Il Sudamerica è, da sempre e per costituzione, il continente delle favole: ve ne abbiamo raccontate svariate durante le varie puntate di ”Storie sudamericane”, e ora abbiamo pensato di fare un punto sulle grandi favole d’inizio 2018: è successo molto nei campionati del continente del futbol. Come direbbe un noto gruppo italiano ”e c’è un’altra storia da dire, una favola da raccontare”, e noi siamo qui per questo. Se nel 2017 la grandiosa favola era stata quella del Delfin, passato dalla Segunda Division al sogno-Primera e alla vittoria in una delle due Etapas del campionato ecuadoriano, prima di perdere la finalissima-scudetto contro l’Emelec e giocare la prima Libertadores della sua storia, stavolta le nostre favole si dipanano altrove e in altri paesi. Sono ”pagine da inventare”, quelle che ci hanno fornito i primi mesi del 2018 sudamericano, o meglio, pagine da rielaborare, perchè le favole si raccontano da sole, come vedrete.

COLOMBIA, IL TITOLO 15 ANNI DOPO: LA CAVALCATA DEL DEPORTES TOLIMA– Da un lato la sufficienza della grande che credeva di avere già il titolo in tasca contro una squadra sulla carta inferiore, dall’altro la grinta e la voglia di arrivare al vertice di chi il titolo non lo conquistava dal lontanissimo 2003: sulla carta la sfida tra l’Atletico Nacional e il Deportes Tolima, che ha determinato il campione dell’Apertura colombiana, non aveva minimamente storia. Troppo ampia la differenza tecnica e d’esperienza tra i Verdolagas, tornati a far paura al continente intero con Jorge Almiron, e i Pijaos, arrivati terzi nella regular season e approdati in finale dopo aver eliminato Once Caldas e DIM. E invece, il calcio ci può regalare storie meravigliose, soprattutto in Sudamerica: e dire che tutto sembrava chiuso all’andata, quando Dayro Moreno aveva infilzato il Tolima in casa sua. I ragazzi di Alberto Gamero, che aveva già allenato il Deportes dal 2014 al 2016 vincendo una Copa Colombia ed è stato bravo ad allestire una rosa quadrata e granitica, nella quale tutti si aiutano e si gioca con un 4-3-3 che punta molto sui contropiedi e sulla velocità delle ali Villa e Orozco (che affiancano Angelo Rodriguez, col messicano Renteria a fare gioco a centrocampo), sembravano di fatto spacciati in vista del ritorno all’Atanasio Girardot. Si può dire che non ci credeva neppure il club, che si era consegnato all’epicità inserendo nella lista dei convocati… la Madonna in persona: una disperata richiesta di aiuto divino per cercare di conquistare un titolo sognato, ed evidentemente nella religiosissima Colombia la richiesta non è passata sottotraccia. Nella vittoria al ritorno del Deportes Tolima e nel suo clamoroso successo ai rigori c’è qualcosa di mistico, che va ben oltre il miracolo sportivo di una squadra che non è una delle big del paese: per approdare ai rigori ai Pijaos serviva una vittoria, che puntualmente è arrivata. Campuzano ha deviato in maniera sfortunata un cross al 47′, spiazzando il disastroso Monetti, e a nulla è servito il pari del furetto Vladimir Hernandez al 65′: il Tolima si è spinto tutto in avanti nel finale, ha portato in attacco anche il portiere Montero e ha ottenuto la rete del 2-1 al 94′. Decisivo il colpo di testa di Banguero, ma soprattutto è stata decisiva la clamorosa papera di Monetti, uscito dal match dopo il primo errore e incappato in una notte ”alla Karius”, che di fatto ha regalato la vittoria al Tolima: l’ex portiere del Lanus ha colpe su entrambi i gol, mentre le ha solo in parte Zuniga, che facendosi espellere all’88’ ha regalato più campo alla squadra allenata da Gamero e guidata dal subentrante (ed ex Saragozza) Marco Perez. A quel punto, ai rigori, il miracolo si è compiuto: i rigoristi del Deportes Tolima sono stati perfetti, mentre Montero ha parato la conclusione centrale di Lenis e la ciofeca (termine più che appropriato, guardate intorno al minuto 10 di questa sintesi) calciata da Vladimir Hernandez. 4-2 Tolima e festa grande: il titolo, arrivato dopo 15 anni e con un allenatore da tenere d’occhio in futuro, vale anche la qualificazione alla Copa Libertadores 2019.

