Fernando Ovelar

Cosa facevate a 14 anni? Chi vi scrive si ”ammazzava” di videogiochi e lottava contro brufoli, ormoni impazziti e… brufoli. A 14 anni non pensi minimamente al futuro, non ti sfiora neppure l’idea di cosa farai ”da grande”: sei nella meravigliosa terra di mezzo tra il bambino e l’adolescente che diventerà adulto, e non ti interessa assolutamente cosa succederà dopo. Ebbene, c’è chi a 14 anni ha vissuto una giornata ”da grande”, anzi da grandissimo.

Il Cerro Porteño è da sempre una fucina di giovani talenti, il polmone verde del calcio paraguayo: negli ultimi anni ha lanciato giovanissimi giocatori, un po’ per la crisi economica del continente e per la necessità di effettuare scommesse che garantiscano milioni di euro di future plusvalenze, un po’ perchè nel suo vivaio trova spesso giocatori di assoluto valore. L’ultima joya del Ciclon de Barrio Obrero era stata Sergio Diaz, che debuttò a 16 anni nel 2014 e diventò subito fondamentale, guadagnandosi addirittura il passaggio al Real Madrid: per lui un paio d’anni nel Castilla senza imporsi particolarmente, e poi il prestito al Corinthians per provare a tornare il talento che fu, un giocatore capace di incendiare le difese avversarie a suon di scatti e movimenti da ”centravanti furetto” (alla Di Natale, per intenderci). Si può dire che a 20 anni, dopo essere stato ”sputato” per ora dal calcio europeo e non aver ancora giocato granchè nel Timão, Sergio Diaz sia quasi un ”giovane vecchio” chiamato a esplodere o tornare in patria: anche perchè ormai l’asticella del debutto precoce si sta sempre più abbassando.

Dai 16 anni di Diaz, ai 14 e poco più della nuova joya del Cerro, che ieri ha bagnato con un gol il proprio debutto nel Clasico del futbol Paraguayo: la sfida tra Cerro Porteño e Olimpia Asuncion è molto più che una partita, e porta in dote una rivalità fortissima e storica, datata 1913. Si è giocato 427 volte, con un sostanziale equilibrio tra le due squadre (153 vittorie Olimpia, 148 Cerro, 126 pareggi), ed è uno dei Clasicos più sentiti dell’intero futbol sudamericano. Ma probabilmente l’edizione 2018 verrà ricordata per anni, molto più a lungo di tanti altri ”derby” storici tra Cerro e Olimpia. E non perchè la sfida è durata ben oltre i tempi canonici, chiudendosi al 105′ dopo un quarto d’ora di recupero (dovuto a una rissa) e con la rete del 2-2 dell’Olimpia segnata da Ortega al 103′ e su rigore, bensì per il già citato gol.

Raramente la prima rete del match conta più dell’ultima, ma questa è una delle eccezioni che (non) confermano la regola. Perchè il gol del momentaneo vantaggio del Cerro Porteño, arrivato al 16′, è tutto tranne che normale e/o ordinario. Il marcatore è Fernando Ovelar, e non confondetevi con l’altro Ovelar, quel Roberto che aveva lasciato il Junior dopo che Teo Gutierrez aveva corteggiato sua moglie su Whatsapp (non prima di aver sferrato un sonoro manrovescio a Teo) e ora gioca con la camiseta dei Millonarios: Fernando Ovelar, oltre a essere un nipote d’arte (suo nonno Geronimo giocò nel Cerro e in nazionale negli anni ’70-’80), ha una particolarità non indifferente. Il giovane attaccante è nato il 6 gennaio 2004. Avete letto bene, duemilaquattro. Ha debuttato nella Primera Division del Paraguay il 28 ottobre 2018, nell’1-1 tra il Cerro e il 3 de Febrero, e ieri ha giocato il suo primo Clasico: a 14 anni puoi farti influenzare dal clima di una partita simile, soprattutto quando la giochi da titolare, e non incidere minimamente. Ma Fernando Ovelar evidentemente è tutto tranne che un ordinario 14enne: il suo momento magico è arrivato al 16′, quando ha preso palla in contropiede e si è portato a tu per tu col portiere avversario, battendolo con un perfetto scavetto. Ovelar in gol, un classe 2004 che segna contro giocatori che potrebbero essere suoi fratelli e che affrontava nientemeno che Roque Santa Cruz, ancora presente in campo a 37 anni suonati.

La rete del niño del Cerro è arrivata a 14 anni, 9 mesi e 27 giorni, trasformandolo nel più giovane marcatore del calcio sudamericano e ovviamente nel più giovane marcatore della storia del Cerro. Ovelar, che ha vissuto un pomeriggio da sogno, non è però il goleador più giovane nella storia del calcio: nel 2002, l’armeno Armen Ghazaryan trovò la rete per lo Shirak a 14 anni e 215 giorni, nel 7-0 contro l’FSC Lori e da subentrante. Ghazaryan ci ha messo quattro anni a diventare titolare, e altri quattro a ritirarsi de facto per un problema al ginocchio che aveva distrutto la sua carriera: Ovelar non l’ha battuto in quanto a precocità, ma ha segnato in una partita di tutt’altro valore e nella sua seconda presenza in campo con una delle squadre più blasonate del Paraguay. Ora proverà a confermarsi, e proseguire il suo sogno vestito del rossoblù del Cerro Porteño: ha già ottenuto un piccolo grande record, e ora dovrà lavorare sodo per non bruciare il proprio talento e l’innato istinto da goleador che ha mostrato.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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