Dario Benedetto

Passare nel giro di una decina d’anni da hincha di un club a capocannoniere della stessa società è il sogno di tutti, e c’è chi è riuscito a realizzarlo, e pure alla grande: stiamo parlando, ovviamente, di Darío Benedetto, colui che sta facendo tornare grande il Boca Juniors  a suon di gol, precisione/freddezza sottoporta e tituli, riaprendo la bacheca grazie alla vittoria della Primera Division 2016-17 e scacciando per qualche mese il fantasma di Carlitos Tevez (un fantasma che tornerà, o forse è già tornato).

El Pipa ha vissuto e sta vivendo tuttora 12 mesi magici, ma la sua vita non è stata sempre generosa con il ragazzo nato il 17 maggio 1990 a Berazategui, periferia di Buenos Aires: il piccolo Darío (da quell’accento nasce la pronuncia del suo nome, che non va letto all’italiana) inizia a giocare calcio nelle giovanili dell’Independiente e si fa notare, ma a 12 anni ecco l’episodio che sconvolge la sua vita. Benedetto sta giocando la finale di un torneo giovanile, e mentre lui è in campo a lottare per vincere, la madre muore d’infarto allo stadio mentre stava tifando per il suo piccolo eroe: è una botta troppo dura da digerire, e così Darío Benedetto, con una mossa che va a metà tra il rifiuto e la necessità, molla il calcio e ridisegna la sua vita. Tanti saluti anche alla scuola, e il ragazzino di Berazategui va a lavorare con papà, facendo il muratore e sudando ore ed ore per portare a casa il doppio salario familiare: nella vita da ”grande” del giovane Benedetto c’è spazio solo per la musica e per quella banda di cumbia creata con gli amici, che finisce due-tre volte in tv. Il richiamo del calcio, però, si fa sentire nuovamente a 17 anni, quando il futuro nueve del Boca effettua un provino con l’Arsenal Sarandí, viene preso e va a giocare nella squadra riserve del Viaducto.

Ricomincia così la carriera di colui che si era fermato a 12 anni e si era dedicato al lavoro e al tifo in curva per il Boca Juniors, e lo fa in maniera esplosiva: Benedetto fa il suo esordio nel 2008 contro il Boca (ah, il destino!), e segna la prima rete nel Clausura 2009 contro il Lanus, ma ovviamente a 19 anni non è titolare nell’Arsenal. Il club decide così di prestarlo prima al Defensa y Justicia (allora in Primera B) e poi al Gimnasia Jujuy, la società che assiste alla sua prima esplosione: Darío segna 11 gol in 19 gare, torna all’ovile e vince il titolo da attore non protagonista. Il suo anno, però, è il 2013, quando in sei mesi si prende la scena e la titolarità nell’Arsenal, segnando anche la prima rete in Copa Libertadores contro lo Strongest (e per di più nell’altura boliviana): il semestre da urlo col Viaducto, sommato alla volontà di provare qualcosa di nuovo, gli valgono il trasferimento in Messico, dove lo comprano gli Xolos di Tijuana (per i puristi, Xoloitzcuintles de Tijuana, dal nome dei tipici cani senza pelo made in Mexico). L’adattamento nella Liga MX è perfetto, 23 gol in 50 gare e la garra che contraddistingue un ragazzo che si è fatto da sè lo portano a conquistarsi un posto al sole: lo compra l’America, il club più forte del paese, con cui continua a segnare e vince la CONCACAF Champions League 2014-15 e 2015-16, segnando in entrambe le finali. Mostruoso il suo impatto nel match del 2015 contro il Montreal Impact, con una tripletta che viene marchiata a fuoco sul titolo conquistato dal Club America: in tutto saranno 26 le sue reti in 61 match, prima di rompere con staff e ambiente.

El Pipa chiede la cessione, e fa follie per andare al Boca Juniors, che l’acquista nel luglio 2016 per 6mln di dollari: è lui stesso a dare la spinta decisiva all’affare, pagando di tasca propria un milione pur di vestire la maglia degli xeneizes e segnare per quella squadra che tifa sin da piccolo, e per cui andava in curva ogni domenica negli anni senza calcio. Un binomio nato così, può solo andar bene e fare faville, cosa che puntualmente succede: l’impatto di Darío Benedetto nel Boca Jrs è stupendo e immediato, l’intesa con Pavon e Centurion (o Bou) mostruosa, e va a costruire un tridente invidiabile. Gli xeneizes vivono un campionato fantastico, e tornano a vincere la Primera Division proprio grazie alle reti di Benedetto, che con la maglia azul y oro mette in mostra tutte le sue doti: freddezza da killer, attacco della profondità degno dei migliori attaccanti al mondo, velocità d’inserimento, garra e forza fisica (non così usuale, in un ragazzo di 1.75m) sono le armi del nueve degli xeneizes, fondamentale coi suoi 21 gol in 25 match alla conquista del titolo. In tutto saranno 23 le sue reti nei 30 match stagionali (il Boca era out dalle coppe), essenziali per la conquista della qualificazione alla Copa Libertadores 2018: l’estate è piena di tentazioni per El Pipa, cercato da Siviglia, Genoa, Udinese, Roma e mezza Europa (mentre a gennaio aveva rifiutato l’MLS e i Seattle Sounders), ma l’idea dell’attaccante è chiara, quella di giocare la Copa 2018 con la maglia del Boca Jrs e non perdersi lo storico ritorno tra i grandi del Sudamerica.

Nascono così i mille rifiuti, e nasce così un avvio di stagione da assoluto dominatore dell’area avversaria: nei tre match disputati sin qui, Benedetto ha segnato cinque reti, con una tripletta all’Olimpo per dare il via al 2017-18 e non perdere le cattive abitudini. Esatto, perchè proprio una tripletta aveva fatto innamorare i tifosi degli xeneizes del Pipa: tre reti alla Bombonera contro il Quilmes, a ripercorrere le orme di Martin Palermo, l’ultimo a fare tris nella storica casa del Boca. E proprio a Martin Palermo, al leggendario Martin Palermo (attualmente tecnico dell’Union Española in Cile), viene paragonato Darío Benedetto: un paragone nato per i gol e le movenze della punta esplosa in Messico, che però non ha vinto nessun titolo internazionale e ci proverà nel 2018. Perchè il magic moment del Pipa non si ferma, e prosegue senza momenti di sosta: nel momento in cui vi scriviamo, Darío Benedetto è reduce dall’esordio con la maglia dell’Argentina (35′ contro il Venezuela), e ha in testa un’idea meravigliosa, imporsi nella Seleccion fino a strappare la maglia da titolare a Mauro Icardi. Perchè i sogni sono il pane della nostra vita, e la convocazione al Mondiale di Russia 2018 sarebbe il perfetto coronamento di un periodo fantastico e della carriera di un attaccante strepitoso.

Querer es poder: Alberto Contador l’ha insegnato alla Spagna intera, e il Pipa Benedetto è pronto a imitarlo a partire dalle prossime gare!

(di Marco Corradi, @corradone91)

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