URUGUAY: IL SOGNO DEL CLUB ATLETICO TORQUE, STELLINA DELLA GALASSIA-CITY– Qualche mese fa, nella nostra lunga inchiesta sul City Football Group, vi citavamo il Club Atletico Torque come una delle ultime acquisizioni del gruppo emiratino che controlla il Man City, e come una delle cenerentole della galassia-City: il Torque, che aveva ridisegnato del tutto i suoi colori sociali diventando Sky Blue e costruito una rosa giovane e di prospettiva, si apprestava a vivere un campionato da neopromossa senza arte nè parte. E invece non è successo nulla di tutto questo: la squadra allenata da Pablo Marini, ex tecnico dell’Union Santa Fé che alla fine del 2017 era nelle zone altissime del campionato prima di separarsi proprio da lui e crollare in classifica, è riuscito nella grande impresa di costruire un ottimo collettivo dal nulla. Il Torque aveva perso il veterano Goñi (Defensor) e un paio di giocatori interessanti, ma si è ricostruito inserendo in rosa tra gli altri l’ex Crotone Agustin Olivera, l’U20 venezuelano Ferraresi (dal City), il giovane ex Boca Roskopf e tanti giovani uruguagi: sulla carta, puntava alla salvezza tranquilla, e invece ha vinto uno dei due gironi del Torneo Intermedio uruguagio: un mini-campionato con 8 squadre da un lato e 7 dall’altro, col Torque vittorioso con 14 punti in sei match e una sola sconfitta contro il Boston River (1-0). In questo mini-campionato, che sulla carta avrebbe dovuto portare alla finalissima tra Nacional e Peñarol,  i celesti hanno battuto i manya (4-3) e il Defensor, ottenendo vittorie di prestigio e arrivando a vincere il proprio girone. Così facendo, è arrivata la sfida contro il Bolso, che purtroppo per Marini e per i suoi ragazzi è stata vinta dal Nacional: il Torque era andato sul 2-0 con la doppietta di Alfonso Pereira, ma ha sofferto del classico braccino nella ripresa ed è crollato, venendo infilato da Aguiar (2) e Bergessio. 3-2 Nacional, e titolo Intermedio allo storico club uruguagio, ma intanto il Torque può sorridere: per il club della galassia-City non poteva esserci debutto migliore.

ARGENTINA E CILE: DAL GODOY CRUZ AL TALLERES, PASSANDO PER LA U DE CONCE. TRE STORIE DA RACCONTARE– Del Godoy Cruz vi avevamo parlato diffusamente nella Copa Libertadores 2017, ma dopo quell’epifania con Lucas Bernardi (finito male, nel 2018-19 allenerà il Belgrano), la squadra del Juanfi Garro e del Morro Garcia sembrava destinata a tornare nell’anonimato. Non è successo, e il Tomba può gioire perchè di fatto è stato l’unica squadra capace di impensierire un Boca Juniors in calo dall’inizio della Libertadores: trascinato dalle giocate di Juanfi, che si è reinventato nuovamente diventando un’ala sinistra nel 4-2-3-1 di Dabove e segnando 5 reti, ma anche dalle giocate di Fernandez e soprattutto dalla strepitosa vena realizzativa del Morro e dai suoi 16 gol, il Godoy Cruz è diventato un’autentica macchina da guerra nel 2018. Nella fattispecie, il Tomba ha inanellato 11 vittorie nelle 15 gare disputate dopo l’interruzione invernale della Superliga Argentina, con tre pareggi e una sola sconfitta, patita dal Racing (2-1) e di fatto decisiva per assegnare il titolo al già citato Boca Juniors. Un solo ko in tre mesi e mezzo per il Tomba, che si è tolto la soddisfazione di vincere sei gare consecutive dal 3 marzo al 14 aprile, e trionfare in 9 degli ultimi 10 match della Primera Division: con questi risultati, Garro e compagni hanno sfiorato la clamorosa impresa, arrivando a -2 da un Boca cotto dal punto di vista fisico e sfibrato in attacco dall’infortunio di Benedetto. Per loro 56 punti in 27 gare, un bottino fantastico che vale la qualificazione alla prossima Copa Libertadores.

E in Libertadores giocherà anche l’altra grande rivelazione della Primera Division: il Talleres di Frank Kudelka (approdato a fine stagione alla U de Chile) volava coi talenti Menendez e Reynoso, ma si è confermato anche quando hanno lasciato per passare rispettivamente all’Independiente e al Boca Jrs, andandosi a ricostruire sul mercato e puntare maggiormente su altri giocatori: decisive le sei reti di Junior Arias, ma non solo. Il Talleres ha chiuso 5° con 46 punti e ha conquistato una storica qualificazione alla Copa Libertadores. Una bellissima favola, quella del club che non vanta un budget stratosferico e ora potrà costruire una squadra competitiva per la Copa, e intanto in Cile c’è un’altra potenziale storia da raccontare: la Universidad de Concepcion del rivoluzionario Francisco Bozan (32 anni, allena dal 2014: da giocatore, ha militato nel Bournemouth) è in scia alla Universidad Catolica nel campionato locale e sogna il titolo. Sarebbe un risultato fantastico per un club nato nel 1994, che nella sua bacheca ha due Copa Chile ed è arrivato secondo nel campionato 2007, ma soprattutto sarebbe una rivincita per quei giocatori che erano stati eliminati malamente dal Vasco da Gama nei preliminari della Copa Libertadores. Nella rosa della U de Conce, troviamo giocatori esperti come Hans Martinez e Droguett, ma anche quella vecchia volpe di Sergio Vittor (ex Racing) e un omonimo: il Santiago Silva che gioca nella U non è l’ex Fiorentina, che invece si disimpegna nel già citato Talleres. Riuscirà la U de Conce a imitare il Delfin e vincere il campionato cileno? Tra qualche mese lo scopriremo.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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