Qatar

Nella giornata di ieri il Qatar ha ottenuto un risultato storico: un paese con poco più di 5.600 tesserati ha conquistato la sua prima Coppa d’Asia, diventando il nono vincitore nella storia della competizione (Giappone 4, Arabia Saudita e Iran 3, Corea del Sud 2, Qatar, Australia, Kuwait, Israele e Iraq 1). L’ha fatto a tre anni esatti dal suo primo Mondiale, che vivrà da paese ospitante e organizzatore dopo un’assegnazione che ha causato più di qualche polemica: il Qatar è stato accusato (con numerose prove) di aver comprato i voti necessari per organizzare i Mondiali 2022, che tra l’altro verranno disputati d’inverno e stravolgeranno ogni campionato nazionale. Nel suo successo, però, i soldi e la corruzione non c’entrano, e ridurre tutto a quello sarebbe riduttivo e offensivo. La vittoria qatariota è stata inattaccabile, dominante e senza ombre: lo dimostrano i numeri e non solo. Ed è stata una vittoria caratterizzata da tre fattori: talento, coraggio e programmazione.

TALENTO: DA ALMOEZ ALI AD AKRAM AFIF, MA NON SOLO. I NUMERI E LE STELLE DEL QATAR

Chi parla di un Qatar vincente solo perchè ricco e potente, probabilmente non ha seguito un singolo minuto della Coppa d’Asia. La vittoria della nazionale degli sceicchi è stata semplicemente inattaccabile, un esempio di dominio continentale che nessuno si sarebbe aspettato: il solo Xavi ha azzeccato il pronostico in toto, partendo dalla vittoria ai quarti contro la Corea del Sud, per poi passare a 3/4 delle semifinaliste e alla vittoria del Qatar nella finalissima contro il Giappone. Un autentico profeta che è andato contro tutto e tutti: il Qatar era una nazionale in difficoltà, uscita al 1° turno nella Coppa d’Asia 2015 ed eliminata senza appello nelle qualificazioni a Russia 2018, che non sembrava assolutamente in grado di ospitare un Mondiale o fare bella figura.

E invece, la nazionale ha sorpreso tutto e tutti. Dopo un 2-0 zoppicante contro il Libano (con un paio di polemiche per un gol ingiustamente annullato agli avversari), il Qatar ha iniziato a dilagare: 6-0 alla Corea del Nord, 2-0 all’Arabia Saudita e qualificazione agli ottavi a punteggio pieno. A quel punto, ci si aspettava ugualmente un breve cammino, ma è succeso l’inaspettato: 1-0 all’Iraq, vittoria di qualità contro la Corea del Sud (1-0), roboante 4-0 in semifinale contro gli Emirati Arabi nel derby dei petroldollari, e 3-1 ai campionissimi del Giappone nella finale. Il Qatar chiude la sua Coppa d’Asia con 19 gol fatti (8 marcatori) e uno subito, tra l’altro in finale e nella gara più difficile: lo chiude dopo aver messo a nudo le difficoltà di ogni avversario, e mostrato il proprio talento. Il talento di un portiere come Al-Shaab, di un centrocampo che mischia quantità e qualità, e di due giocatori che si sono dimostrati sopra la media.

Akram Afif è tesserato per il Villarreal B e prestato all’Al-Sadd, ma è maturato come nessuno si aspettava: 10 assist (record), giocate di qualità e una sinergia perfetta col vero leader offensivo del Qatar. Almoez Ali ha soli 22 anni (come Afif), ma ha mostrato qualità tecniche e mentali di altissimo profilo: è diventato il centravanti di cui il Qatar aveva bisogno, segnando 9 delle 19 reti complessive (record strappato ad Alì Daei) e timbrando il cartellino anche in finale, con una bella rovesciata. Ha segnato di testa, di piede, in acrobazia e con l’opportunismo del grande numero 9. Il Qatar dunque ha mostrato talento, ed è stato nettamente differente dalla Grecia di Euro2004 (a cui viene paragonato): perchè ha mostrato un gioco, ma anche perchè ha giocato in un clima ostile. Gli Emirati Arabi hanno fatto di tutto per far sentire i qatarioti a disagio e per mostrargli quanto fossero ospiti sgraditi: divieto di trasferta per i loro tifosi, ”buuu” prolungati in ogni gara, lancio di scarpe dalle tribune contro i giocatori di Felix Sanchez. Il Qatar ha risposto giocando a calcio, distruggendo e facendo giocare male ogni avversario, e alzando la Coppa d’Asia.

