Francè, non semo pronti a vedette smette”. Dialetto tipicamente romano, voce roca per gli urli e quasi rotta dall’emozione. Pochi mesi fa l’addio sembrava dietro la porta. Poi, come in ogni favola che si rispetti, ecco il colpo di scena. Fine Aprile, si gioca Roma Torino. I giallorossi sono sotto per 1-2, Spalletti le prova tutte ma pare non esserci niente da fare. Poi si gira, e vede quello stesso calciatore che dall’età di 17 anni porta con orgoglio la maglia dell’AS Roma: Francesco Totti. Lo stesso con il quale, nell’ultimo periodo, ha avuto più di un battibecco. Al minuto 87 decide di farlo entrare. Bastano 27 secondi per fare il gol del pareggio, 3 minuti per ribaltare la partita. Più che una partita sembrava di vivere una favola, umana prima che sportiva. Il rinnovo è una conseguenza naturale.
Eccoci allora che, l’anno successivo, la maglia numero 10 è saldamente sulle spalle del legittimo proprietario. Quel proprietario che pur di non lasciarla mai ha rinunciato a soldi e trionfi. I soldi non sono tutto, l’amore per una città e per un popolo intero valgono più di un contratto migliore. Le cose però non cominciano benissimo. Quattro partite, preliminari compresi e zero minuti giocati, l’immagine di lui appoggiato alla bandierina nella disfatta interna col Porto ne è la testimonianza. Neanche ieri con la Samp le cose giravano per il verso giusto in casa Roma. Blucerchiati in vantaggio, diluvio universale tale da far sì che l’arbitro interrompa il gioco, prolungando fino ad un’ora l’intervallo.
totti-pioggia
Pioggia, tuoni, fulmini e grandine. Più che una domenica di inizio settembre sembra inverno inoltrato. Gli spettatori delle prime file scappano al coperto, raccattapalle e fotografi si riparano nel tunnel che porta agli spogliatoi, così come tutti. Ma ecco che, nel momento di pioggia più forte, quando la tempesta sembrava mettere a forte rischio il proseguo della partita, esce lui. Quaranta primavere tra pochi giorni. Ma i leader sono questi, sono quelle persone capaci con un gesto qualsiasi di trasformare le situazioni. Lui, lì sotto la pioggia e la grandine, a riscaldarsi come un ragazzino voglioso di fare il proprio esordio. Chi lo vede, stenta a crederci. Ancora di salvezza, ancora lui, ancora Francesco Totti. Basta un gesto per riaccendere l’Olimpico. Un po come il “tranquilo aqui estoy yo” di CR7. Molto più umile, molto più bello. Da solo nelle tempesta, come quel gladiatore che ha tatuato sulla spalla. Entra lui, smette di piovere ed esce il sole. Coincidenze? Segnali…Torna la luce! In cielo come in campo, nel giro di pochi minuti consegna, di prima e senza guardare, tre palloni incredibili. I suoi, quelli dalla trequarti di prima, ad imbeccare col tempo perfetto gli attaccanti. Assist al bacio per Dzeko, pareggio. Con il suo ingresso l’Olimpico si trasforma, prende entusiasmo. La Samp si disunisce e la Roma cerca i tre punti. Arriveranno. Con gol di chi? Semplice. Sempre lui, Francesco Totti. Su calcio di rigore non fallisce, timbra il cartellino per la ventitreesima stagione consecutiva. 23 anni consecutivi che fa almeno un gol, come lui solo Giggs in Inghilterra. Roba dell’altro mondo, roba da highlander. Eterno, nella città eterna.
Per la prima volta ho avuto la paura di sbagliare” ammette a fine partite. Quella paura l’aveva solo lui però, nessuno credeva che avrebbe potuto tradire il suo popolo. Lo stesso che trascina da quando è un adolescente. Ed ora? Chi si ferma più…”Smettere? Se gioco così, perché dovrei farlo?“. Come dargli torto…Il messaggio è chiaro, questa per lui non è una stagione di passerella negli stadi dove ha passato gli ultimi 25 anni. È una stagione, l’ennesima, dove vuole dare il suo contributo alla causa che ha sposato da sempre.
Il primo amore non si scorda mai. Per lui sarà anche l’ultimo, l’unico. Non ce ne voglia Ilary Blasi, che invece ha sposato per davvero, ma Totti e la Roma sono un matrimonio inscindibile. Da sempre, per sempre. Per Totti, con Totti, in Totti. Sembra una preghiera. Nella realtà a Roma, sponda giallorossa, non è blasfemia pensarlo. Oggi, nei giorni della Roma americana, dei cinesi che comprano Inter e Milan, c’è bisogno di personaggi del genere. Ancore di salvezza, bandiere impossibile da ammainare. Personaggi in grado di riaccendere la passione nuda e cruda. Quella sana, quella genuina. Passione che porta i bambini a sognare di giocare nella squadra della propria città, e diventare gli idoli dei tifosi. Sognate bambini, sognate pure. Qualcuno ce la può fare. E Totti, una volta ancora, è lì a dimostrarlo.
Stefano Gaudino
465b60da-eded-4a86-a27f-c42abe1b513a