Una Supercoppa Europea dalle tante prime volte, quella della Vodafone Arena. Per la prima volta due squadre inglesi si contendono la coppa e per la prima volta un arbitro donna dirige una finale europea. Ma Liverpool – Chelsea è stata ben altro, come da copione.

Il Liverpool campione d’Europa ha in bacheca 3 Supercoppe, l’ultima vinta nel 2005 (le altre nel 1977 e 2001). Per il Chelsea, invece, è stata una coppa spesso maledetta: l’unica vittoria nel 1998 con il Real Madrid, poi due finali perse nel 2012 contro l’Atletico Madrid e nel 2013 contro il Bayern Monaco.

Poche occasioni nel primo tempo. Per i Reds una fiammata di Salah viene neutralizzata da Kepa, mentre Pedro centra una clamorosa traversa. E’ l’inizio di un crescendo in cui i Blues mettono sempre più pressione alla retroguardia Matip-Van Dijk. La prima mina – filtrante di Pedro per Kovacic – viene neutralizzata da Adrian, che sostituisce l’infortunato Alisson. La seconda, però, passa, ed è Olivier Giroud a portare avanti la squadra di Frank Lampard. E per la terza, imbucata di Pulisic nell’angolino, ci pensa il Var a scovare un fuorigioco millimetrico.

Il secondo tempo però comincia con un’altra musica. Entra Roberto Firmino al posto di Oxlade-Chamberlain ed è subito il brasiliano a toccare con la suola il pallone che Sadio Manè ha solo da spingere in rete. E una sassata di Fabinho esce di un nulla un attimo dopo. Con il passare dei minuti, la foga lascia il posto al tatticismo e, forse, anche a un pizzico di paura di perdere.

A tenere in bilico il risultato un miracolo di Kepa, che si fa aiutare da palo e traversa ma salva in modo prodigioso su Salah e Manè dagli sviluppi di un corner. Annullato un altro gol al giovane Mount, che aveva fatto esplodere la curva blu della Vodafone Arena di Istanbul, mentre Manè inventa un passante su cui Salah non può arrivare.

Non succede più niente, si va ai supplementari per la quinta volta negli ultimi sette anni. E lo spettacolo si riaccende. Prima una progressione di Salah serve a Manè l’assist per la doppietta personale. Poi un’uscita raffazzonata di Adrian su Abraham regala al Chelsea un calcio di rigore, che Jorginho – scritto curiosamente Jorghino sulla maglia – non sbaglia. Di nuovo pari, due a due. Ma i brividi continuano, con Adrian costretto a fare gli straordinari su Mount e Pedro.

Si va così per la seconda volta nella storia ai calci di rigore, che al Chelsea non portano bene. Nel 2013 a Praga, anche qui dopo un 2-2, i Blues andarono ai rigori con il Bayern Monaco e persero all’ultimo tiro, sbagliato dal neo-interista Romelu Lukaku. Come un strano scherzo del destino, la storia si ripete: è Abraham a farsi respingere con il piede destro da Adrian il rigore decisivo.

L’Uefa può essere soddisfatta anche della scelta di Stephanie Frappart. L’arbitra francese non sbaglia nessuna delle decisioni chiave, compreso il rigore. Unico dubbio la gestione del cartellini, passata da una linea ultra soft a una forse troppo dura con il passare del tempo. Ma sono dettagli. Esattamente come quelli che hanno consegnato la Supercoppa al Liverpool.

Stefano Francescato