IL CORAGGIO DI FELIX SANCHEZ, IL CT ”MEDIATICAMENTE ESONERATO”

Nei mesi che hanno preceduto la Coppa d’Asia, l’opinione pubblica mondiale ha demolito l’attuale ct del Qatar, accostando nomi come quello di Guardiola, Zidane e Wenger alla panchina degli sceicchi, con stipendi tra i 20 e i 50mln annui (follia pura). Probabilmente erano tutte fandonie. visto che il Qatar ha già un ottimo commissario tecnico. Felix Sanchez ha soli 43 anni (classe ’75), ma ha una grande esperienza: ha lavorato per anni nelle giovanili del Barcellona, e poi è stato il tecnico dell’Aspire Academy (vedi sotto). Dal 2006 al 2013 ha lavorato coi giovani talenti selezionati, poi ha guidato un’Under-19 interamente ”made in Aspire” (con Almoez Ali e Akram Afif) alla vittoria nella Coppa d’Asia U19 del 2014: le ha dato un gioco, una forma mentis e un’identità tecnica e tattica. L’ha data anche all’U23, e alla squadra maggiore: quanto è diventato ct nel 2017, Sanchez ha iniziato a convocare i ”suoi” ragazzi con ottimi risultati: Almoez Ali ed Akram Afif sono stati i trascinatori del Qatar, e tutta la squadra ha dato il 110%.

Il Qatar ha mostrato un gioco e un’ottima organizzazione, che ora andranno confermati nella Copa America 2019, disputata da ”ospiti”: se gli asiatici faranno bella figura, la conferma fino al 2022 diventerà automatica. In barba all’esonero ”mediatico” dei mesi scorsi: ha saputo creare una squadra coraggiosa, e il giusto mix tra i talenti di Aspire, i giocatori locali e i naturalizzati. Perchè nella rosa del Qatar ci sono tre anime: i giovani di Aspire, i giocatori formati nel paese che sono cresciuti sotto la guida di Sanchez, e i ”nuovi” qatarioti, che hanno scelto di servire un paese che gli ha dato tutto a livello calcistico. Giocatori come Pedro Miguel (Portogallo), Al-Rawi (Iraq, in gol contro la sua ex nazione), Boudiaf e Khoukhi (Algeria): tutti loro hanno ricevuto la cittadinanza qatariota dopo anni di militanza nel paese. E, contrariamente a quanto è successo con nuoto, atletica ecc, nessuno di loro è stato pagato per farlo: hanno semplicemente fatto una scelta, come l’aveva fatta il Papu Gomez quando pensò di giocare per l’Italia. E hanno vinto sotto la guida di Felix Sanchez, capace di costruire una squadra che giostra tra 4-3-3, 4-2-3-1 e 5-3-2 all’occorrenza.

