Paulista, difensore del Valencia, confessa di non aver avuto un’infanzia tranquillissima

Il cliché del giocatore dall’infanzia tormentata è uno dei corsi e ricorsi storici più frequenti nel calcio. Ciò non vuol dire che certe storie andrebbero prese meno seriamente, tutt’altro: molto spesso, raccontarle è utile proprio a mettere in luce alcune situazioni delicate che si verificano abitualmente nei paesi più poveri del mondo.

Stavolta, è il caso di Paulista a far riemergere certe tematiche. Il difensore del Valencia, infatti, si è confessato ai microfoni della Cadena Cope, ammettendo pubblicamente di aver trascorso anni difficilissimi a San Paolo (Brasile).

Queste le sue parole:

I miei fratelli hanno sofferto molto. Hanno passato la fame, la casa era di legno e si allagava ogni volta che pioveva. I miei primi scarpini erano di marca ‘Viola’. Li indossavo per dormire, per andare a scuola. Erano rovinati, ma ero costretto a giocare con quelli”.

Subito dopo, il brasiliano ha parlato del momento in cui è cambiato tutto:

Quando ho firmato il mio primo contratto – con il Vitoria -, sono corso a chiamare mia madre. Le ho detto che la sua vita stava per cambiare. Ho giocato cinque anni con il Vitoria, ma continuavamo ad abitare nella stessa casa perché non c’erano ancora le possibilità per spostarci. Quando sono stato acquistato dal Villareal, però, ho fatto ristrutturare la casa di mia madre. Dopodiché, al mio trasferimento all’Arsenal, le ho comprato una casa nuova, dove vive attualmente e sta meglio che mai”.

Paulista, poi, ci tiene a concludere precisando di essere stato baciato dalla fortuna:

Ho realizzato un sogno, è vero. Ma ho molti amici che si sono avventurati nel mio stesso cammino ed hanno fallito. Tanti sono finiti sulla cattiva strada e questo è un pensiero che mi angoscia quando sono a casa”.

A cura di Samuel Giuliani (9Giuliani)