Juanmi Callejon

”Sembra Callejon e invece non lo è”. O meglio, è l’altro Callejon, quello meno conosciuto dal grande pubblico, ma ugualmente determinante per la sorte del club che l’ha corteggiato e riacquistato in questi giorni: alzi la mano chi non ha pensato a un fotomontaggio, vedendo un giocatore così simile al Callejon napoletano con una maglia che non fosse quella azzurra, ma stavolta i fotomontaggi non c’entrano nulla e sono totalmente estranei alla storia che stiamo per raccontarvi.

Una storia di gemelli e di un talento condiviso, ma sfruttato in maniera e luoghi diversi: Josè Maria Callejon e Juan Miguel Callejon sono mellizos, come direbbero in Sudamerica, e nascono l’11 febbraio 1987 nella regione di Granada. Nel destino di entrambi ci sono le giovanili del Real Madrid, e in pochi sanno che è stato proprio Juanmi ad effettuare per primo il ritiro con la prima squadra dei blancos. Avviene a inizio 2008, senza portare a un esordio in prima squadra, e il destino dei gemelli diversi (Josè Maria è un’ala destra, Juanmi un’ala sinistra) è identico anche nell’addio estivo ai blancos: il Callejon del Napoli vola all’Espanyol, con cui si guadagnerà il ritorno alla base, Juan Miguel inizia invece un viaggio nelle piccole di Spagna col trasferimento al Maiorca. È qui che le strade dell’attuale leader del Napoli e del fratello si dividono senza sfiorarsi mai più: Juanmi Callejon non sfonda nel Maiorca, passa all’Albacete e al Cordoba e approda infine all’Hercules, per cui gioca fino al gennaio 2013 con alterne fortune. ”Non abbiamo più bisogno di te”, è questo l’annuncio che distrugge la carriera iberica dell’altro Callejon, che già sognava di giocare nella Liga col club che stava salendo nella massima serie, e invece viene svincolato dalla società di Alicante: Juanmi firma così col Levadiakos (Grecia), e poi nell’estate 2013 arriva la svolta della sua carriera.

L’estate 2013 è quella che cambia il destino di entrambi i Callejon, nel più classico e sorprendente dei legami tra i gemelli: l’11 luglio Josè Maria diventa ufficialmente un giocatore del Napoli, il 16 luglio Juanmi firma col Bolivar e dà il via alla sua nuova carriera sudamericana, quella che lo farà diventare uno dei giocatori più ricercati e talentuosi dell’intero continente. La Bolivia per ripartire, la Bolivia per diventare grande e dimostrare a tutti quei club che l’avevano scartato che avevano commesso un errore madornale: l’ambientamento del 26enne Juan Miguel è ottimo, l’ala sinistra non risente dell’altura di La Paz (3.600m) e pian piano accentra il suo margine d’azione, vivendo anche da seconda punta per alcuni match e diventando la stella del club. Nell’esperienza boliviana Juanmi conquista tre titoli nazionali (tra Apertura e Clausura), partendo dall’Apertura 2014 per arrivare ad altri successi, ma soprattutto si trasforma nel leader di cui aveva bisogno l’Academia boliviana: è soprattutto sotto la guida dello spagnolo Xabier Azgarkorta (già ct della Verde) che Juanmi diventa il matador (suo soprannome sudamericano) e si trasforma in una mezzapunta dall’implacabile fiuto del gol.

L’esplosione definitiva dello spagnolo avviene nel 2014, quando trascina a suon di gol (4) e assist il Bolivar alle semifinali della Copa Libertadores, perse contro il San Lorenzo che poi vincerà il titolo: celestes ad un passo dalla finale e dal sogno-Libertadores, e Juanmi Callejon che da scarto europeo diventa uno dei giocatori più apprezzati dell’intero continente, restando la stella del Bolivar anche dopo l’addio di Azgarkorta a fine 2015. Nelle tre stagioni boliviane, Juanmi mette in mostra velocità e tecnica sopraffine, segna raffiche di gol (73 reti in 164 presenze, con due titoli da capocannoniere) e attira su di sè gli occhi di molti club, rifilando altrettanti rifiuti alle proposte dal Messico (Pumas), Nord America, Sud America e addirittura dalla sua Spagna. L’amore per quel club che l’aveva trasformato nel suo paladino era troppo forte, almeno fino al gennaio 2017 e all’offerta milionaria proveniente dall’Arabia Saudita: troppo forte il richiamo dei petroldollari dell’Al-Ettifaq (club senza tradizione) e di quell’offerta irrinunciabile ”con cui potevo sistemarmi per una vita”. L’addio all’Academia è traumatico per tifosi e proprietà del club (”sarà un giocatore indimenticabile per noi”, dirà il presidente), ma non dura molto: dopo un anno senza arte nè parte in Arabia Saudita, infatti, Juanmi non ha saputo resistere al richiamo del Bolivar e alla proposta di tornare in Bolivia per riprendere da dove aveva lasciato, rifirmando per il club qualche giorno fa.

L’altro Callejon ritroverà un Bolivar cambiato, che è riuscito a vincere il campionato e ritornare in Copa Libertadores con l’obiettivo di ripetere il sogno del 2014: un sogno che aveva visto Juanmi centrale nel progetto, e scommettiamo che il mellizo della stella del Napoli riuscirà ad essere nuovamente incisivo in Sudamerica e trascinare i suoi nonostante un girone che metterà i celestes di fronte al nuovo Atletico Nacional di Jorge Almiron, al Colo Colo di Valdivia e al sorprendente Delfin ecuadoriano. D’altronde il Bolivar col Matador si trasforma, e lo stesso Juanmi Callejon diventa un talento incommensurabile quando veste la camiseta azzurra della grande boliviana: un talento che arrivò a un passo dalla naturalizzazione con la Bolivia, salvo poi rispondere cortesemente ”no, grazie” e spegnere il sogno della Verde. E chissà che con un nuovo idillio in Libertadores, questa proposta di naturalizzazione non torni in auge, trasformando definitivamente ”l’altro Callejon” nell’idolo del continente sudamericano.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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