Tigre

Raggiungere un grande traguardo, e non poter esultare per cause indipendenti dalla nostra volontà. Non poterselo godere quel traguardo, perchè il risultato ottenuto viene cancellato con un colpo di spugna ”regolamentare”. Spesso si dice che ”la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”, ma quello che ha vissuto quest’anno il Club Atletico Tigre va ben oltre la sfortuna e rientra in uno dei casi ”limite” del sistema dei promedios che vige in Argentina. Il sistema, collaudato da tempo e vero e proprio ”sale” della massima serie argentina perchè consente ai club di ragionare su tre anni e programmare lanciando giovani che potranno crescere e diventare importanti plusvalenze e/o punti di forza, è molto semplice: le retrocessioni non vengono calcolate sulla singola stagione, ma sulla media dei punti ottenuti nelle ultime tre stagioni. Ne va da sè che le neopromosse, che calcolano il promedio sull’unica stagione, debbano fare grandi imprese per mantenere la categoria e giocare ”alla morte”. Ne va da sè che nessuno è davvero salvo, perchè un paio di stagioni sbagliate mettono a rischio anche gli insospettabili: il River era retrocesso coi promedios, per dire. E ne va da sè che possano capitare casi particolari: il San Lorenzo è stato un disastro nella Superliga 2018-19, chiudendo penultimo con 23pti in 25 gare, ma ha potuto ”sacrificare” il campionato per giocare meglio in Libertadores proprio perchè era ampiamente sopra la zona-retrocessione. Il Tigre, invece, ha vissuto una situazione opposta: la squadra è arrivata nona chiudendo alla grande, ma è retrocessa per la media-punti. Si era qualificata per la Sudamericana 2020, ma non avrebbe potuto disputarla per la retrocessione. E qui inizia la nostra storia.

9° IN CAMPIONATO, ”GRANDE” IN COPA SUPERLIGA, MA FUORI DALLE COPPE: IL PARADOSSO DEL TIGRE

Quando ha iniziato la stagione, il Tigre sapeva di dover rincorrere affannosamente la salvezza. Il 2017-18 era stato un disastro, con soli 24 punti in 27 gare, e dunque il Matador aveva buttato via la buona stagione precedente (36pti) ed era costretto a giocare col coltello tra i denti. L’annata è iniziata nel peggiore dei modi: gioco poco convincente e primo cambio di allenatore, con l’esonero di Cristian Ledesma (omonimo dell’ex Lazio, passato da River e Olympiakos) e l’arrivo di Mariano Echeverria, che è rimasto fino a febbraio 2019. In quel momento, il Tigre stava vivendo una nuova annata disastrosa, ma poi è arrivato il suo ”cavaliere sul bianco destriero”, che ha un nome e un cognome: Nestor Gorosito, per tutti El Pipo. Fino al suo arrivo il Tigre sembrava spacciato, dopo il suo arrivo la squadra è diventata una macchina da guerra: cinque vittorie e tre pareggi, prendendosi anche lo scalpo di qualche big e risalendo la classifica. Il Tigre ha concluso nono in campionato con 36 punti (9V, 9P, 7S), e ha mostrato un ottimo calcio: un 4-3-1-2 che ha esaltato un centrocampista come Menossi e ha avuto in Prediger e nel sempreverde Walter Montillo, tornato ad altissimo livello, i suoi grandi veterani. Il grande percorso del Tigre non è però bastato per evitare la retrocessione: promedio di 1.109, e 23° posto nella speciale classifica, col Patronato 22° e salvo con una media punti di 1.134. Pesa proprio quel 2017-18 opaco, e così il Tigre ha dovuto fronteggiare le lacrime della retrocessione: buona parte dei big ha subito manifestato la volontà di restare alla corte del Pipo e onorare il gruppo che si era creato, che tra l’altro ha proseguito su quella falsariga nella nuova competizione argentina.

