Defensa y Justicia

”Encantar y ilusionar”. Nel mondo calcistico sudamericano, è questo che deve fare il futbol: è in Sudamerica, dove il talento e i progetti tecnici possono colmare le differenze di budget, che le favole sono possibili e spesso diventano sonore realtà. Nel continente del futbol, i sogni son desideri. E così può capitare che un club che disputa per la prima volta la Superliga Argentina nel 2014-15, quattro anni dopo si trovi a giocarsi il titolo: è la favola del Defensa y Justicia, la squadra che sta incantando l’intera Argentina, è la favola che vi racconteremo quest’oggi.

EL UNICO INVICTO: LA FAVOLA DEL DEFENSA Y JUSTICIA

Ad oggi, nessuno sa perchè il Club Social y Deportivo Defensa y Justicia si chiami così. Un gruppo di amici della città di Florencio Varela, 120mila anime che vivono nella provincia di Buenos Aires, il 20 marzo 1935 decise di fondare una squadra calcistica e la chiamò in quel modo: ”difesa” e ”giustizia”, due concetti base nel mondo civilizzato (troppo spesso dimenticati, vedi alla voce Venezuela di Maduro) nel nome di un equipo de futbol. Una squadra che non ha avuto vita facile: nato coi colori biancoblù e diventato gialloverde in omaggio all’azienda di autobus che sponsorizzava la società, il Defensa ha dovuto aspettare quasi 45 anni per centrare la Primera D, e a lungo ha vissuto nei bassifondi del calcio argentino. La prima e storica promozione in Superliga Argentina è arrivata solo al termine della stagione 2013-14, il debutto tra i grandi l’anno seguente: l’Halcon è sempre stato riconoscibile in Primera Division per gioco, idee e capacità di creare ottime squadre con budget davvero risibili, rivitalizzando quei giocatori (inspiegabilmente) scartati dalle big. Perchè, quando ci sono idee e progettualità, tutto può succedere: nel giro di un paio d’anni, il club si è qualificato alla Copa Sudamericana, uscendo al secondo turno nel 2017 e centrando i quarti di finale nel 2018 (out col Junior finalista). Ma non è di questo che vi parleremo oggi.

Perchè la crescita del Defensa y Justicia, anno dopo anno, è andata anche oltre le più rosee aspettative. Nell’anno in cui River Plate e Boca Juniors hanno iniziato il campionato a rilento per la Copa Libertadores, il Club Social y Deportivo Defensa y Justicia può veramente conquistare il suo primo titolo, e gli acquisti di Fernando Marquez, JL Fernandez e del Ruso Rodriguez in porta dimostrano che il club stesso ci crede e vuole aggiungere esperienza e qualità. Ma come siamo arrivati a tutto questo? Dell’uomo-chiave (Sebastian Beccacece) si parlerà diffusamente più sotto, per ora citeremo i numeri di una stagione fantastica: 11 vittorie, sei pareggi e zero sconfitte in 17 gare, imbattibilità che dura da 18 match e secondo posto a -3 dal Racing Avellaneda. Di fatto, la corsa al titolo può già essere ristretta a due club. Racing 42, Defensa y Justicia 39, con otto gare da giocare e lo scontro diretto all’ultimo turno (ma soprattutto, +8 sul Boca e +14 sul River). Arrivare a quella gara col titolo in palio renderebbe tutto più speciale, e il giovane Defensa ha quell’obiettivo in mente: è l’unica squadra imbattuta dell’intera Superliga Argentina, ha un buon attacco (24 gol, 1.4 di media) e un’ottima difesa (10 gol subiti), ma soprattutto ha entusiasmo e organizzazione.

