Il tempo passa, inesorabile. La vita (calcistica), così come una partita che non ne vuole proprio sapere di sbloccarsi, va avanti fino al triplice fischio. Tutti sotto la doccia. Totti, sotto la doccia, un’ultima volta, nell’Olimpico. Il suo Olimpico. Quello dove ha visto passare centinaia di compagni di squadra, decine di allenatori, persino due proprietà diverse. Lui, è sempre rimasto lì, al suo posto. Al centro. Del campo, e dell’attenzione. Il vento ha provato a trascinarlo lontano dal Cupolone, da Trigoria, lontano dalla sua gente. Ma non ci è riuscito. Lui, sventola fiero gli stessi colori da un quarto di secolo. I suoi colori. Quelli con cui è nato. Gli stessi cuciti addosso da una vita. Ci è cresciuto. Maturato e non invecchiato. Dagli esordi ai picchi più alti. Dalle magliette per i suoi eterni avversari, fino a quelle per dichiararsi alla sua amata. Quel “Vi ho purgato ancora” e quel “sei unica” resteranno, inevitabilmente, scolpiti nell’eternità. Estroverso, romano. Diverso dagli altri e fuori dagli schemi. Proprio lui che, di schema, ne ha inventato uno. Il primo (vero) falso nueve. Contraddittorio, come la frase appena sopra. Mai banale però, o scontato. Come quando da ragazzino, in semifinale di un Europeo con Van der Sar e i suoi due metri di altezza davanti…je fa er cucchiaio. Un deja vù di quando, da bambino, scendeva per giocare con quelli più grandi. “Palla o ragazzino?“. Salvo poi rifare le squadre dopo un attimo perché squilibrate.

Oggi per l’ultima volta la routine di sempre. Partirà dalla panchina, per entrare e far esplodere uno stadio che non aspetta altro che salutarlo. Esplodere, in un mix di esaltazione e lacrime. Da parte di tutti. Di bimbi che non hanno mai visto una Roma senza il suo capitano, e di adulti che sono certi di non poterne più vedere una simile ma che proveranno ad infondere sicurezza ai più piccoli “Un altro Totti arriverà presto“. Non ci crede nessuno. Oggi più che mai. Oggi meno che mai pensare al “nuovo Totti” è proibito. Utopia, quasi blasfemia. Oggi è la sua giornata, la sua festa che si è meritato con 25 anni di gol e assist. Anni di battute e barzellette. Di gag comiche e gesti forti. E che forse, se non soprattutto, si è guadagnato con un anno di silenzio, digrignando i denti e non facendo mai un’uscita fuori posto. A proposito di maturato…Ha trascinato la Roma in Champions League lo scorso anno con un finale di stagione che neanche la più grande favola di Fedro. Ora ha aspettato, in silenzio, per regalarsi un’ultima giornata storica. O forse, la prima da leggenda.

Totti e la Roma. La Roma e Totti. Un binomio indissolubile, da sempre e per sempre. Come nel più bel matrimonio che si rispetti.

Stefano Gaudino (@stefanogaudino)

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