Copa Libertadores

Non chiamateli squadra-simpatia, non chiamateli parvenù o ”intrusi” alla cena di gala. Se c’è una squadra la cui storia viene spesso sottovalutata, questa è proprio il Banfield, che a scapito di una bacheca molto scarna alla voce ”successi” (il Taladro si ferma alla vittoria nell’Apertura 2009: in rosa c’erano James, il Tanque Silva, Erviti, Facundo Ferreyra e il portiere-rigorista Lucchetti) ha ospitato tantissimi campioni e attraversato ere diverse del futbol sudamericano: il club della zona metropolitana di Buenos Aires, esponente di una città di 223mila abitanti che è molto vicina a quella Lomas de Zamora che ha dato vita ad Ariel Holan, è stato infatti fondato nel lontanissimo 1896 ed è uno dei primi club della Superliga Argentina.

Si può dire dunque che il Banfield abbia attraversato tre secoli (XIX, XX e XXI, quello che stiamo vivendo), ma non si può dire che sia stato costante nella sua storia: dopo due secondi posti tra gli anni Venti e Trenta, il Taladro aveva avuto un calo (attraversato però da una striscia di 50 match senza sconfitte tra il 1949 e il 1950), perdendo per svariati anni la massima serie e risalendo pian piano fino a dar vita a un’autentica età dell’oro negli Anni Duemila: delle 49 stagioni vissute in Primera Division dal club biancoverde, le migliori sono arrivate dal 2004 in poi, e coincidono col debutto nelle coppe internazionali. Prima Copa Sudamericana nel 2004, prima Copa Libertadores nel 2005 (da vice-campioni del Clausura) con tanto di approdo ai quarti di finale e poi altre 7 partecipazioni (in tutto sono 5 Sudamericana e 4 Libertadores), tra le quali contiamo (alla sudamericana) anche quella tuttora in corso, che è stata di fatto la chiusura di un cerchio per un club che ha avuto in rosa Javier Zanetti e James Rodriguez, ma anche Gabriel Paletta e Mauro German Camoranesi: nel 2012 infatti il Banfield retrocedeva in Primera B, iniziando un biennio nero chiuso solo con la promozione arrivata nel 2014. Da lì è partito il nuovo ciclo del Taladro, passato per il lancio di qualche giovane (Emanuel Cecchini) e per tanta esperienza, che hanno portato prima alla qualificazione alla Copa Sudamericana 2016 e poi a quella campagna in Copa Libertadores che vedrà i biancoverdi sfidare stanotte il Nacional Montevideo per la qualificazione alla fase a gironi e per la realizzazione del sogno di una squadra che, carta d’identità alla mano, sembrerebbe aver già dato tutto.

Il Banfield, che in campionato staziona in 18a posizione con soli 19 punti (ma è al sicurissimo per i promedios), è infatti pieno di simpatici ”vecchietti” che hanno in realtà ancora tanto da dare, e stanno lottando per conquistarsi il loro posto al sole. C’è tanta esperienza nella rosa del Taladro, che ha giocatori over-30 di tutte le categorie e qualità. Nell’ordine abbiamo Renato Civelli (classe ’83, ex Lille e Nizza) alla guida della difesa, Enzo Kalinski (’87, ex San Lorenzo) a dipingere calcio in mezzo al campo e una trequarti dall’altissima età media che però ha fantasia e inserimenti perfetti per il 4-2-3-1 disegnato dall’ex tecnico del Boca Jrs Julio Falcioni, l’artefice di questa nuova rinascita del Taladro: il leader tecnico è Jesus Datolo (’84), che ricordiamo con la maglia del Napoli e agisce da consumato numero 10, mentre la corsa arriva da Nico Bertolo (ex di Palermo e River Plate, rinato a 32 anni) e dall’ex Genoa (presenza sporadica) Mauricio Sperduti, oppure da quel Pablo Mouche (’87, ex Boca e Palmeiras) che spesso fa da supporto alla punta partendo dall’ala. E poi c’è lui, il vero leader del Banfield, l’uomo che ha girato il mondo per poi ripartire dal club che l’ha lanciato: Darío Cvitanich aveva esordito proprio nel Taladro, vestendo la maglia biancoverde fino al 2008 e spiccando poi il volo verso una carriera che l’ha visto giocare per Ajax, Pachuca, Nizza e Miami FC. Ora, a 34 anni, Darío ha segnato 18 gol in 29 presenze ed è tornato ad essere il trascinatore del club: una sua rete ha dato al Banfield la speranza di centrare la qualificazione nella sfida di ritorno contro il Nacional, una rete segnata in mischia e al 92′ per sancire un 2-2 che ha fatto esplodere il tifo biancoverde.

Esatto, perchè oltre all’esperienza il Banfield ha tra i suoi punti di forza la capacità di non mollare mai (oltre a un ottimo portiere, il 21enne ecuadoriano Arboleda) e saper ribaltare le sfide in zona-Cesarini: se infatti la rete di Cvitanich ha dato al club la possibilità di giocarsi la qualificazione ai gironi nella sfida di ritorno (stanotte all’1.45), nella gara precedente invece un altro gol segnato oltre il 90′ era valso l’accesso agli stessi playoff. Sperduti subentra a gara in corso ed è decisivo per il 2-2 al 94′ (contro l’Independiente del Valle) che è valso la qualificazione allo stesso turno decisivo per la fase ai gironi: due volte la zona-Cesarini, due volte l’emozione all’ultimo che rende il calcio un gioco speciale e amato da tutti. E chissà quale sarà l’esito del match di stanotte, che potrebbe regalare al Banfield quel sogno cullato dai suoi scatenati ”vecchietti”: il Taladro punta ad approdare ai gironi per ripetere l’ottima campagna attuata nel 2017 dall’Atlético Tucumán, ma soprattutto per rinverdire i fasti di un club che ha visto nascere la stella di James Rodriguez, e ha tanta voglia di tornare grande.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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