Prima i 10 attaccanti, poi 8 attaccanti e due calciatori difensivi… Ricordiamo già la svolta più prudente quando il 30 novembre 1872 la Scozia pareggiò contro l’Inghilterra, grazie a un modulo più “guardingo” e un numero maggiore di  calciatori che rientravano in difesa.

I britannici continuarono a pensare e a sperimentare formule per impedire agli attaccanti di attaccare facilmente e andarsene in contropiede. Arrivò quindi il 2-3-5, con un altro mediano. Questo modulo non fu ideato in Scozia, bensì dai maestri inglesi e la prima squadra a metterlo in pratica fu il celebre Nottingham Forest.

Comparve quindi la regola dell'”offside” o fuorigioco moderno, richiesta dalla Scozia e avallata a Parigi dalla International Board nel 1925. Comparve quindi il modulo WM (il cosiddetto “sistema”), precisamente un 3-2-2-3, con la posizione in campo che raffigura queste due lettera. Un difensore può quindi marcare l’attaccante, visto che la linea difensiva è composta dallo stesso numero di uomini dell’attacco avversario. A centrocampo vi sono due mediani e due calciatori più offensivi, senza esterni, mentre l’attacco a tre è simile a quello attuale.

La struttura della squadra era semplicemente trasformata. Il lavoro dei calciatori a centrocampo era meno offensivo ma allo stesso modo fondamentale. A differenza del 2-5-3 uno dei centrocampisti arretra e diventa una sorta di libero del passato. Secondo il giornalista di ‘Football 68‘, J.P. Rethacker: “il WM garantisce un equilibrio tra le diverse zone del campo”. In Inghilterra verrà chiamato “quadrato magico”. Il “padre del sistema” viene considerato Herbert Chapman ma in realtà fu uno scozzese, Johnny Hunter, al Motherwell.

Per controbattere il WM o sistema, comparvero tattiche come il catenaccio o “beton”. Sebbene il precursore di questa tattica sia considerato Helenio Herrera, i primi a implementarla furono i tecnici austriaci, che sfruttavano la tecnica e le capacità dei propri calciatori per aiutare la difesa e scattare il contropiede. Il WM prevedeva due terzini e un difensore centrale detto stopper, generalmente impegnati in una marcatura a uomo; il catenaccio prevedeva invece una maggiore copertura difensiva, con l’austriaco Rappan che nel 1932 tolse un elemento dal centrocampo e lo posizionava dietro la linea dei difensori, dando vita a un vero e proprio libero. libero. Il libero era l’ultimo baluardo, provvedeva ai raddoppi di marcatura e chiudeva quando i marcatori non vi riuscivano.

Il primo a implementare il catenaccio in Italia fu Mario Villini della Triestina, mentre il grande Helenio Herrera lo provò con lo Stade Français.  La tattica era un sorta di 1-3-3-3.

Alcuni anni dopo, nel 1954, comparve una nuova formula che incantò il mondo: la Grande Ungheria, l’Aranycsapat. Si trattava di una sorta di 4-4-2 con un centrocampista centrale avanzato, mentre gli esterni e un centravanti (Hidegkuti) arretravano. Vi era una sorta di falso attaccante, ma non un “falso nueve”, bensì un centravanti arretrato, termine in voga fino a pochi decenni fa.

Il grande cambiamento arrivò con il passaggio dal 4-2-4 al 4-3-3 da parte del Brasile, consentendo a PeléGarrincha e Didi, di stravincere il mondiale ’62. Il modulo del Brasile segnò un freno, almeno a livello internazionale, a tutte le tattiche difensive, incluso il ‘catenaccio‘, il quale però  è stato costantemente utilizzato, anche se con meno frequenza. Il 4-3-3 prevedeva l’arretramento di un attaccante alla posizione di trequartista, il quale dava maggiore aiuto al centrocampo e si creava maggiori spazi.

 Arrivando agli anni ’70, il più grande cambiamento è stato dato dal passaggio al conosciutissimo 4-4-2. Non vi è un vero e proprio precursore, ma il modulo diventò di moda tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.