale si chiude così. Con Scala è un perno della squadra gialloblù, con la quale vince la Coppa Uefa nel ’95.

Nel ’96 è protagonista di un europeo deludente: un suo rigore sbagliato contro la Germania è una delle cause dell’uscita prematura della nazionale dalla competizione. A novembre dello stesso anno lascia l’Italia: causa incomprensioni con Ancelotti va al Chelsea di Vialli. Gli inglesi impazziscono per lui, nonostante nel febbraio del ’97 gli arrechi un dispiacere: grazie a un suo gol ad Wembley l’Italia batte l’Inghilterra per 1-0. Il soprannome coniato per lui è Magic Box, la scatola delle magie. Magie che compie con regolarità Oltremanica: due colpi di tacco, uno dei quali contro il Middlesbrough, così pure un’assist al compagno. Contro il Norwich imita Mancini con un gol di tacco sul primo palo: un numero sensazionale da vedere e rivedere. Tale gol viene annoverato fra i più belli della storia del calcio.

Nel 2003 torna a Cagliari, riportando i sardi in serie A  dopo quattro anni. Zola vi rimane fino al 2005 quando decide di ritirarsi dalle scene calcistiche.

Ma il suo legame con Londra è rimasto indissolubile tanto da essere nominato membro dell’ordine britannico dalla regina Elisabetta. Zola è stato il tipico esempio di un italiano che è dovuto andare all’estero per essere valorizzato: peccato…

M.Anobile

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