La Supercoppa Italiana di ieri sera ha regalato molto spettacolo ma anche tantissimi spunti di riflessione che, leggendo tra le righe, danno delle indicazioni.

1. Il blocco del primo anno: la “sindrome di Roma”

Ricordate lo Dzeko della stagione 2015/16? Ecco, sembra un lontanissimo parente del gigante bosniaco che ha gonfiato la rete con impressionante regolarità quest’anno. Non me ne vogliano i tifosi della Lazio, ma questo “blocco” non dipende dal colore della maglia ma bensì dalla città. Infatti, prima del bosniaco ci sono passti Felipe Anderson (stagione d’esordio da dimenticare, secondo anno da sogno capace di stregare anche lo United) e Milinkovic Savic (di cui parleremo dopo). Oggi è toccato a Luis Alberto, oggetto misterioso la scorsa stagione ma giocatore chiave ieri sera (non ha fatto rimpiangere Keita). Tu chiamala, se vuoi, “Sindrome di Roma“.

2. Lo stratega Marotta: la psicologia ha toppato

Beppe Marotta o lo si ama o lo si odia. Una cosa però, indipendentemente dalla scelta di parte, è certa: col passare degli anni sono stati sempre meno i flop e molti più gli acquisti azzeccati. Certo, se poi Lemina lo prendi a 15, non si dimostra da Juve, e lo vendi a 18 più bonus non sei mica uno scarso. Comunque, Marotta ha provato “il colpo gobbo“: creare scompiglio attorno al turbolento Keita (e al fumino Calenda) in modo da a) magari portarselo a casa e b) per destabilizzare l’ambiente Lazio. Chiunque leggendo i convocati e vedendo il numero 14 fuori dalla lista ha pensato “Ahia, Marotta ci ha preso ancora. Vince la coppa e prende Keita“. E invece no. Il campo ha parlato: Keita chi? Magari poi andrà anche alla Juve, ma Marotta non ha fatto en plein. Ha toppato a metà.

3. Milinkovic Savic: da “moviola in campo” a “Serge(j)nte di ferro”

Chi sicuramente ha impressionato è stato Milinkovic-Savic. Giocatore non sempre aggraziatissimo e talvolta ruvido, ma dannatamente efficacie. Ieri è stato il raccordo tra difesa e centrocampo e contemporaneamente tra centrocampo e attacco. E pensare che due anni fa qualcuno lo aveva soprannominato “Moviola in campo”, forse anche per il suo non essere rapidissimo nei primi metri. Ma se si accende… Ah, giusto per dovere di cronaca: classe ’95 e futuro top.

4. L’usato che avanza (e va a male?) e il nuovo che non convince

Vedere Barzagli terzino e Benatia centrale (con l’esclusione sia di Lichtsteiner che di de Sciglio) ha creato qualche perplessità tra i tifosi della Juve. Dubbi che hanno trovato motivo di essere: impostazione macchinosa, gioco disassato solo sulla sinistra e difesa ballerina. L’evidenza è innegabile: Bonucci manca e si vede, Higuain continua a toppare le finali, Mandzukic è stato l’apoteosi del “no good”. Ma se è vero che è dalle difficoltà si vedono i grandi giocatori, ecco che il 10 sembra essere sulle spalle giuste. Dybala non ha giocato in maniera eccelsa. Ma ha avuto due occasioni da piazzato e ha trasformato. E a momenti non regala una super rimonta.

5. Volenti o nolenti, è stata proprio una Supercoppa!

C’è chi la definisce calcio d’estate e chi il primo trofeo dell’anno. In realtà è semplicemente la Supercoppa Italiana. Quella che mette a confronto Inzaghi e Allegri, allenatori simili ma in due fasi della carriera completamente agli antipodi. La Supercoppa che mette a confronto due generazioni di portiere: la leggenda da una parte e la gioventù dall’altra e, per una volta, la leggenda cade. E più grandi sono più rumore fanno. La Supercoppa dell’ex Immobile e del possibile ex Keita: chi parla sui social e fa parlare il procuratore messo a confronto di chi parla a suo di gol. La Supercoppa dell’interdizione che “soffoca” la creatività del centrocampo juventino. Ma soprattutto è la Supercoppa di Ale Murgia, giovane eroe biancoceleste. Un sogno per lui segnare sotto la nord. Un sogno diventato realtà.

Ecco cos’è e cosa ci lascia la Supercoppa. Ci si vede l’anno prossimo, coppa strana e così speciale.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU AGENTI ANONIMI