Tifare una squadra spesso è un fatto di cuore, irrazionale. Nasce, il più delle volte, in tenera età: che sia un famigliare o un amico, generalmente è uno stimolo che viene dal mondo esterno. E in un Paese come l’Italia, di stimoli legati al calcio ce ne sono fin troppi. I giornali, le trasmissioni televisive, persino la storia studiata nelle scuole e le interrogazioni parlamentari trattano l’argomento. È normale quindi che un ragazzino o una ragazzina scelgano una squadra e poi la seguano, con più o meno attenzione, negli anni. Esistono però alcuni tifosi atipici, alcuni appassionati che vivono in contesti completamente differenti da quello al quale siamo abituati. Persone che vivono in Paesi lontani, il più delle volte con sport nazionali diversi dal calcio e che si scoprono appassionati solitari di un gioco che i loro amici e famigliari non capiscono. Ma nonostante la mancanza di informazioni, l’assenza quasi totale di notizie, i tanti chilometri di distanza e le molte ore di differenza a causa del fuso orario, la passione per la “loro” squadra nasce e si sviluppa. E resiste.

Non solo vittorie, ai tifosi “bastano” anche i fenomeni

I tifosi internazionali per squadre come il Real Madrid o il Barcellona, il Manchester United o Liverpool sono un fenomeno consolidato da diversi anni. Club di quella caratura hanno fatto della “brand awareness” un loro carattere distintivo e devono questa notorietà al di fuori dei confini ai successi, soprattutto in campo internazionale, raccolti durante gli ultimi anni Novanta e i primi Duemila. Un periodo, questo, nel quale il calcio divenne un vero e proprio fenomeno globale.

Zanetti incontra i tifosi in Indonesia

Esiste però un altro modo però per attirare su di sé l’attenzione di una platea mondiale: anche senza titoli, con i giusti campioni, si possono fare appassionare milioni di persone in ogni angolo del globo. Ne sa qualcosa l’Inter che, con Ronaldo, per fare un esempio, sul finire degli anni Novanta vinse solo una coppa UEFA ma fece conoscere i colori nerazzurri a tutto il mondo. E sono tanti i bambini di allora che ancora seguono ogni partita della Beneamata.

Internet point, forum in arabo e famiglie disperate

“Ho iniziato a seguire l’Inter per Ronaldo “El gordo” (usa proprio questa espressione, nda) nel 1998. Era il giocatore del momento e a partire da quell’istante, mi sono appassionato a questa squadra”. Alberto, 31 anni, è un ingegnere elettronico a Cuba e dall’isola dell’America centrale segue le partite della sua squadra da diversi anni: “Non sempre è facile essere un tifoso in un altro Paese – racconta – tutti vorremmo andare allo stadio per sostenere la squadra, a goderci le vittorie e piangere per le sconfitte però il gruppo di appassionati sta crescendo: sei anni fa eravamo pochissimi e oggi l’Inter Club Cuba conta 71 membri e ogni giorno ne saltano fuori altri”.

Ma Alberto non è l’unico ad essere rimasto affezionato all’Inter a causa del Fenomeno: “Mi sono appassionato al calcio grazie a Ronaldo quando ero bambino e da allora seguo tutte le partite dell’Inter”. Hari ha 27 anni e vive in Nord Macedonia e da quando ha memoria è uno sfegatato tifoso dell’Inter, nonostante un ambiente “ostile”: “In Nord Macedonia il calcio non è mai stata una passione popolare come in Italia, qui si seguono principalmente due sport: la pallamano e il basket. Mio padre, per esempio, è sempre stato un grande appassionato di pallacanestro”. Il calcio è sempre stato messo in secondo piano: “Quando Pandev ha iniziato a fare bene con la Lazio – ricorda Hari – la situazione è leggermente cambiata, ma il pallone non ha mai raggiunto le discipline più seguite”. Eppure lui al calcio si è appassionato per “colpa” del Fenomeno. Reperire le informazioni, però, non era facile: “Qui le notizie di calcio non arrivavano mai e non avevamo internet a casa. Per scoprire qualcosa correvo ogni giorno all’internet point, pagavo cinquanta centesimi e passavo il tempo a fare “refresh” sul sito ufficiale dell’Inter. Erano i primi anni del Duemila e speravo che Fernando Torres arrivasse a Milano, poi un giorno mi sono ritrovato Figo sullo schermo del computer. Non ci potevo credere”.

Prima che il Covid fermasse tutto, Hari veniva cinque volte all’anno in Italia per andare a vedere i nerazzurri giocare a San Siro: “Prima era un sogno, ricordo un amico, che aveva i genitori più ricchi, che aveva appena trascorso le vacanze in Italia. Era stato a San Siro e io, ogni giorno, mi facevo raccontare quello che aveva visto. Volevo conoscere ogni dettaglio”. Eppure in televisione l’aveva visto tante volte, per la disperazione di suo padre: “A lui il calcio proprio non piaceva, ma io sono figlio unico e si doveva arrendere”.

