Storie sudamericane: l’incubo del Cobresal

Cobresal
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Dal paradiso all’incubo, dal primo e storico titolo al rischio di sprofondare nei bassifondi nazionali, il tutto nel giro di due anni e dopo un crollo che avrebbe del clamoroso: il Cobresal piange, trema e prova ad evitare quello che sarebbe un clamoroso ritorno all’anonimato e forse (ma i dirigenti negano) la pietra tombale sul futuro di un club che aveva sognato nel 2015 e ora si ritrova a rischiare il tracollo nella Segunda Division Profesional (la nostra Lega Pro, ma totalmente dilettantistica) cilena a soli 12 mesi dalla caduta nella Primera B.

La vita non è mai stata facile coi mineros, un club che ha il classico nomen omen: il Cobresal nasce nel 1979 a El Salvador, cittadina alta 2500m sul livello del mare che ”vive” grazie alle miniere di rame della regione desertica dell’Atacama, ed è da sempre stato legato a doppio filo alla vita di quelle stesse miniere e alla loro prosperità, ma di questo parleremo in seguito. Il Cobresal ”nasce, cresce, corre” e vive la sua prima età dell’oro negli anni Ottanta, diventando vicecampione nazionale nel 1984 e nel 1988, e conquistando il suo primo trofeo, la Copa Chile 1987: seguiranno anni diversi, con la caduta nelle serie inferiori e una pronta risalita, seguita da una lunga permanenza nella Primera Division cilena che rende il club una leggenda. ”Los inmortales de Cobresal” (nome che deriva da cobre–>rame e sal, abbreviazione di El Salvador), gli albinaranjas vengono chiamati così per le loro continue salvezze, ottenute spesso con rimonte rocambolesche e ritorni nella zona ”tranquilla” simili a quelli del Sunderland in Premier League: una serie di ”sfangate” che porta a suo modo i mineros nella storia, ma il meglio deve ancora venire, e arriva prontamente nel 2015. È una cavalcata bellissima e sofferta, quella dei ragazzi allenati da Dalcio Giovagnoli, che hanno in Matias Donoso ed Ever Cantero (tuttora nel club) gli alfieri di un collettivo granitico, capace di portare al Cobresal il primo titolo nazionale (e unico) nella sua storia: la cornice è quella del Clausura 2015, il finale thrilling come richiede ogni bella favola.

Siamo alla penultima giornata, il Cobresal è primo e sfida il Barnechea già retrocesso in quella che potrebbe essere la sfida decisiva per il titolo: il finale sembrerebbe scontato, e invece gli ospiti giocano alla morte per ottenere un risultato positivo, andando addirittura in vantaggio e portandosi sul 2-1. Fino al 63′ i mineros sono spacciati e superati da due squadre, poi ecco la rete che cambia tutto: Francisco Sanchez trova il 2-2, e nei minuti finali c’è un rigore per il Cobresal. Matias Donoso va sul dischetto, e non sa (o forse lo sa benissimo, chissà), che sul dischetto c’è anche quell’Universidad Catolica che sta pareggiando col Deportes Iquique ed è la vera rivale per il titolo: Donoso segna, Bottinelli sbaglia al San Carlos de Apoquimbo, e il titolo va ai mineros, che festeggiano un risultato storico per un club abituato alla dolce mediocrità, e arrivato al successo dopo anni di dura lotta nella middle-class. È una favola bellissima quella del Cobresal, che si qualifica alla Libertadores 2016 a 30 anni dall’ultima partecipazione (uscirà nei gironi con soli tre punti), ma dietro quella favola si nasconde un incubo imminente, che si manifesta a pochi mesi dalla vittoria di quello straordinario titolo.

Cobresal
I festeggiamenti del Cobresal dopo la vittoria nel Clausura 2015

Il Cobresal, che ha uno stadio, l’Estadio El Cobre, nettamente superiore alle possibilità del club (coi suoi 20782 posti in una cittadina di 8800 residenti circa), soffre gli effetti dei tentativi di chiusura dello sfruttamento delle miniere di rame, vede l’afflusso al botteghino ridursi ai minimi storici (1400 spettatori, con molti minatori che emigrano altrove prima che arrivi l’annuncio della proroga dello sfruttamento del giacimento fino al 2021) ed entra in una crisi economica non di scarso rilievo, che va a ripercuotersi sulle questioni tecniche: la Copa Libertadores è il punto più alto della storia del club, che finisce col crollare in Primera B dopo un’annata disastrosa. È il Clausura 2017 a sancire la drammatica retrocessione degli ex campioni del Cobresal, che concludono questo torneo con 8 miseri punti e nella tabla anual sommano solo 24 lunghezze, finendo mestamente all’ultimo posto e cadendo nella Primera B per il promedio e i risultati effettivi: è una retrocessione dura da digerire, per chi aveva vinto il titolo nel 2015, ma il peggio è dietro l’angolo, e ora il Cobresal sta seriamente rischiando di effettuare un doppio balzo all’indietro.

Attualmente, infatti, i mineros si trovano al penultimo posto nella Primera B con 8 punti in 9 gare e una serie di risultati negativi poco invidiabile, in quello che sarà un torneo di transizione verso l’impianto ”europeo” (il Cile imiterà l’Argentina, seguendo i calendari europei): sono solo due le vittorie per il Cobresal, che a causa del sistema dei promedios rischia seriamente di retrocedere nuovamente e sprofondare nella Segunda Division Profesional. La media dei punti degli albinaranjas, infatti, piange ed è drammatica, con uno 0,88 che fa del Cobresal la peggior squadra del torneo e la maggior indiziata alla retrocessione: una retrocessione che sarebbe la seconda in meno di 12 mesi, e spedirebbe i campioni del 2015 dritti all’inferno. Per evitare questo scenario tanto catastrofico, quanto vicino, il Cobresal ha esonerato l’allenatore Vallejos e puntato su un grande ex: al capezzale del club è accorso infatti Gustavo Huerta, ex tecnico della U de Chile che vivrà la quinta esperienza nel club, dato che ci ha giocato dal 1983 al 1990 vivendo la prima età dorata dei mineros e l’ha poi allenato in tre periodi (1991-92, 2003 e 2004-05), ed è chiamato a un autentico miracolo, quello di salvare una squadra ridotta in condizioni drammatiche, che rischia seriamente di sparire con un nuovo descenso.

Ci riuscirà? Lo scopriremo presto, ma intanto i tifosi del Cobresal tremano al pensiero di vivere due retrocessioni in un solo anno…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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About Marco Corradi

25 anni, una laurea specialistica diventata realtà ed il calcio come una malattia dalla quale non voglio assolutamente guarire, e l'argomento su cui basare una carriera futura (e la mia tesi): attualmente collaboro anche con Azzurri di Gloria.Il mio motto? ''Everything that kills me, makes me feel alive''
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