Così diversi, così dannatamente determinanti, così uguali. O forse no, chissà, forse in comune hanno solo quel numero 21 (che per il primo rappresenta una scelta fissa nelle fila dell’Albiceleste e per il secondo solo l’occasionale camiseta da vestire nella sua squadra di club), la straordinaria efficacia mostrata nel Sudamericano Sub-20 e l’attuale difficoltà nell’emergere nelle società d’appartenenza: è troppo presto per dare un giudizio definitivo sui due protagonisti della nostra storia sudamericana settimanale (si sa, il Sub-20 è spesso ingannevole, vedi alla voce-Iturbe), ma una cosa è certa, entrambi sembrano destinati ad avere un grande futuro.

Stiamo parlando di Marcelo Torres e Rodrigo Amaral, stelline rampanti della peggior Argentina U20 degli ultimi anni (la piccola Seleccion ha acciuffato in extremis il 4° posto valido per il Mondiale di categoria, battendo il Brasile) e dell’Uruguay che ha sconfitto tutto e tutti, dominando l’ennesimo torneo grazie alla generazione d’oro guidata in mezzo al campo dal futuro juventino Bentancur, in difesa dal futuro barcellonista Santiago Bueno e dal rampante Rogel, e sulla trequarti da Amaral stesso (capitano e n°10) e da quel De La Cruz che è il fratello minore dell’ex River Carlos Sanchez. E non dimentichiamoci di Schiappacasse e Ardaiz, altri talenti di una squadra che è stata più forte di ognuna delle altre partecipanti, dall’Ecuador guidato da Cabezas, al Venezuela di Yangel Herrera (neoacquisto del City, che l’ha girato alla consorella newyorkese), all’Argentina di Torres, Barco e Lautaro Martinez (coloro che hanno prestato le maglie all’Atlético Tucumán), al Brasile del sopravvalutato Lyanco (vicino all’Atletico) e del ricercatissimo Vizeu. Ma torniamo a noi, e al nostro focus su Marcelo Torres e Rodrigo Amaral, due talenti che meritano di essere presentati al meglio.

MARCELO TORRES: DALL’UNDER-20 DEL BOCA CON FURORE, SOGNANDO DI IMITARE TEVEZ- E pensare che fino all’inizio di questo Sudamericano Sub-20, era sconosciuto alla maggior parte degli addetti ai lavori, per uno degli inspiegabili ”bug” del mondo calcistico, che non ha ancora visto il Chelo Torres giocare un solo minuto con la camiseta degli xeneizes. Eppure, sin dal suo esordio nella giovane Albiceleste, il giovane Marcelo (classe ’98) ha subito mostrato doti da campione in erba e da attaccante di razza, di quelli che hanno il senso del gol nel sangue e nella mente: doti che erano già state apprezzate nelle giovanili del Victoriano Arenas, il club che l’aveva cresciuto, e confermate nelle inferiores del Boca, che l’hanno visto segnare una favolosa doppietta nel Superclasico delle riserve contro il River Plate, proprio mentre Carlitos Tevez illuminava il ”vero” Superclasico con due gol e giocate da campione. Già, Tevez, colui che è un modello da seguire e l’idolo da imitare per Torres, ma anche il suo più grande rimpianto, perchè ”non ho mai parlato con Tevez, non ne ho avuto l’occasione, e ora non potrò più farlo” (Carlitos è approdato in Cina, allo Shenhua, a fare la vita da nababbo ndr). E in effetti, si può dire che Torres sia una possibile copia del giovane Tevez, che faceva della velocità e delle doti da attaccante il suo pane: velocità che è una delle migliori caratteristiche del Chelo, bravo ad anticipare i movimenti dei difensori e sfruttare il gioco in profondità. C’è anche quest’abilità all’interno delle 5 reti (in 7 gare) che l’hanno consacrato capocannoniere del Sub-20, reti segnate ad Uruguay (doppietta), Bolivia (doppietta) e Colombia (suo unico gol nell’Hexagonal finale) e in ogni modo: con movimenti in profondità, col tap-in, di testa o col tiro preciso dai pressi del limite. Una consacrazione per il n°21 della Seleccion Under-20, che ora sogna il grande salto nei grandi: perchè, per un Tevez che parte lasciando il Chelo con l’amaro in bocca per non aver conosciuto il suo idolo, c’è un’occasione che ariva. Al momento, infatti, il Boca non ha preso un sostituto di Carlitos, e in molti sono pronti a scommettere che questo immobilismo offensivo sia dovuto proprio all’esplosione di Torres, che doveva essere aggregato alla prima squadra già nel ritiro pre-campionato e non teme i cambiamenti e/o le promozioni, perchè ‘‘Il calcio è uguale ovunque, sia che tu vesta la maglia del Victoriano Arenas, che quella del Boca Juniors” (che l’ha blindato, contratto fino al 2020): e chissà se Marcelo Torres riuscirà a confermare le sue doti tra i grandi, ed esplodere subito come aveva fatto quel Tevez che lui adora e ricorda nel fisico da scattista (1,80m per 70kg) e in quei movimenti rapidi (ma assolutamente concreti e privi di numeri circensi) da ragazzo cresciuto a pane e potrero.

