Ascacibar

20 anni e la maturità di un veterano, quella che ti fa spiccare sui compagni più anziani di te e non ti fa temere un autentico salto nel buio: lasciare casa, gli amici e il club che ti ha cresciuto per un torneo tutto nuovo, storicamente anti-argentino e poco avvezzo al calcio sudamericano (sono 43 gli argentini in tutta la storia della Bundesliga, Ascacibar sarà il 44°).

Santiago Ascacibar è il chico coraggioso di cui parliamo, quello che ha scelto di mollare il ”suo” Estudiantes per la Bundesliga e per l’industriale Stoccarda, club molto vicino al maxigruppo Mercedes-Benz (che dà il nome allo stadio) e alla Porsche: che Ascacibar non fosse un giocatore come tutti gli altri, lo si poteva capire già in tenera età, e dagli esordi nel futbol sudamericano. Santiago Ascacibar, ribattezzato El Ruso per il suo colore di capelli (una sorta di pel di carota sbiadito) non tipicamente sudamericano, nasce il 25 febbraio 1997 e sin da piccolo ha il calcio nel sangue: dopo qualche esperienza nelle classiche squadre che formano i giovani talenti, ecco che a 9 anni il giovane Santiago effettua un provino con l’Estudiantes, la squadra che diventerà ”la sua famiglia” (parole sue). Il chico nato a La Plata ha il futbol del sangue, e l’allenatore dei piccoli pincharratas se ne accorge sin da quel fatidico giorno: è proprio Omar Rulli (padre di Geronimo, futuro portiere di Estudiantes e Real Sociedad) a convincere la dirigenza del club a puntare su questo ragazzetto che a 9 anni ha già la grinta e la tenacia dei grandi campioni. Di Ascacibar, Omar Rulli dirà che già da bambino era un fanatico dell’allenamento, ossessionato sin da piccolo nel migliorare la sua tecnica e svolgere gli allenamenti giornalieri”: caratteristiche che manterrà anche nel suo sviluppo successivo, insieme al ruolo in campo.

Già da bambino El Ruso si piazza nella posizione di volante, il centrocampista che deve sia impostare che difendere ed è fondamentale nelle tattiche argentine e sudamericane, ruolo che svolge tuttora: anno dopo anno nelle filiales, il giovane Ascacibar scala tutte le gerarchie delle giovanili, arrivando fino a quella squadra riserve che è l’anticamera dell’esordio tra i grandi. Corsa, abilità difensive fuori dal comune e grinta alla Gattuso sono le armi migliori di Santiago, armi che emergono in grande stile nella Frenz International Cup, torneo internazionale che si disputa tra Malesia e Indonesia e vede il giovane Estudiantes cadere solo in finale contro l’Internacional: Santiago, che nel frattempo (da buon membro degli Estudiantes, club nato dagli studiosi di medicina di La Plata che, per i loro esperimenti sui topi, venivano chiamati pincharratas, ”ammazzaratti”) aveva intrapreso gli studi di antropologia all’Università, viene nominato miglior giocatore del torneo, e il tecnico del pincha Nelson Vivas viene conquistato da questo giovanissimo con la testa da ”vecchio”, che resta lontano dai riflettori e pensa solo ad allenarsi e giocare.

Nasce da qui, e da quell’innamoramento, la tappa più bella della carriera di Santiago Ascacibar, che fa il suo esordio ufficiale con la maglia rojiblanca l’8 febbraio del 2016 contro il Lanus, e si conquista con grande rapidità la maglia da titolare: in tutto, sono 50 le presenze del Ruso in un anno e mezzo, senza neanche segnare un gol. Perchè segnare non è il compito del volante argentino, che è riuscito in 18 mesi a trasformarsi, da giovane delle filiales che era, in leader del centrocampo e degno erede di Veron e Braña, due guru della mediana del club argentino, che però non rappresentano il modello di un ragazzo con le idee chiarissime: ”non ho nessun modello o giocatore che voglio imitare, ma tanti ”esempi”: mi piace lo stile di gioco di Mascherano, ma voglio seguire le orme di Veron e Braña”. Giocatori dal carisma fuori dal comune, com’è fuori dal comune la garra del Ruso, capace di imporsi e farsi notare sia nell’Olimpica argentina (3 presenze a Rio 2016, da giocatore tremendamente sottoetà in un torneo U23), sia nella Nazionale U20, della quale è diventato subito il capitano: nella piccola Albiceleste Ascacibar ha giocato 11 gare, segnando una rete e guidando i suoi compagni sia nel Sudamericano Sub-20 che nel recente Mondiale.

Insomma, un giocatore difficile da rimpiazzare per l’Estudiantes, che perde un autentico crack e un giocatore legatissimo all’ambiente: perchè per Ascacibar il pincha, salutato nella commozione generale dopo la sfida contro il Nacional Potosì nella Copa Sudamericana (3 agosto), è stato una seconda famiglia, un luogo in cui sentirsi a casa e sentirsi libero di crescere e commettere errori. Un rapporto strettissimo, al punto da invitare a casa propria due compagni delle inferiores che non avevano le disponibilità economiche per vivere nel collegio del club (che si sono uniti ai quattro fratelli di Santiago e alla famiglia Ascacibar), ma anche un rapporto che si è interrotto nei giorni scorsi: Santiago Ascacibar ha lasciato infatti il pincha, ma non è approdato in Russia come tutti pensavano. Il paese ex sovietico sembrava l’approdo ideale per un ragazzo che ha come apodo El Ruso, ma lo Zenit ha cambiato le carte in tavola abbassando l’offerta da 10 a 7.5mln e facendo saltare tutto: e così, dopo qualche giorno di stallo, ecco lo Stoccarda e l’offerta decisiva da 8.5mln che ha portato all’approdo in Bundesliga del giovane antropologo Ascacibar.

Il mediano argentino ha firmato un contratto fino al 2022 e preso la camiseta numero 6, ed è pronto a una difficile sfida: pochi argentini sono riusciti ad imporsi nella Bundesliga, e inoltre Santiago Ascacibar giocherà in una neopromossa con tanta voglia di tornare grande. Riuscirà El Ruso a farsi notare anche nel torneo tedesco? Siamo pronti a scommettere sulla sua nuova esplosione, e su un impiego crescente nel club biancorosso: perchè la tenacia non manca ad Ascacibar, e i giocatori che mischiano ordine, attenzione e grande carattere vanno a nozze col gioco della Bundes

a cura di Marco Corradi (@corradone91)

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU: AGENTI ANONIMI