Paolo Guerrero

Novembre 2017. Paolo Guerrero sta toccando il cielo con un dito, dato che il suo Perù si è qualificato allo spareggio per i Mondiali in seguito a delle ottime qualificazioni a Russia 2018. La Blanquirroja poi approderà alla rassegna iridata battendo la Nuova Zelanda nello spareggio, ma per El Depredador quelle ore di gioia rappresenteranno anche l’inizio di un incubo. Pirandello, in ”Il fu Mattia Pascal”, parla dello ”strappo nel cielo di carta”: è un’immagine che, anni dopo l’addio alla scuola, ti resta fissa in mente, come molte altre dello scrittore/drammaturgo siciliano. Lo ”strappo nel cielo di carta” rappresenta la rottura di tutte le certezze su cui abbiamo fondato la nostra vita, la perdita di ogni sicurezza.

Paolo Guerrero, il suo ”strappo nel cielo di carta”, lo vive il 30 novembre 2017, quando meno se l’aspetta e a soli sette giorni dalla finale della Copa Sudamericana che il ”suo” Flamengo perderà contro l’Independiente. Una cinquantina di giorni prima, sfiorava col Perù la vittoria contro l’Argentina, il 30 novembre invece scopre una parola nuova: doping. La FIFA annuncia di averlo sospeso ”cautelativamente” per trenta giorni dopo una positività all’antidoping proprio in seguito al match contro l’Albiceleste: l’accusa è infamante, assunzione di cocaina, e il Depredador si trova improvvisamente ”nudo” di fronte agli attacchi dei media. Escono le ipotesi più disparate e non si sprecano gli attacchi, finchè non è il Perù stesso a svelare l’ingenuità di uno staff medico inqualificabile: prima della sfida Paolo Guerrero aveva una brutta influenza, che i dottori della Blanquirroja decidono di curare con un metodo tutto peruviano. Un tè fatto con foglie di cocaina, che nel paese non viene considerato doping, ma ovviamente contiene i metaboliti della coca ed è ”dopante” in tutto il resto del mondo: Guerrero prova a difendersi, proprio grazie all’aiuto dei medici del Perù e della prescrizione fatta quel giorno, ma c’è poco da fare. Anche se prescritto da un medico, nel mondo intero il tè alla cocaina è doping, e a livello ”giuridico” equivale all’assunzione vera e propria della droga.

La FIFA non può far passare liscia la violazione di Paolo Guerrero perchè creerebbe un precedente, e punisce l’ex attaccante di Bayern e Amburgo, l’uomo che è l’idolo di una nazione pur non avendo mai giocato un minuto in patria (andò via dall’Alianza Lima prima di esordire, trasferendosi nel Bayern II), con la squalifica di un anno a partire dal 7 dicembre 2017. La mazzata è durissima, perchè Guerrero non potrà giocare l’unico Mondiale della sua carriera: il contratto col Flamengo viene sospeso, e il club decide già in quei giorni di non rinnovare l’accordo che scadrà nell’agosto 2018, mentre il mondo intero si mobilita per aiutare il Depredador. I capitani di Francia, Danimarca e Australia, le squadre che giocheranno nei gironi mondiali contro il Perù, si mobilitano per consentire a Guerrero di giocare il Mondiale e al Perù di poter applaudire il suo idolo in Russia. E, nel più classico dei ”miracoli”, a fine aprile la FIFA annuncia la ”sospensione” della squalifica. Guerrero torna a giocare col Flamengo a maggio, poi verrà nuovamente squalificato per otto mesi non appena finirà il Mondiale, perchè nel frattempo il TAS ha ”alzato” la sospensione a 14 mesi: il Depredador vive il suo sogno Mondiale, giocando col Perù (che non andava ai Mondiali dal 1982) e segnando nella vittoria contro l’Australia, e poi torna ai box.

Nel mentre, il Flamengo lo svincola ad agosto, proprio quando riparte la squalifica, e viene ingaggiato dall’Internacional: il Colorado non si cura della squalifica, e pur sapendo di non poter schierare l’attaccante fino ad aprile 2019 lo fa allenare tranquillamente e lo inserisce nella lista del Brasileirao 2018, nella lista della Copa Libertadores 2019 e in quella del Gauchão di quest’anno. Nel frattempo, Paolo Guerrero si rimette in forma giocando qualche amichevole, finchè non torna disponibile a inizio aprile. Dopo 500 giorni di calvario e otto mesi senza calcare i campi in partite ufficiali, il Depredador può tornare a giocare: lo fa a 35 anni suonati, lo fa con la maglia dell’Internacional e contro il Caxias, nelle semifinali del Campeonato Gaucho e nel match che vale la finalissima del torneo statale contro i rivali del Gremio, che schierano in attacco quel Felipe Vizeu che strappò la maglia da titolare al peruviano nel Flamengo.

È il ritorno del sereno per Paolo Guerrero, che può tornare a ”respirare” calcio in una squadra che l’ha diligentemente aspettato per mesi, e dimostra a tutti che non si disimpara affatto a segnare. 37 minuti e arriva subito il gol, che vale l’apertura delle marcature in una sfida che finirà 2-0 per l’Internacional, ma soprattutto è un gol che sa di riscatto e rinascita. Perchè, dopo 14 mesi in cui ha ”respirato” il calcio a singhiozzo, Paolo Guerrero è più giovane dei suoi 35 anni anagrafici, e soprattutto ha tanta voglia di mostrare a tutti che può ancora fare la differenza: mercoledì riassaggerà anche la Copa Libertadores, e poi toccherà al Brasileirao col Colorado. Scommettiamo che saprà fare la differenza in ogni competizione? D’altronde, non lo chiamano Depredador per caso…

(di Marco Corradi, @corradone91)

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU: AGENTI ANONIMI.