La formazione titolare del Qatar

ASPIRE ACADEMY: NON SOLO PROGRAMMAZIONE 

Sin dal momento della sua nascita, l’Aspire Academy ha generato polemiche per le sue finalità e i suoi metodi. Venne creata nel 2004 dal governo qatariota, con sede a Doha, e con un obiettivo ben preciso: dimostrare al mondo intero che i campioni si possono costruire, mettendo a loro disposizione il materiale necessario per eccellere. Il più vincente tra gli atleti di Aspire Academy è Mutaz Barshim (salto con l’alto), e ora iniziano ad arrivare i risultati anche dal calcio. Ma che cos’è Aspire Academy? L’idea ”ufficiale” con cui è nata è stata quella di realizzare dei sogni: nei paesi africani sottosviluppati e nelle realtà meno ricche del mondo civilizzato, tanti ragazzi sognano di giocare a calcio o eccellere nello sport, ma non hanno i mezzi per farlo. Aspire Academy concede un lavoro ai loro genitori, una rendita fissa per ogni esigenza e allenamenti coi migliori macchinari al mondo e strutture all’avanguardia: si può dire che sia il miglior posto per allenarsi, un’autentica fucina di campioni e di uomini, che comprende al suo interno impianti, stadi e scuole per garantire ogni necessità ai giovani talenti. I ragazzi nati in Qatar possono entrarci a 6-7 anni, i ragazzi ”pescati” altrove dai 12-13 anni, facendo una scelta assolutamente consapevole: nessuno li obbliga, nessuno li ”paga” e nessuno forza loro la mano. Anche perchè si allenano coi migliori uomini possibili: Aspire Academy ha alla parte commerciale Sandro Rosell, allo scouting Josep Colomer (colui che scoprì Messi) e a sovrintendere la preparazione atletica e tecnica Valter De Salvo, ex collaboratore tecnico di Real Madrid (Capello), Man Utd (Ferguson) e Lazio che ha alle sue dipendenze uno staff altamente qualificato.

Insomma, chi si affida all’Aspire Academy lo fa per avere una preparazione di prim’ordine e provare ad eccellere attraverso il programma ”Football Dreams”, ma c’è anche un lato-B della medaglia. Sin dal momento della sua creazione, Aspire Academy aveva anche un altro scopo a parte quello umanitario: fornire talenti al Qatar (calcistico, ma non solo) in modo assolutamente legale, consentendogli di creare una nazionale competitiva. I giovani restano nel Paese molti più anni di quanti servono per ottenere la cittadinanza, e ovviamente sentono il Qatar come patria più del loro paese d’origine: semplicemente, scelgono di rappresentare il paese qatariota per riconoscenza, perchè vogliono vincere per il paese che gli ha consentito di realizzare il loro sogno e coltivare il proprio talento. Ma non si può dire che il successo del Qatar nasca solo da Aspire Academy: è vero che l’U19 che vinse nel 2014 era interamente made in Aspire, e che probabilmente la nazionale del 2022 sarà formata da 75% di giocatori dell’accademia, ma la presenza nell’attuale nazionale è ben più contenuta.

Nella rosa dei 23 convocati per la Coppa d’Asia 2019, solo nove elementi sono stati formati da Aspire Academy. Il secondo portiere Yousef Hassan, il terzino sinistro Abdelkarim Hassan (candidato al premio di giocatore asiatico 2018), il difensore Tameem Al-Muhaza, i mediani Tarek Salman, Abdelrahman Moustafa e Salem Al-Hajri e la stellina 22enne Akram Afif sono nati e cresciuti in Qatar, mentre Almoez Ali e Madibo sono nati in Sudan e si sono poi trasferiti in Qatar col programma-Aspire. 9 giocatori su 23, cinque giocatori su 11 titolari: Aspire ha dato un bel contributo al Qatar, ma non l’unico, e tra l’altro si è strutturata su scala europea. Negli anni Aspire ha acquistato coi fondi qatarioti l’Eupen (Belgio), il Cultural Leonesa (Spagna) e stabilito legami con l’Atletico Astorga (3a div. spagnola) e Leeds United, creando sedi in Senegal, Thailandia e altri paesi: l’accademia ”rastrella” giocatori, e gli dà anche la chance di allenarsi e giocare in Europa. C’è dietro un progetto consolidato, e vedremo come si svilupperà nei prossimi anni: il Qatar riuscirà a costruire una grande rosa in ottica-Mondiale e fare bella figura? Lo scopriremo, ma intanto ha vinto la prima sfida. 

(di Marco Corradi, @corradone91)

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