Vasco da Gama

Gioventù volante, gioventù alle stelle, gioventù al potere: il Brasileirao è magico perchè alterna grandi ex d’Europa sul viale del tramonto a giovanissimi in rampa di lancio, e di giovanissimi in rampa di lancio nel Brasile attuale ce ne sono eccome. Se infatti il Lincoln del Gremio si è perso via (attualmente gioca nel Rizespor turco, squadra che lanciò Ali Adnan ed è scesa nella 1.Lig, la nostra Serie B), quello del Flamengo invece è pronto a prendersi il palcoscenico che merita e giocare a breve al fianco di Vinicius jr, destinato al Real Madrid in estate. Classe 2000 Vinicius, classe 2001 Lincoln, due baby-talenti incommensurabili che però si stanno facendo rubare la scena da altri due baby: stiamo parlando dei meninos de ouro del Vasco da Gama, per la precisione di Evander e Paulinho, trascinatori del Vascão nel 2° preliminare della Copa Libertadores e in una stagione che si preannuncia molto interessante per i brasiliani (che giocheranno stanotte nel playoff decisivo per l’accesso alla fase a gironi). Diversissimi nello stile di gioco eppure così simili nell’impatto devastante nella squadra trasformata dall’arrivo di Zè Ricardo, Evander e Paulinho hanno già attirato su di sè gli occhi di vari club europei: andiamo a conoscerli meglio.

SOGNANDO MODRIC, STUDIANDO PIRLO: EVANDER, IL TUTTOCAMPISTA COL NOME DA BOXEUR”Se mai ci sarà un pugile che batterà Mike Tyson, allora mio figlio porterà il suo nome”. Evandro Ferreira pensava a questo mentre si esaltava per le geste del pugile statunitense, e a cavallo tra il 1996 e il 1997 ebbe la sua personale epifania assistendo alle sfide tra Big Mike ed Evander Holyfield: quel pugile, capace di mettere ko Tyson e rimanere imbattuto nella rivincita grazie alla follia del fenomeno di Brownsville, che venne squalificato dopo il noto morso all’orecchio, era quello che si meritava di ”regalare” il nome al figlio che sarebbe nato qualche mese dopo. È questa la prima puntata della storia di Evander, tuttocampista che ha conquistato le prime pagine dei quotidiani brasiliani con la doppietta nell’andata della sfida di Copa Libertadores contro l’Universidad de Concepcion, ma aveva già fatto vedere grandi cose in precedenza e veniva indicato da tutti come uno dei prossimi crack brasiliani: per lui, classe ’98, il Vasco da Gama è più di una squadra con cui mettersi in luce. Evandro infatti è entrato nel Vascão a 8 anni, ha fatto tutta la trafila nelle giovanili e soprattutto ha fatto parte della fantomatica Geraçao ’98, una nidiata incredibile di talenti che sfornava vittorie e conquistava titoli continui in Brasile: Evander era uno dei pilastri di quella squadra (e del Brasile U17, vinto insieme al napoletano Leandrinho con 3 gol in 5 match, giocando ala sinistra), e cresceva insieme a due talenti cristallini chiamati Douglas Luiz e Mateus Vital.

