Biglietto strappato. Ai mondiali di Russia ci sarà anche la Tunisia: le Aquile tornano a disputare la massima competizione per nazionali dopo dodici anni. Nel 2006 fu una fugace apparizione: pareggio contro l’Arabia Saudita, sconfitta pesante contro la Spagna e di misura contro l’Ucraina. Inserita in un girone piuttosto tranquillo, la squadra nordafricana è arrivata all’ultima giornata con un solo punto a separarla dalla qualificazione matematica. Punto arrivato grazie al pareggio a reti bianche contro la modesta Libia, e che ha portato la Tunisia a 14 punti, contro i 13 della Repubblica Democratica del Congo.

A differenza della maggior parte delle potenze calcistiche africane, la Tunisia non ha una grande stella mondiale (il che non è per forza un male, visto il complesso della primadonna di cui sono state spesso vittime le squadre del continente) ma fonda la sua forza su un gruppo mediamente giovane, con alcuni validi elementi d’esperienza. Il cuore della nazionale, in aperto contrasto con molte altre, è fortemente tunisino: solo pochissimi elementi giocano all’estero, fra cui Khazri, classe ’91 e già 2 gol per il Rennes in Ligue 1 quest’anno. Anche il selezionatore, Nabil Maaloul, ha una grande esperienza con le nazionali africane e mediorientali, e ha messo in campo per queste qualificazioni un 4-3-3 frizzante, con Khazri e Msakni in appoggio a Khenissi. In ottica mondiale, occhio a Saber Khalifa, attualmente in Tunisia al Club Africain ma con positive esperienze in Francia (ottimo all’Evian, meno al Marsiglia)

La Tunisia si presenta ai nastri di partenza di Russia 2018 non per fare la comparsa, e per dimostrare il valore del calcio d’Africa.

 

Luca Mombellardo (lumombe@gmail.com)