La nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare“. Per Milan Kundera, la nostalgia è questa. Esistono persone che soffrono parecchio di nostalgia, magari perché si trovano a centinaia (o addirittura migliaia) di chilometri da casa e non possono ritornarci. Studenti fuori sede, intere famiglie costrette a emigrare, singole persone che hanno scelto di andare a lavorare lontano dalla loro casa per cogliere un’opportunità che, vicino alla loro casa, non hanno avuto. E che ora soffrono di nostalgia, hanno voglia di ritornare a casa dopo aver girovagato un po’ il mondo, dopo aver vissuto parecchi anni lontano dai loro cari. E’ famosa la cosiddetta “saudade” per i portoghesi e brasiliani, in qualche modo rinominata in “Appocundria” da Pino Daniele, storico artista napoletano, che ne fece una canzone dal medesimo titolo nell’album “Nero a metà”.

E’ un sentimento struggente, quasi un misto tra tristezza e malinconia. Uno può provare saudade o appocundria per un caro amico o familiare perso, per la propria patria che è lontana, per un amore, addirittura anche per un cibo che in quel momento non può assaggiare. Questo sentimento, viene provato da tutti gli uomini almeno una volta nella vita. In ambito calcistico, sono i sudamericani quelli che passano di più per “nostalgici”. Soprattutto quando vanno via dal loro Paese o dal loro continente.

Negli ultimi giorni, è venuta fuori l’ufficialità del ritorno di Jorge Valdivia al Colo Colo. A trentaquattro anni, il fantasista cileno soprannominato “el Mago” (e lo è per davvero) ha deciso di ritornare nel club che ha decise tanti anni fa di lanciarlo nel mondo del calcio. In realtà, al Colo Colo ci ha giocato solo una stagione dopo le giovanili, dopo ben tre prestiti, nel 2006/07. E manco a dirlo, è stata la migliore della sua carriera con quattordici reti in trentadue partite. Valdivia è un calciatore che non ha ruolo. Quando un allenatore decide di mandarlo in campo, dev’essere consapevole che potrà fargli vincere la partita pur giocando solo trenta minuti, ma anche che nei restanti due/terzi di gara potrebbe tranquillamente estraniarsi dal resto della squadra e non giocare pur rimanendo in campo. Sono i rischi che si devono correre, se si vuole mandare in campo uno che in Cile (e più in generale, in Sudamerica) è un’istituzione. El Mago, come anche gli altri suoi simili, o lo ami alla follia o lo detesti con ogni cellula del tuo corpo. Marcelo Bielsa, uno che di calcio ne capisce e non poco, per Valdivia andava matto (gioco di parole, considerando che il suo soprannome è El Loco): infatti, decise di dargli più di una chance quand’era alla guida del Cile, e lui ripagò la fiducia del suo allenatore col gol alla Colombia alle qualificazioni del Mondiale 2010.

E’ sempre stato un calciatore “sopra le righe”. Ma del resto, tutti i grandi lo sono stati. Il fantasista aveva (e ha, non è che con l’età uno cambia…) millemila difetti: le bevute nei bar, le tante pause durante le partite, le scaramucce con gli avversari… Insomma, Valdivia è dotato anche di questo, oltre alla splendida visione di gioco abbinata a una superba tecnica individuale, che gli permette di creare sempre un’occasione da gol ogni volta che effettua un lancio lungo verso gli attaccanti. El Mago, è stato colto da un’incredibile nostalgia, saudade, appocundria. Va beh, Valdivia a trentaquattro anni ha voluto ritornare a casa e accettare la proposta del Colo Colo, rifiutando il Palmeiras (suo club per anni) e varie ricche offerte dal Brasile. Ha deciso che era il momento di ritornare a casa, dove ha giocato solo per un anno in prima squadra quando, tra l’altro, ci giocavano anche Alexis Sanchez (in prestito dall’Udinese) e Arturo Vidal, che è di vivaio Colo Colo. Due con cui nel 2015 ha vinto la Copa America in casa, contro la più blasonata Argentina grazie a un tecnico argentino, praticamente discepolo di Bielsa (un altro argentino), tale Jorge Sampaoli.

La vita calcistica di Valdivia è fatta di tante storie, intrecci, ombre e luci. Ma lui, da buon ribelle qual era (e qual è) non si è mai preoccupato di percorrere una carriera ad alti livelli. Lui, da buon sudamericano, ha preferito correre dietro alla palla facendo esultare i tifosi della roja, e perché no, guadagnare anche qualche milione negli Emirati Arabi Uniti.

di Nico Bastone (Twitter: Nik_Bast)

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