Emanuel Reynoso

Da Barrio Ituzaingó alla Bombonera, dall’emergente Talleres al Boca Juniors, dalla strada alla Copa Libertadores: nella Superliga Argentina c’è chi vive un sogno, e si prepara a riscattare in un amen un’adolescenza fatta di rinunce, sacrifici, sfortuna e… resistenza alla criminalità. La storia di Emanuel Reynoso è molto diversa da quelle che abbiamo raccontato nelle pagine di ”Storie sudamericane”, è una storia di riscatto e della realizzazione di un sogno che poteva essere interrotto a soli 19 anni.

Esatto, perchè per il Bebelo Reynoso nulla è stato facile, sin dal principio: il giovane Emanuel è cresciuto nel Barrio Ituzaingó, uno dei quartieri più poveri di Cordoba. Piena periferia, criminalità alle stelle, una famiglia poverissima che si arrangiava con piccoli lavoretti per sfamare i figli e i potreros, i polverosi e pietrosi campetti di provincia, a scandire la crescita del giovane talento: Emanuel Reynoso giocava per strada coi sassolini e i tappi di bottiglia, perchè di avere un pallone, con la situazione economica della famiglia, manco a parlarne, e solo dopo i 10 anni ha iniziato a giocare a calcio ”sul serio”. Nella sua vita sono entrati i potreros e le partitelle con gli amici, e proprio grazie a queste gare amatoriali il ”vero” calcio è entrato nella vita del Bebelo: in Argentina gli osservatori capitano anche nei campetti di periferia (è capitato anche in Italia, Domenico Berardi è stato scoperto durante un calcetto tra amici), perchè il talento può sbocciare ovunque, ed ecco che un emissario del Talleres (club di Cordoba) si emoziona di fronte all’eleganza e al meraviglioso sinistro del ragazzo cresciuto nel barrio.

A 15 anni, dunque, Emanuel Reynoso entra ufficialmente nel vivaio del ”suo” Talleres (che non è quello che ha visto sbocciare Zanetti, quella squadra ora staziona in Primera B), ma subito sorgono i problemi per lo zurdo di Cordoba: la povertà della sua famiglia non consente al Bebelo di potersi recare al campo d’allenamento senza un sacrificio economico insostenibile, ed è qui che il 15enne diventa uomo. Mentre la metà dei suoi amici del barrio e alcuni dei suoi fratelli vengono risucchiati da una spirale di violenza, droga, criminalità e dentro-fuori dal carcere, il futuro trequartista vive e lavora da grande: di notte Emanuel impasta il pane con mamma fino a orario tardo, di giorno lo vende agli incroci per racimolare i soldi necessari a pagarsi il viaggio senza gravare sul bilancio familiare. L’impresa riesce, e il ragazzo arrivato dalla strada vede sbocciare il suo talento all’interno delle inferiores del Talleres, diventando uno dei ragazzi più apprezzati all’interno delle giovanili e arrivando alle porte della prima squadra: la sua carriera e quel sinistro magico, però, rischiano di perdersi definitivamente nel marzo del 2014, quando accade un episodio che poteva portare al ritiro del Bebelo.

Mentre stava girando nel barrio come un qualsiasi 19enne, Emanuel Reynoso viene aggredito da due ladri che vogliono rubargli la moto e gli sparano in un ginocchio per far sì che non possa più inseguirli: la lesione è di quelle importanti, e ancor prima di pensare ad eventuali danni permanenti, il ragazzo chiede agli infermieri ”se potrà tornare a giocare”, perchè la passione per il calcio contava più di tutto, visti i sacrifici fatti per entrare in prima squadra. Il danno per fortuna è serio ma non gravissimo/limitante nel futuro, e dopo un anno di duro lavoro fisico il Bebelo è pronto a riprendersi ciò che la vita e la criminalità di Barrio Ituzaingó potevano togliergli: Reynoso è la stella della squadra che effettua due promozioni, affiacciandosi alla Superliga Argentina nel 2016-17, e diventa uno dei fedelissimi del tecnico Kudelka in una formazione che si salva tranquillamente nella prima stagione e sta stupendo tutti anche in questo 2017-18. Il Talleres è infatti terzo alle spalle di Boca e San Lorenzo, e sogna la qualificazione alle coppe continentali per il 2019: e in questo exploit, il sinistro del Bebelo Reynoso è stato fondamentale per le geometrie e il gioco dei Tallarines, cresciuti di anno in anno.

Per Reynoso, i numeri parlano di 54 presenze, 8 assist e 4 reti, ma sono riduttivi riguardo alla centralità del diez nello scacchiere di Kudelka, che ora dovrà reinventarsi un nuovo Talleres senza di lui (e senza Menendez, ceduto all’Independiente: la soluzione potrebbe essere Messidoro): esatto, perchè il Bebelo ha spiccato il volo nella sessione invernale, unendosi a quel Boca Juniors che ha pagato 1.5mln per acquistarlo (dovevano essere 3mln, ma il Talleres aveva debiti con gli xeneizes e si è accontato di 1.5 più i prestiti di Maciel e Messidoro) e iniziando a sognare il debutto in Copa Libertadores. Nel suo futuro ci sarà una maglia pesantissima, quella di una squadra che punta a rivincere in Argentina (+6 sul San Lorenzo, +7 sul Talleres) e a imporsi nella Copa Libertadores grazie ai vari Tevez, Pavon e quando tornerà Benedetto. Il Bebelo Emanuel Reynoso partirà inizialmente da riserva e da ”apprendista” alle spalle di Carlitos, che sarà il 10 titolare nel nuovo 4-3-1-2/4-2-3-1 del Boca, ma chissà che non riesca ad imporsi in futuro: d’altronde, chi è ripartito da zero dopo la brutale rapina del 2014 (evitando la criminalità di quel quartiere), e pur di imporsi nel calcio ha fatto di tutto, non si farà spaventare certamente da qualche panchina e saprà farsi trovare pronto quando Guillermo Barros Schelotto avrà bisogno del suo sinistro.

La Copa Libertadores e la maglia del Boca Juniors rappresenteranno dunque la realizzazione del sogno calcistico del giovane Reynoso (classe ’95), ma nella sua testa c’è anche un altro sogno da realizzare: ”Prima o poi vorrei esordire in Nazionale, ma soprattutto sogno un Natale con tutti i miei fratelli: ogni anno qualcuno è in carcere e non riusciamo mai a festeggiare assieme”. Babbo Natale riuscirà ad esaudire questa richiesta del Bebelo? Speriamo onestamente di sì.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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