Questione di geni, di soprannome, o forse semplicemente di doti sopraffine: c’è tutto questo, sommato a tanto lavoro per migliorarsi, dietro all’exploit di Gatito Fernandez, che a suon di parate e rigori si sta conquistando un posto tra i migliori (si gioca la palma di migliore con Weverton e Vanderlei) portieri del Brasileirao 2017.

Un paraguaiano in Brasile, che si ritrova spesso a partire da riserva nelle sue avventure nel Brasileirao, ma finisce inesorabilmente col conquistarsi il posto a scapito dei portieri locali: non è facile per uno straniero imporsi nel campionato brasiliano, ma Gatito Fernandez ci sta riuscendo benissimo a suon di parate ed exploit, ripercorrendo le orme di quel padre che gli ha ”ceduto” il soprannome. Roberto Junior Fernandez Torres, nato nel 1988 e legato a doppio filo al Cerro Porteño nella sua carriera (134 presenze e due titoli nazionali dal 2007 al 2014, inframmezzati dalle parentesi con Estudiantes, Racing e Utrecht), è infatti il figlio d’arte di Roberto Fernandez, chiamato El Gato per la sua reattività tra i pali e ricordato in patria per le esperienze col River Plate paraguayo e col Cerro, ma anche e soprattutto per la Copa America vinta nel 1979 con la nazionale locale: come il figlio, anche El Gato ha disputato parte della sua carriera in Brasile, vestendo le maglie di Internacional e Palmeiras e conquistando il Brasileirao con la maglia della Palestra Italia nel 1994, e oltre alla ”versatilità da viaggiatore” e alle straordinarie doti tra i pali, Roberto sr ha lasciato al figlio anche il soprannome.

In una ripetizione del passaggio dal Pipa Higuain sr al Pipita Gonzalo, il figlio del Gato non poteva che essere chiamato Gatito, un apodo che ti segna per sempre: nel più classico dei passaggi di geni tra padre e figlio, Gatito Fernandez ha ereditato dal padre le stesse doti e la stessa reattività fuori dal comune, che l’hanno aiutato a imporsi nel calcio brasiliano nelle ultime stagioni. Dal Vitoria al Botafogo, passando per la Figueirense, Gatito si è sempre guadagnato il posto a suon di lavoro e sudore, senza ricevere regali di sorta: nella prima esperienza brasiliana, iniziata nel 2014 dopo il distacco dal Cerro Porteño, il portiere paraguaiano (4 presenze in nazionale, poche per il suo valore) è partito da riserva, salvo poi guadagnarsi il posto da titolare alla fine della prima stagione, culminata con la retrocessione, e mantenerlo in Serie B, diventando uno degli eroi della promozione. Il 2016 ha portato Gatito alla Figueirense, che doveva sostituire Alex Muralha passato al Flamengo, e con le ottime parate nelle 49 presenze col club catarinense (retrocesso), il goleiro si è guadagnato la promozione nel Botafogo.

Nel Fogão, la storia si è ripetuta: Gatito Fernandez parte da riserva, viene schierato nel ritorno del playoff di Copa Libertadores contro quell’Olimpia che è stata la rivale di sempre in Paraguay e proprio contro il Decano sfodera una prestazione da cineteca, che gli vale la progressiva conquista del posto da titolare indiscusso. Il playoff arriva ai rigori (lo ricordiamo, in Sudamerica si va ai penalty direttamente dopo il 90′: i supplementari solo nelle finali), e los penaltis consacrano Gatito come eroe assoluto del match. Per lui tre rigori parati e una reattività degna dei migliori pararigori mondiali (da Handanovic a Diego Alves, approdato al Flamengo dopo 23 penalty neutralizzati nella Liga): per eliminare l’Olimpia e regalare al Botafogo una qualificazione ai gironi che trasforma i brasiliani in una delle sorprese della competizione anche grazie alle favolose doti tattiche del tecnico Jair Ventura (al momento, il Fogão è ai quarti), il 29enne paraguayo neutralizza un penalty a destra, uno a sinistra e uno al centro, realizzando un epico en-plein ed eguagliando (seppur in una gara meno importante) una leggenda purtroppo finita malissimo come Duckadam.

Ma la stagione da urlo di Gatito Fernandez non si ferma qui, e il portiere, che diventa ben presto il titolare del Botafogo e attualmente conta 39 presenze complessive, ottiene un record per il calcio brasiliano: a oggi, l’estremo difensore paraguaiano ha parato la bellezza di 7 rigori in stagione, aggiungendo ai tre neutralizzati contro l’Olimpia quelli parati a Diego Souza (Botafogo-Sport Recife, 26 aprile), Jò (Corinthians-Botafogo 1-0, 2 luglio), Christian Cueva (Botafogo-San Paolo 3-4, 29 luglio) e Marcelo Oliveira (Botafogo-Gremio 1-0, 13 agosto), l’ultimo in ordine di tempo e quello che gli ha consegnato il già citato record.

Un risultato fantastico per un portiere di assoluto valore, che sarebbe la sua discreta figura anche in Europa: e chissà che, dopo questa stagione, per Gatito Fernandez non nasca una nuova opportunità europea. D’altronde, la carriera nel Vecchio Continente di uno dei migliori pararigori mondiali non può limitarsi a una misera apparizione nell’Utrecht

https://www.youtube.com/watch?v=lsCSKYzWPtU

 

(di Marco Corradi, @corradone91)

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