RODRIGO AMARAL: GOL E ASSIST PER CONVINCERE IL NACIONAL, E FAR ROSICARE IL LIVERPOOL (E QUELLA MALEDETTA BILANCIA…)- E, parlando di numeri miseri col club, il destino di Rodrigo Amaral è comune a quello del Chelo argentino: sono infatti 21 le presenze del Diez della Celeste Sub-20 nelle fila dei Bolsos (ha debuttato nel 2015), con una sola rete e poco più di mille minuti complessivi, numeri ”alla Gabigol”. Ma il dato davvero preoccupante è quello riguardante il campionato 2016, nel quale Amaral ha effettuato un solo subentro per 18 miseri minuti: insomma, l’osservatore esterno potrebbe pensare di trovarsi di fronte a un bidone che non riesce ad emergere nel suo club, ma non c’è niente di più sbagliato, perchè Rodrigo è senza dubbio uno dei talenti più cristallini del calcio uruguagio. E pensare che, 5 anni fa circa, poteva vestire la maglia del Liverpool, che chiamò per un provino di 10 giorni lui, Gaston Pereiro (ora al PSV, dove incanta a suon di gol e assist) e altri due talenti delle inferiores del Nacional: provino che non andò a buon fine, con Amaral che venne scartato perchè ”troppo cicciotello per sfondare” (parole dei Reds). E ora il Liverpool si mangia le mani ad osservare le magie di questo talento che ha illuminato il Sub-20 dell’Uruguay a suon di gol, assist, giocate di estrema concretezza e doti da leader, com’è giusto che sia per chi veste la fascia di capitano della squadra favorita per vincere: Rodrigo Amaral, che ora è cercato da tutte le big europee (valutazione 15mln), ha trovato la sua collocazione ideale nel 4-3-2-1 di Coito, dove parte dal centrosinistra e si scambia costantemente la posizione con l’attaccante centrale, da buona seconda punta di qualità ed inserimento. E i numeri lo premiano: l’unico gol (con 5 assist) del Sub-20 2015 (Uruguay terzo) e le quattro presenze senza reti del Mondiale U20 si sono trasformate in un concentrato di efficacia, che ha visto Amaral segnare 5 reti in 9 gare e iscriversi al registro dei co-capocannonieri (che include anche Torres, Lautaro Martinez e Cabezas), partecipando a ogni azione offensiva della squadra vincitrice e mostrando la crescita di chi conosce già il torneo e, a 19 anni e con 47 presenze nella Sub-20, può ritenersi un veterano. Un ”veterano” che ora deve solo compiere il passo finale, e sfondare nel Nacional o in Europa: un obiettivo che sembra decisamente raggiungibile per la Joya uruguaiana, in virtù delle sue doti, ma per emergere Rodrigo Amaral dovrà battere il suo peggior nemico. Un nemico che non abita sul terreno di gioco, ma che è identificabile nella bilancia e nell’eccessiva facilità con cui il giovane attaccante prende peso: potere di un ”metabolismo lento, che mi porta ad ingrassare facilmente e mi condanna a stare perennemente a dieta”. E infatti il fisico di Amaral, 1,76m per 86kg che però rasentano la pura velocità, ricorda molto nella facilità ad ingrassare e nella tecnica sopraffina quello del magico Sodinha: e se a questo aggiungete il fatto che Fonseca ha rivelato come abbia dovuto letteralmente ”combattere” col suo assistito per fargli abolire gli hamburger del McDonald’s, la sua passione più recondita, ottenendo in cambio la definitiva esplosione sul campo, capite come le possibilità di sfondare ed evitare il fracaso passino esclusivamente per la testa del giovane Rodrigo.

Un talento che, al pari del Chelo Torres, ha in mano il suo destino: riusciranno i due protagonisti del Sudamericano Sub-20 2017 a sfondare nel calcio che conta? Lo scopriremo presto e chissà, forse tra quattro anni troveremo entrambi a dettar legge in Europa e nelle rispettive nazionali maggiori…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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