Una storia in comune tra tifosi e campioni

Un destino simile a quello dello zio di Salah, 26 anni marocchino e anche lui fan dell’Inter: “Sono diventato tifoso per fare un dispetto a mio zio, lui seguiva il Milan e io non ho potuto che scegliere l’altra squadra di Milano. Era solo per infastidirlo, ma alla fine mi sono appassionato per davvero”. Tanto da diventare presidente di un Inter club in Marocco. Seguire l’Inter però non è mai stato facile, soprattutto nei primi anni. Trovare news sui nerazzurri, infatti, non è mai stato semplice: “Da bambino cercavo notizie su siti internet e forum arabi, non era affatto facile avere informazioni”. A differenza della Nord Macedonia, il calcio in Marocco è uno sport molto seguito ma l’influenza spagnola è fortissima: “Calcisticamente parlando siamo davvero molto legati alla Spagna – spiega – i tifosi di Real Madrid e Barcellona sono milioni”. Salah però non è interessato alla Liga, ad attirare le sue attenzioni sono Alvaro Recoba e Adriano.

E proprio come Salah, anche un altro bambino, in un altro Paese, proprio in quegli anni si appassiona al calcio grazie all’Imperatore e proprio parlando con lui, alcuni mesi fa, ha dichiarato: “Quando tu giocavi nell’Inter, io avevo 12 anni e ricordo tutto perfettamente. Vivevo in Belgio, non avevamo i soldi per permetterci la televisione. Così aspettavo il sabato, quando andavo a casa di mio zio: lui aveva internet, andavo su YouTube e guardavo tutti i tuoi video. Ho imparato a memoria tutti i tuoi gol”. Quel bambino oggi ha 27 anni, si chiama Romelu di nome e Lukaku di cognome. E di strada, ne ha fatta parecchia.

Giacarta: ore 2, fischio d’inizio

Seguire la propria squadra nel corso di una stagione è spesso un compito arduo. Le tante partite ravvicinate, tra campionato e coppe, concedono pochi giorni di pausa ai tifosi. A peggiorare ulteriormente le cose, poi, ci si sono messi, negli ultimi anni, anche il calendario “spezzatino” e i turni infrasettimanali.

Insomma, la vita dell’appassionato di calcio non è affatto semplice. Organizzarsi la settimana cercando di incastrare i propri impegni con le partite è difficile. Ma c’è anche chi da sempre è abituato a ben altri sacrifici pur di mettersi davanti alla televisione per vedere una partita della propria squadra del cuore. Tifosi per i quali anche una partita la domenica sera alle 21 può trasformarsi in una levataccia: perché se vivi a Giacarta le nove di domenica sera sono le due del mattino del lunedì successivo. Nonostante ciò, i membri dell’Inter club Indonesia sono attivissimi e non si perdono un incontro animati da Falco, tifoso al punto da essere diventato fluente in italiano da autodidatta: “In Asia, soprattutto in Indonesia, guardiamo l’Inter quasi sempre dopo la mezzanotte a causa del fuso orario, mentre quando gioca a mezzogiorno da noi sono circa le 18. Ma il più delle volte ci tocca vedere le partite molto tardi, anche se alla fine non è un grande problema per noi, la nostra voglia è vedere l’Inter”.

Zanetti in Indonesia

Anche Falco si è appassionato ai colori nerazzurri in un Paese che guarda con grande interesse al calcio: “Mio papà tifa l’Aston Villa, mio zio e mio cugino tifano il Manchester United. Un giorno però mia madre e mia zia sono andate al centro commerciale e mi hanno comprato una maglia di Vieri. Proprio quella sera l’Inter ha giocato a Perugia e Bobo ha segnato una tripletta: da quel momento sono diventato interista”.

Oltre alla grana del fuso orario, anche per i tifosi indonesiani è difficile seguire le notizie relative alla loro squadra del cuore: “Seguo le news sull’Inter attraverso social network come Twitter e Facebook – racconta Guntur Dwi Prasetyo, un altro tifoso socio del club, anche lui appassionatosi grazie ad Adriano – però purtroppo spesso non so quanto questi canali siano affidabili”.

Nonostante tutte le difficoltà, però, i tifosi all’estero resistono, si scambiano informazioni via WhatsApp, organizzano eventi, viaggi in Italia e danno vita a club molto attivi: “Posso dire che sono molto fortunato – conclude Falco –perché con il club abbiamo organizzato un incontro con Zanetti a Giacarta, ho anche fatto quattro chiacchiere su Instagram con altri ex giocatori dell’Inter come Moriero, Zé Elias, Colonnese, Ivan Cordoba, Recoba e Ruben Sosa. Per un tifoso che vive lontanissimo dall’Italia, è stato un grande onore aver avuto l’occasione di parlare con loro in diretta”.