Peñarol-Nacional

Nel weekend, l’Uruguay si è fermato nuovamente per il Clasico, quel Peñarol-Nacional che rappresenta una delle rivalità più accese del mondo: una rivalità nata all’inizio del ‘900, e ben rappresentata da un aneddoto che viene raccontato e tramandato da anni in Sudamerica.  La famiglia Scarone è stata una delle più importanti del calcio uruguagio, con un padre che tifava Peñarol (all’epoca ancora CURCC, era il club della ferrovia e da qui l’appellativo di carboneros) e i figli che finirono col diventare stelle dell’altro club della città di Montevideo: papà Scarone aveva tollerato che il primo figlio, Carlos, avesse mollato gli aurinegros per andare a cercar fortuna al Boca Jrs, ma non la prese bene quando Carlos gli annunciò il suo passaggio al Nacional de Montevideo. Ne nacque una forte discussione, nella quale il padre accusò il figlio di aver tradito il loro club, il Peñarol, e lo invitò a tornare in giallonero e onorare la tradizione di famiglia, sentendosi rispondere in pieno ita-spagnolo: ”A que me iba a quedar? A mangiare mierda? (Perchè mai dovrei tornare? A mangiare me**a?): d’altronde gli Scarone erano italianos, e questo battibecco non cambiò la storia, con Carlos Scarone che passò al Nacional e diventò una delle leggende del Bolso (152 gol in 227 presenze), ”convertendo” anche il fratello Hector, autore di tre parentesi nel club con 223 presenze e 153 reti, e passato anche da Barcellona (6 gol in 9 gare), Inter (7 reti in 14 match) e Palermo (13 reti in 56 gare).

Nasce da qui, e da quel battibecco, l’apodo di ”manya” (”sporcando” il verbo mangiare) per i giocatori e tifosi del Peñarol, e nasce proprio da allora una rivalità che dura tuttora: l’ultimo Clasico, disputato domenica, è finito 2-0 per i manya, che hanno battuto il Nacional grazie al rigore del Cebolla Rodriguez ed all’autorete del difensore (giocatore interessante) Rogel. Un risultato che ci ha fatto tornare in mente una delle pagine storiche del calcio uruguayo, il cosiddetto ”clasico de la fuga”: siamo nel 1949, la sfida si disputa in casa del Peñarol e non mancano le polemiche, che porteranno a un esito storico.

I manya vanno in vantaggio con Alcides Ghiggia (ammirato anche in Italia, a Roma), colui che sancirà il Maracanazo del 1950, e poi raddoppiano con Ernesto Vidal, che segna in tap-in dopo che Anibal Paz aveva parato il penalty tirato da Miguez. 2-0 a fine primo tempo e rigore netto, ma le polemiche nascono ugualmente per un fuorigioco non ravvisato dall’arbitro, il señor Bochetti, che fa infuriare Cato Tejera: ”Arbitro, orsay!”, grida utilizzando uno dei tanti termini presenti nel dialetto charrúa per citare il fuorigioco (offside diventa ”orsay”), e ne nasce una furibonda discussione che porta alla sua espulsione. Ma non finisce qui, dato che Walter Gomez mette le mani addosso al direttore di gara e tenta di farsi giustizia, venendo a sua volta cacciato dal campo: il Nacional resta in 9, e per protesta contro Bochetti decide di non rimettere più piede in campo nella ripresa.

”Se volete vincere così, fatelo da soli”: è questo il messaggio lanciato dal Bolso in un pomeriggio del 1949, un messaggio che inizialmente non viene capito. I giocatori del Peñarol aspettano, si guardano intorno aspettando l’arrivo degli avversari pensando che abbiano avuto qualche contrattempo, ma pian piano realizzano ciò che sta succedendo, e con loro lo fa l’arbitro. Vittoria a tavolino per i manya, ed ecco il punto di non ritorno per due club che si ”odiano amichevolmente”: ”Aveva piovuto tutto il pomeriggio, ma dopo l’annuncio della vittoria a tavolino per noi, spuntò il sole”, Alcides Ghiggia raccontò così quel momento storico, l’epilogo di quello che verrà ricordato sempre come El clasico de la fuga.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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