Sergio Cordova
Sergio Cordova

Sergio Cordova esulta chiedendo la pace per il suo paese, dilaniato dalla repressione di Maduro

Sliding doors, occasioni che capitano una volta nella vita e possono cambiartela per sempre. È quanto sta capitando a Sergio Cordova, diventato nel giro di pochi giorni (11, per la precisione) l’assoluto trascinatore del Venezuela ai Mondiali Under-20, e uno dei potenziali pezzi più ricercati del mercato riguardante i giovani talenti.

È una storia di duro lavoro e momenti bui, quella dell’attaccante esterno della baby-Vinotinto, guidata in panchina da quel Dudamel che è anche il ct della nazionale maggiore, e sta facendo un lavoro strepitoso con la sua nuova generazione d’oro: esatto, perchè il Venezuela non va spesso al Mondiale U20, ed aveva partecipato a questa particolare manifestazione solo nel 2009, uscendo agli ottavi. Era la generazione di Rondon, Romo e Yonathan Del Valle (ma anche di Orozco dello Zulia), promessa persa nei meandri del calcio europeo, una squadra promettente che non ottenne nessun trofeo, e ora il Venezuela ci riprova con una nuova generazione d’oro: l’attuale baby-Vinotinto, infatti, presenta al Mondiale una squadra nella quale Yangel Herrera (già del City, ora gioca nel NY City in prestito) è il leader carismatico, e Cordova stesso guida un quartetto offensivo da paura, completato da Peñaranda (proprio lui, l’ex Udinese e Granada: 4 assist) sulla sinistra, da Soteldo (3 gol al Sub-20) sulla trequarti e da Pena come riferimento avanzato.

È una squadra che fa dell’ordine tattico e dell’impenetrabilità difensiva (zero gol subiti) la sua forza, quella venezuelana, salvo poi ripartire in maniera rapida e letale: lo dimostra il 2-0 alla Germania nell’esordio iridato, lo confermano il 7-0 ai poveri malcapitati di Vanuatu (con tanto di rigore tirato dal portiere Fariñez), l’1-0 al Messico e l’1-0 negli ottavi al Giappone. La Vinotinto, infatti, si è qualificata a punteggio pieno, eliminando poi i Samurai e passando ai quarti, dove troverà una tra Stati Uniti (che hanno in porta Klinsmann jr.) e Nuova Zelanda: ma torniamo a noi, e a quel Sergio Cordova che, come dicevamo in precedenza, aveva vissuto svariati momenti difficili.

Il primo tra tutti capita nel luglio 2016: Sergio si rompe il 5° metatarso del piede sinistro, viene operato immediatamente, ma il dolore non passa e si rende necessario un altro intervento: l’attaccante classe ’97 soffre tremendamente, ma piano piano riparte e a fine anno è tirato a lucido. ”Quello stop mi ha aiutato a comprendere meglio il calcio, ho scoperto tante cose riguardo a me stesso e sono diventato un giocatore migliore: prima pensavo solo a prendere palla e correre verso la porta, ora invece mi piace pensare alla tattica, giocare coi compagni e ascoltare le direttive del mister. Sono maturato’‘. Cordova ricorda così i mesi di stop, durante i quali tra l’altro ha finito pian piano col perdere la fiducia del suo club, quel Caracas che l’aveva fatto esordire nel 2015 per rispettare le normative federali: la Federcalcio venezuelana, infatti, in vista del Sub-20 2017 (e in vista di ogni Sub-20, forse dovremmo prendere spunto), impone ai club di schierare tra i titolari un giocatore del ’97, del ’98 o del ’99, e di averne uno in panchina.

Nel 2015 e nel 2016 Cordova giocava titolare con discreti risultati, ma nell’ultima stagione ha perso il posto a favore di Pena, arrivato in prestito dal Las Palmas, giocando solo 186′ (8′ in Copa Sudamericana) e venendo tra l’altro adattato a punta centrale: ne va da sè che la sua condizione prima del Mondiale Under-20 sudcoreano fosse tutt’altro che ottimale, e i dubbi iniziale sull’impiego della Pantera da parte di Dudamel fossero abbastanza elevati in Venezuela. E invece, ecco la classica epifania che potrebbe cambiare per sempre la carriera calcistica di Sergio Cordova, esploso grazie alle fantastiche folate offensive della Vinotinto: il 20enne, infatti, è al momento il capocannoniere del Mondiale U20 con 4 reti, realizzate sempre con uno spartito ben preciso. Sergio s’inserisce dalla destra, andando ad agire quasi da punta e fulminando la difesa avversaria: è successo con la Germania (2-0), con Vanuatu (doppietta) e col Messico, gara nella quale Cordova ha segnato una bellissima rete che vi riproponiamo qui sotto.

https://www.youtube.com/watch?v=5_U8yz2OuE4

Insomma, la storia di Cordova è l’ennesimo esempio del ”mai mülà”, perchè nel calcio (e nella vita) le occasioni di riscatto e di miglioramento sono dietro l’angolo: e questo Sergio ”la Pantera” lo sa benissimo, dato che la sua carriera sembra essere alla svolta definitiva. Il suo contratto col Caracas, che ha presto smesso di credere nella sua ala tutto pepe e inserimenti, scade proprio quest’oggi, e le ottime prestazioni nel Mondiale possono spalancargli le porte dell’Europa: gli osservatori di vari club hanno messo sul loro taccuino il nome della stellina della Vinotinto, che dall’11 giugno (data della finale) in poi inizierà a progettare il suo futuro, e nel frattempo dimostra di avere anche grandi doti morali.

Al termine del match che ha sancito la qualificazione del Venezuela con 9 punti nel girone, infatti, Sergio Cordova ha esultato insieme ai compagni con le mani giunte a formare il segno della pace, lanciando l’ennesimo messaggio ”calcistico” nei confronti di una nazione dilaniata dalla repressione del presidente/dittatore Maduro: un gesto che difficilmente cambierà le cose, ma è sintomatico della voglia di un Paese, il Venezuela, di mettere fine a queste reiterate violenze. Lo dimostrano il minuto di silenzio di Lara-Anzoategui e i 20 secondi di stop concordati tra lo Zulia di Arango e il Nacional Montevideo in Libertadores, e lo conferma Sergio Cordova: il Venezuela vuole ripartire dalla pace, ma intanto si gode un gioiellino che potrebbe fare tanta strada, qualora dovesse continuare a segnare con questa regolarità…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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