Rosario Central

Nobile decaduta, in questo caso, risulta anche essere un concetto riduttivo. La Primera Division ci sta mostrando un Boca Juniors inesorabile, che vince contro chiunque e subisce pochissimi gol (due in 8 gare), ma anche una delle crisi più assurde degli ultimi anni: stiamo parlando del tracollo del Rosario Central, una delle big d’Argentina che è passata dalle grandi cose del 2015 e dal 3° posto in campionato con Marco Ruben e gli altri talenti in tenuta gialloblù, a un tristissimo penultimo/ultimo posto nella tabla della Primera Division 2017-18.

È una crisi apparentemente inspiegabile, quella del Rosario Central, che però ha radici lontane e (principalmente) legate a un discorso economico: il Rosario Central, nonostante il blasone (che va al di là dei soli 4 titoli nazionali, l’ultimo nel 1986-87), è una delle squadre più colpite dai problemi finanziari che stanno attanagliando il calcio sudamericano e argentino in particolare, e di fatto subisce dei continui smantellamenti con ricostruzione. Negli anni scorsi erano stati ceduti talenti come Lo Celso (PSG), Cervi (Benfica) e Walter Montoya (Siviglia), un leader dello spogliatoio come Donatti (Flamengo) e un Marcelo Larrondo rinato con le canallas (River), nell’estate 2017 invece ecco gli addii dolorosi di Pinola (River) e Musto (Tijuana, da papà Coudet): riassunto in parole povere, tanto talento in meno e la cessione del pilastro difensivo e del pilastro della mediana a pochi mesi dal via della nuova stagione (addii ai quali si sono aggiunti quelli di altri uomini-spogliatoio, Villagra su tutti), il tutto in nome del Dio denaro e dell’autofinanziamento di una nuova campagna acquisti.

Ma neppure queste continue cessioni e ripartenze, tipiche del calcio argentino e sudamericano in generale, possono spiegare la crisi del Rosario Central, che nella sua rosa ha comunque giocatori di qualità. Una vecchia volpe come Marco Ruben (che fu decisivo nel 2015), una punta efficace anche nella Libertadores come El Bati Zampedri, un difensore esperto come Tobio, una freccia come Federico Carrizo e l’esperto (e leader) Colman, per tanti anni in Europa col Trabzonspor, per cominciare: e poi, talenti come Romero (ex Nacional) e Alfonso Parot, che tanto bene aveva fatto nell’Universidad Catolica. Insomma, le basi ci sarebbero anche, ma i risultati no, e questo 2017-18 rappresenta senza dubbio uno dei punti più bassi della storia recente del Rosario Central: niente vittoria in Primera Division da 13 gare e dal maggio 2017, con uno score di quattro pareggi e altrettante sconfitte nelle sfide disputate sin qui nel campionato 2017-18. Le canallas si trovano a quattro punti e al 26° posto a pari merito con Arsenal Sarandì (avanti per la differenza reti) e Temperley (dietro per la differenza reti), ma per il sistema di retrocessioni argentino non rischiano il tracollo nella Primera B: il motivo è presto detto, dato che il turnover nella Primera Division (ora Superliga Argentina) viene stabilito attraverso i promedios, ovvero la media punti negli ultimi 5 campionati, e prima dell’inizio del torneo il Rosario Central aveva un promedio di 1.52, ben più alto di quello delle vere candidate a retrocedere.

Merito di quel favoloso 2015, ma anche e soprattutto del ciclo avviato da Eduardo Coudet, poi ”giubilato” a fine 2016 dopo i primi scricchiolii: i motivi della crisi attuale sono molteplici, ma tra questi c’è proprio l’assenza di una guida tecnica con le idee chiare, capace di far rendere al meglio una squadra destinata a continui restyling e senza un vero e proprio leader al di fuori di Colman. E poi, oltre alle questioni economiche, veniamo anche al calo del talento nella rosa: il vecchio Rosario del 2015 aveva giocatori in grado di decidere le sfide con una giocata, quello attuale vive invece sulle percussioni di Colman, sui movimenti da punta di Zampedri e su un Marco Ruben non più giovanissimo (una sola rete), che ultimamente era anche scivolato in panchina col passaggio al 4-4-1-1 attuato da Paolo Montero. Esatto, l’ex juventino, arrivato ad allenare le canallas dall’inizio del 2017, e partito anche bene: lo si intuisce dal suo score complessivo, con 12 vittorie, 10 pari e 7 sconfitte in 29 match che non sembrano neppure indicare una crisi reale, se non si guardano le ultime sfide. Poi, però, subentra la dura realtà: 13 gare senza vittoria (arrivata solo in Copa Argentina, il club si è fermato in semifinale), 4 punti in 8 gare e uno score drammatico dal punto di vista difensivo e realizzativo. Montero, da buon ex difensore, ha proposto un 4-4-2 organizzato e un calcio speculativo, che però ha spesso acuito i problemi di una squadra che fatica troppo a costruire gioco e ha ”pause” mentali inspiegabili: i numeri della Primera parlano di 5 gol fatti e 14 subiti in 8 match, frutto di una difesa svagata (0-4 contro il Banfield, 1-3 contro San Martin e Argentinos Jrs) e non omogenea, e di un attacco a metà tra l’inconcludente e il drammatico.

Zampedri sembra essersi spento lontano dal Tucumàn (e nonostante tutto è capocannoniere dei suoi, 3 reti), Marco Ruben non è più lui e tanti altri stanno rendendo al di sotto delle attese, un dato che ha portato Montero alle dimissioni: dimissioni arrivate pochi giorni fa, dopo il ko contro il Decano nelle semifinali della Copa Argentina (ai rigori), con l’uruguagio che si è autodefinito ”l’unico responsabile della crisi” ed è diventato l’ottavo tecnico dimissionario dall’estate (gli altri sono Matosas, Aguirre, Vivas, Mendez, Sciaqua, Alvarez e De Felippe). Il Rosario Central ha subito messo Leonardo Fernandez come traghettatore, e ora dovrà cercare una nuova guida per uscire da questo dramma sportivo e dal rischio concreto di chiudere all’ultimo posto il campionato (pur senza retrocessione, sarebbe un’onta): il sogno è Eduardo Coudet, che non sta andando benissimo col Tijuana (21pti in 16 gare, 10°), ma occhio a quel Pizzi che è stato esonerato dal Cile. Basterà un cambio di tecnico per riportare le canallas dove meritano, oppure la crisi rosarina ha assunto tutti i crismi di un tracollo duraturo?

Lo scopriremo nelle prossime settimane, ma la sensazione è che lo psicodramma del Rosario Central non sia facilissimo da risolvere, anche perchè il calciomercato invernale è destinato a portar via altri giocatori dalla rosa dell’Academia rosarina.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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