La formazione titolare del Defensa y Justicia mostra un mix di talenti in via d’esplosione, vecchi volponi e giocatori che si stanno rilanciando qui dopo essere stati scartati dalle big nazionali: il Defensa ha sempre accolto i giovani in cerca di rilancio, e ora si trova tra le mani una squadra dall’elevata tecnica individuale. Alexander Barboza è diventato il leader che tutti si aspettavano diventasse anni fa nel River Plate, Lisandro Martinez è la giusta spalla difensiva ed è pericoloso nell’area avversaria (2 gol), ma soprattutto dimostra più dei suoi anni: a questo aggiungiamo un centrocampo che ha un buon regista (Miranda), un incursore dal gol facile (Rojas, 7 gol) e un giocatore tattico (Blanco). E poi c’è l’attacco, su cui si basa la strategia di Beccacece: tre giocatori rapidi, con Rius (ex Lanus) e Togni (ex Independiente, 3 gol) a incendiare le fasce e inserirsi negli spazi che apre Nicolas Fernandez, prototipo del falso nueve moderno e autore di 5 reti. Proprio Fernandez ha regalato la vittoria in rimonta contro il San Martin de Tucuman nell’ultima giornata e nel recupero, facendo impazzire Beccacece e i tifosi: perchè il Defensa y Justicia gioca bene, pratica un calcio offensivo e tiene la difesa alta la difesa (vedere per credere), ma soprattutto non molla mai e l’ha dimostrato più volte. Ecco perchè questa squadra che emoziona tutti sta facendo sognare l’Argentina e crede nell’impresa: il Norberto Tito Tomaghello (18mila posti) spera nel titolo, e l’Halcon ci crede perchè i numeri sono dalla sua. Negli ultimi tre anni, solo Boca Jrs (149, due titoli) e Racing (139) hanno fatto più punti del Defensa (132): River e Independiente sono a 123, per dire.

La formazione dell’Halcon

DAL FLOP-ARGENTINA AL SOGNO-DEFENSA Y JUSTICIA: IL REGRESO VINCENTE DI SEBASTIAN BECCACECE, IL MAGO DELL’HALCON

Come dicevamo poc’anzi, c’è un ”mago” alle spalle del miracolo-Defensa y Justicia. Perchè la programmazione, la scelta perfetta dei giocatori e il talento individuale vanno persi, se non c’è un tecnico capace di infondere fiducia e mentalità ai giocatori. E in questo, Sebastien Beccacece è un autentico maestro. Si può che il Defensa abbia fatto grande Beccacece, e che Beccacece abbia fatto grande il Defensa: è un rapporto strettissimo, quello tra il tecnico 38enne e l’Halcon. Nella sua prima esperienza, aveva ottenuto 1.90pti di media e portato il club alla prima e storica qualificazione in Copa Sudamericana. Poi è andato a fare il viceallenatore di Jorge Sampaoli sulla panchina dell’Argentina, e sappiamo tutti com’è finita: a quel punto, il ritorno al Defensa y Justicia sembrava inevitabile e si è puntualmente verificato.

Dal momento del suo arrivo, Sebastian Beccacece ha ricominciato da dove aveva finito: ha portato il Defensa a giocarsi i quarti di finale della Copa Sudamericana, persi per una pessima decisione arbitrale, e ora l’ha portato a vivere un sogno. La sua squadra gioca un ottimo calcio, moderno e dinamico: in fase difensiva il mediano si abbassa tra i centrali, le ali ”rinculano” e si difende il fortino davanti a Unsain (o al Ruso Rodriguez, se diventerà titolare), in fase offensiva invece tutto cambia. Di fatto, i soli Martinez e Barboza restano bassi: Tripichio e Delgado vanno a portarsi sulla stessa linea di Miranda, le ali si alzano e si allargano per consentire a Rojas e Blanco di inserirsi al fianco di Nicolas Fernandez in quello che diventa una sorta di 2-3-5 iperoffensivo. Una rivisitazione del calcio del Loco Sampaoli, che a noi ricorda tantissimo l’interpretazione calcistica di Zdenek Zeman: l’attacco del Defensa però non è totalmente pirotecnico (24 gol in 17 gare), e la sua difesa è granitica (10 gol). C’è dell’equilibrio nell’Halcon, tantissimo equilibrio: una componente fondamentale per una squadra che ha in rosa veterani (su tutti Jonas Rodriguez), ma anche un’età media di 23 anni e sei mesi e tanta, tantissima tecnica. Tutte queste componenti hanno generato un piccolo e grande miracolo, facendo innamorare l’Argentina: 14 vittorie, 7 pareggi e due ko in 23 gare con Beccacece, 11 vittorie e 6 pareggi in 17 gare della Superliga Argentina, con media punti di 2.29. Numeri da big, per una squadra costruita a immagine e somiglianza del suo (carismatico) tecnico: il Defensa y Justicia juega, encanta e y ilusiona, e speriamo tutti che possa arrivare in fondo e realizzare il suo sogno. Perchè una favola non è tale senza lieto fine, e questo Beccacece&co. lo sanno benissimo: il Leicester argentino verrebbe ricordato solo con un trofeo, un trofeo che renderebbe eterno questo progetto tecnico.

Defensa y Justicia
La fase offensiva del Defensa y Justicia: aggredire, aggredire e ancora aggredire

(di Marco Corradi, @corradone91)

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