La Copa Superliga è stata creata per ovviare al ”buco” di due mesi creato dal ”restringimento” della Superliga Argentina, che avrà quattro retrocessioni e due promozioni fino al ritorno a 20 club e al torneo andata/ritorno: partecipano tutti i club del campionato, e le migliori della classifica hanno evitato il turno preliminare. Il Tigre ovviamente l’ha dovuto giocare, quel turno preliminare, e da lì è iniziata la nuova cavalcata del Pipo e dei suoi ragazzi: eliminate in sequenza Colon Santa Fé e Union Santa Fé per accedere ai quarti, dove il tabellone ha messo di fronte al Matador il Racing campione d’Argentina. Il sogno sembrava destinato a finire, finchè non si è scesi in campo: il Tigre ha vinto 2-0 all’andata (Montillo e Gonzalez) e perso 2-1 al ritorno, difendendo la vittoria e accedendo alle semifinali. E in semi ha chiuso tutto già all’andata: 5-0 a un Tucuman mentalmente in vacanza, e qualificazione blindata ancor prima di giocare il ritorno. A meno di cataclismi, giocherà la finale contro la vincente di Boca Jrs-Argentinos Jrs, una finale che conta moltissimo: chi vince la Copa Superliga ha un posto nella Libertadores, la finalista l’accesso in Copa Sudamericana. Se la finalista sarà l’Argentinos Jrs, ultimo in Superliga (22pti in 25 match) in un’annata storta e ancora in corsa nella Sudamericana 2019, sarà tutto in palio, se invece in finale andrà il Boca cambierà tutto: anche se l’altra finalista dovesse perdere, andrà in Libertadores e direttamente alla fase a gironi. Il Tigre dunque, che si era già qualificato alla Copa Sudamericana tramite il campionato, avrebbe potuto sognare la Libertadores, ma c’è un però.

“NO”, “FORSE” E POI “SÌ”: LA MARCIA INDIETRO DELLA CONMEBOL, IL TIGRE POTRÀ DISPUTARE LIBERTADORES E SUDAMERICANA

A inizio anno la CONMEBOL ha diramato una nota con la quale di fatto preannunciava un possibile cambiamento regolamentare, volto a impedire ai club retrocessi in una serie inferiore o già militanti in seconda divisione di partecipare alle coppe. Nulla di ufficiale, o almeno così sembrava, finchè l’AFA non ha fatto la sua mossa: la Federcalcio argentina ha proibito ai club retrocessi di disputare Copa Libertadores e Copa Sudamericana nel 2020, spezzando dunque il sogno del Tigre. Il club non avrebbe potuto accedere alle coppe nonostante il 9° posto in Superliga, e qualche giorno fa l’AFA ha ribadito che anche in caso di vittoria e/o semplice finale nella Copa Superliga, il Tigre non avrebbe disputato nè la Libertadores, nè la Sudamericana. Un’ingiustizia per la squadra del Pipo Gorosito, che non poteva ovviamente accettare di perdere ciò che aveva conquistato con tanto sudore e con un ottimo campionato: il Tigre si è mosso, inviando una lettera all’AFA chiedendo di poter giocare la Sudamericana (o grazie al 9° posto in Superliga, o grazie alla finale della Copa) e la Libertadores (se vincerà la Copa Superliga o sarà in finale col Boca), e rispettare la qualificazione conquistata sul campo. La richiesta ha ricevuto il supporto della Superliga Argentina, che ha risposto dicendo che il Matador aveva diritto a disputare le coppe, e chiesto alla CONMEBOL di non applicare il cambiamento di regolamento già nel 2020.

Tutti si aspettavano i no dell’AFA e della Federcalcio sudamericana, e invece la proposta è stata prima tiepidamente accolta, e poi accettata. L’AFA ha appoggiato la causa del Tigre, e la CONMEBOL ha fatto marcia indietro con la più classica delle mosse da politicanti consumati. Una nota che specificava come nella nota precedente riguardo al possibile cambio di regolamento non si parlasse dell’applicazione già nel 2020, perchè ”alcune federazioni avevano manifestato il proprio scetticismo”, l’invito a far valere il vecchio regolamento per questa stagione e la promessa che la norma anti-retrocesse nelle coppe continentali verrà applicata a partire dal 2021. Così facendo, il Tigre potrà giocare la Copa Sudamericana o la Copa Libertadores, e coronare il proprio sogno. E il calcio sudamericano darà un esempio di giustizia, consentendo al club di disputare una competizione che si è guadagnato sul campo. D’altronde, nella carta inviata alla CONMEBOL il Tigre si è giocato bene le sue carte, citando ciò che era accaduto nel 2012: il Palmeiras conquistò l’accesso in Libertadores vincendo la Copa de Brasil, ma quattro mesi dopo finì in Serie B. Ai tempi, nessuno si sognò neppure di impedire a un club così blasonato di disputare la Copa Libertadores 2013: il Verdão vinse il gruppo, affrontando… il Tigre, e fu eliminato agli ottavi dal Tijuana nel trofeo vinto dall’Atletico Mineiro. E così, il Tigre potrà giocare le coppe nonostante la sua militanza in Primera B Nacional: vedremo come si comporterà il Matador, se allestirà una grande rosa per entrambe le competizioni, oppure tessererà alcuni big solo per la Libertadores/Sudamericana (contenendo i costi). Quel che è certo è che i ragazzi di Gorosito vorranno sorprendere tutti anche nel 2019-20 e ribaltare i pronostici, la cosa che gli riesce meglio…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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