Per lui, nato nell’anno in cui il club aveva celebrato il centenario e vinto l’unica Libertadores della sua storia, l’esordio in prima squadra era arrivato nel 2016, ma la vera e propria esplosione del 19enne d’oro del Vasco è coincisa con gli addii della leggenda Nenè (ex PSG, ora al San Paolo) e di quei due giocatori con cui aveva diviso lo spogliatoio nelle giovanili: Zè Ricardo si è visto strappare via Douglas Luiz (preso dal Man City e girato al Girona) e Mateus Vital (Corinthians), e allora ha fatto all-in su Evander, piazzando una di quelle scommesse dalla vittoria assicurata. E proprio con lui è scattato il clic decisivo nella testa del figlio di Evandro (padre-procuratore), trequartista che è stato trasformato dall’ex tecnico del Flamengo in una mezzala d’attacco capace di fare alla perfezione entrambe le fasi: non appena ha visto il classe ’98, Zè Ricardo gli ha suggerito di studiare i movimenti e lo stile di gioco di Andrea Pirlo (”ma io m’ispiro a Modric”, dirà il giocatore), di cui secondo il tecnico del Vasco possiede alcune caratteristiche che andranno svezzate e affinate prima del certo approdo in Europa. Ecco perchè per qualche mese il menino de ouro è scalato al ruolo di centrocampista nel 4-2-3-1, salvo poi tornare a fare il trequartista/la mezzala d’attacco in uno schema che oscilla tra il 4-2-3-1 in fase offensiva (con Evander centrale dietro la punta) e il 4-3-3 in fase difensiva o contro grandi avversarie (Evander mezzala sinistra). I risultati al momento sono positivi, con la doppietta in Copa Libertadores che è andata a rimpinguare un bottino fin lì fermo a una rete in 19 match: e chissà che il Vasco non torni ufficialmente nella Copa proprio con quel tuttocampista nato nell’anno in cui l’aveva vinta per l’ultima volta, per cui il club ha già rifiutato sondaggi dal Real, dal Bologna e dalla Lazio.

ANIMO DA KID FLASH, TECNICA DA CAMPIONCINO: PAULINHO, IL RAGAZZO DEI RECORD– Una vita da Kid Flash e tanta voglia di sfondare: il paragone col giovane supereroe (ombra del vero Flash, ma anche prezioso aiutante dagli incommensurabili poteri) è azzardato, ma totalmente meritato da un talentino che sta bruciando le tappe ed infranto record su record. Il classe 2000 che ama partire dall’ala destra nel 4-2-3-1 e studia (secondo noi quello sarà il ruolo ”europeo”) da seconda punta, e ha distrutto le residue speranze dell’Universidad de Concepcion realizzando una rete e servendo un assist nel match di ritorno, è infatti un maestro nel riscrivere i primati: debuttando il 13 luglio 2017 quando doveva ancora compiere 17 anni (è nato il 15 luglio 2000), è diventato il più giovane a esordire con la prima squadra del Vasco da Gama (subito un assist). Qualche giorno dopo, invece, ha strappato a Coutinho il record di giocatore più giovane a segnare un gol in questo secolo con una doppietta nella prima da titolare, ed è anche diventato il primo giocatore nato nel 2000 a segnare nel campionato brasiliano: tre record in pochi giorni, e due conquistati col debutto in Libertadores.

Con la rete all’Universidad de Concepcion, infatti, Paulinho è diventato il più giovane marcatore del Vascão nella Copa e il primo millenial a segnare una rete nel torneo. Pokerissimo di record per un talento dotato di grande velocità e tecnica da campioncino in erba, che sogna di ripercorrere le orme di quel Philippe Coutinho che esplose nel Vasco e ora (dopo aver giocato per Inter, Espanyol e Liverpool) veste la maglia del Barcellona: e proprio i blaugrana potrebbero rappresentare il futuro di Paulinho, già seguito da un Barcellona che non si è spaventato per la presenza di una clausola rescissoria di 30mln. D’altronde, se Vinicius venne pagato 45mln a 16 anni, una spesa di 30mln per un Paulinho che si sta imponendo anche tra i ”grandi” dopo aver spaccato il mondo negli U17 (vittoria del Sub-17 2017 e terzo posto al Mondiale U17) potrebbe essere un rischio ”percorribile” per i blaugrana, che vogliono mettere le mani su uno dei talenti del futuro. A Paulinho, però, consigliamo di restare almeno un altro anno in Brasile: 12 mesi (ma anche 24, vista l’età) da titolare tra Brasileirao e Libertadores possono essere più utili di un periodo in una squadra B spagnola o nelle riserve di quel PSG che segue a sua volta il classe 2000.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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