José Roberto da Silva Junior, meglio conosciuto come Zé Roberto, a 43 anni, ha detto basta. Infatti, il centrocampista brasiliano – il più longevo marcatore della storia della Copa Libertadores – ha annunciato il ritiro tramite i profili social del Palmeiras, club in cui milita dal 2015. Alla base di tale scelta, ci sarebbe la volontà di stare più vicino alla famiglia, in particolare al figlio 16enne che, nei prossimi anni, dovrebbe abbandonare il Brasile per studiare all’estero.

Nato il 6 luglio 1974 a Ipiranga, nello stato brasiliano di Paranà, Zé Roberto debutta fra i professionisti nel 1994, con la maglia del Associaçao Portugesa de Deportos, dove gioca come ala mancina. Le sue ottime prestazioni attirano gli interessi dei club europei e, nell’estate 1996, viene acquistato dal Real Madrid. In Spagna, Zé Roberto fatica a trovare la sua dimensioni e il suo spazio, trovandosi chiuso da compagni ben più blasonati e deludendo le aspettative quelle poche volte in cui scende in campo. In un anno e mezzo, colleziona solamente 15 presenze, conquistando una Liga e una Supercoppa di Spagna, prima di tornare in prestito, in Brasile, tra le file del Flamengo. Le ottime prestazioni con il club Rublonegro convinsero poi il CT brasiliano Mario Zagallo a convocarlo in Nazionale, prima per la trionfante Confederations Cup del 1997, poi, per i Mondiali di Francia 1998, dove i verdeoro si dovranno arrendere solamente in finale, di fronte ai padroni di casa. Si rifarà, poi, nel 1999, vincendo la Copa América.

Quell’estate da’ inizio ad uno dei migliori periodi della carriera di Zé Roberto che, nel frattempo, si trasferisce in Germania, fra le file del Bayer Leverkusen 04. Con i rossoneri saranno 4 stagioni importanti, dove il brasiliano colleziona ben 150 presenze e 18 gol. Con le Aspirine, storica e triste è la stagione 2001-2002, dove, guidati dal brasiliano e da Michael Ballack, i tedeschi arrivano ad aprile ancora in corsa per tutte le competizioni. Sembra la realizzazione di una favola, ma è l’inizio di un incubo: la Bundesliga sfugge tra aprile e maggio, quando tre sconfitte consecutive permettono al Borussia Dortmund di agganciare il Bayer e superarlo, per poi terminare la stagione a +1 sulle aspirine; la DFB Pokal, invece, sfuma in favore dello Schalke 04 che, in svantaggio a fine primo tempo, rifila ben 4 gol alla squadra di Klaus Toppmöller; la UEFA Champions League, poi, è ancora più tragica. Infatti, il 15 maggio 2002, a Glasgow, i tedeschi si giocano la Coppa dalle grandi orecchie con il Real Madrid dei Galacticòs. I Blancos partono subito forte, e passano in vantaggio con Raùl, ma immediata è la risposta delle Aspirine, che trovano il pari con un altro brasiliano, Lucìo. Le Aspirine, a tratti, giocano addirittura meglio degli spagnoli, creando parecchie occasioni da gol e mettendo in seria difficoltà Zidane e compagni. Però, un gol incredibile del campione francese regalerà al Real Madrid la nona Champions della sua storia e, ai tedeschi, la disastrosa conclusione di una stagione che poteva essere storica.

Zé Roberto e Michael Ballack ai tempi del Bayer Leverkusen. I due si ritroveranno anche al Bayern Monaco.

Dopo il deludente finale di stagione, Zé Roberto – non convocato per i Mondiali del 2002 – e Ballack si trasferiscono al Bayern Monaco. In Baviera, il brasiliano si consacra definitivamente sulla scena internazionale, adattandosi a giocare anche in mediana. In 8 stagioni, il brasiliano colleziona 248 presenze e 20 gol, conquistando 4 Bundesliga, 4 DFB Pokal e 2 Coppe di Lega. Tornato in Nazionale, nel 2005 vince la Confederations Cup e, poi, viene convocato ai Mondiali di Germania 2006, venendo eletto fra i migliori calciatori del torneo. Tanti club, quindi, tornano a mettere gli occhi su di lui, soprattutto Milan e Liverpool, ma Zé Roberto decide di tornare in patria per due stagioni, al Santos, prima di rientrare in Baviera. Dopo due anni fra le fila dell’Amburgo, nel 2011, accetta la proposta multimilionaria dei qatarioti del Al-Gharafa, con cui milita per una stagione prima di rientrare in Brasile, prima, fra le fila del Gremio, poi, fra quelle del Palmerias. Coi Verdao, guidato dall’attuale stellina del Manchester City, Gabriel Jesus, conquista la Copa do Brasil e il Campionato brasiliano, diventando uno dei campioni più vecchi del torneo.

Giocatore che forse ha ottenuto molto meno di quanto avrebbe meritato, soprattutto dal punto di vista dei trofei,  Zé Roberto è sempre stato un giocatore di caratura internazionale, in grado di poter fare la differenza e di sacrificarsi per il bene della propria squadra, nonché una delle ultime bandiere per quei ragazzi che hanno vissuto il calcio dei primissimi anni 2000.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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