Storie sudamericane: Sandefjord, un’oasi uruguaya in Norvegia (ma senza Forlan)

Sandefjord
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Può una città norvegese diventare un’oasi uruguaiana in piena Eliteserien (la Serie A locale)? Apparentemente sembrerebbe impossibile, e invece l’impossibile è divenuto realtà a Sandefjord, cittadina del sud del paese dei fiordi (14a per abitanti, circa 45mila), nota più per il suo status di località portuale (e come località che vive della caccia alle balene) che per le velleità calcistiche del suo club, il Sandefjord Fotboll.

I Guttane (in norvegese, ”ragazzi”), espressione della cittadina situata sulle coste dello Skagerrak (canale tra Norvegia, Danimarca e Svezia), non hanno infatti una grande tradizione calcistica, anche perchè il Sandefjord nasce calcisticamente solo nel 1998 ed è una società giovanissima: a giudicare dai risultati, non si direbbe, dato che nei suoi 19 anni di storia il SF ha vissuto per ben sei volte l’Eliteserien, disputata per la prima volta nel 2006. Allora il club riuscì a salvarsi, centrando anche la finale di coppa nazionale (persa) e retrocedendo nel 2007, dando vita alla prima delle sue rapide risalite dall’OBOS-Ligaen (la nostra Serie B): un anno e via, prima di tornare nell’allora Tippeligaen nel 2009 e riassaggiare la retrocessione a fine 2010. I Guttane sono tornati in Eliteserien nel 2015, ricadendo subito in cadetteria e venendo nuovamente promossi (da secondi dell’OBOS-Ligaen) a fine 2016, ma non è questo il motivo per cui stiamo parlando di questa piccola società all’interno della rubrica ”Storie sudamericane”.

Il Sandefjord ha approcciato al meglio il ritorno nel massimo campionato (al momento in cui scriviamo, è 8° con 24 punti in 18 match), e così la dirigenza del SF e il tecnico Lars Bohinen, che siede sulla panchina dei norvegesi dal 2014, hanno deciso di ampliare i loro orizzonti e attuare una campagna acquisti che non si vede di recente in Norvegia, andando a pescare in Sudamerica e più precisamente in Uruguay, e riverdendo i fasti di quel Guastavino che giocò con Lyn Oslo e Brann (tra 2009 e 2011). Una campagna acquisti che è stata vissuta sulla base di due acquisti e un grande sogno: sono arrivati a Sandefjord Carlos Großmuller e Facundo Rodriguez, giocatori che mixano esperienza e talento sottoporta. Il primo, centrocampista di 34 anni (proveniente dal Danubio) dotato di grande garra e tecnica rivedibile, è noto al pubblico italiano per la sua esperienza col Lecce, il secondo invece arriva dal Peñarol ed è un attaccante classe ’95: nell’ultima stagione Rodriguez era stato prestato dai manya al Boston River, con 8 reti in 20 presenze (nel 2015-16, invece, 4 gol in 18 match nelle fila del Sud America).

Entrambi hanno esordito nell’ultimo match di campionato, con Großmuller che ha servito un assist proprio a Rodriguez, in rete all’esordio, mentre il grande sogno dei tifosi dei Guttane non vestirà la maglia rossoblù dei norvegesi e non calcherà i campi della Komplett Arena (6582 posti): un sogno chiamato Diego Forlan, che trattava ormai da un mese col club dell’Eliteserien e sembrava ad un passo dalla firma, per la nuova avventura ”esotica” dopo le esperienze in Brasile (Internacional, 34 presenze e 10 gol), Giappone (Cerezo Osaka, 42 presenze e 17 reti) e India (Mumbai, 11 presenze e 5 gol), inframmezzate dal ritorno al Peñarol (31 presenze e 8 reti). L’esperto attaccante uruguagio, 38 anni e tanta voglia di rimettersi in gioco, era stato consigliato al club da Almeyda (colui che ha consigliato i due acquisti uruguagi e consigliò Guastavino al Lyn) e aveva trovato l’accordo per un contratto annuale da 120mila euro, ma il suo arrivo è stato bloccato nei giorni scorsi da Bohinen: troppi i dubbi sulle condizioni fisiche dell’attaccante ex Inter, svincolato da novembre e in chiaro declino prestazionale.

E così, il Sandefjord resterà con due uruguaiani, ma questo basta per renderlo un’isola uruguaya nel bel mezzo di un torneo fisico e ricco di talenti U21 come l’Eliteserien: Großmuller e Rodriguez, infatti, saranno gli unici sudamericani nell’intero campionato, e chissà che le loro prestazioni da qui a fine torneo (l’inizio è stato di livello) non finiscano col trasformare i Guttane in un futuro approdo per tanti talenti d’Oltreoceano…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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About Marco Corradi

25 anni, una laurea specialistica diventata realtà ed il calcio come una malattia dalla quale non voglio assolutamente guarire, e l'argomento su cui basare una carriera futura (e la mia tesi): attualmente collaboro anche con Azzurri di Gloria.Il mio motto? ''Everything that kills me, makes me feel alive''
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