”La garra charrúa, l’ultima parola agli uruguagi! Sempre loro!”

Poco più di un mese fa, Lele Adani si tirava addosso una marea di critiche per il racconto della rete segnata al 92′ da Vecino in Inter-Tottenham, una rete che valeva la prima vittoria interista in Champions League dopo sei anni, e in rimonta. Il Sudamerica ci ha abituato a relatos emozionanti (Victor Hugo Morales, ”ahì la tiene Maradona, arranca el genio del futbol mundial”, and so on: lo sappiamo a memoria), racconti carichi di pathos e ”goooooooooooooool” prolungati oltre il minuto, in Europa invece questo tipo di telecronaca viene sempre visto come ”fazioso”. E in più, il riferimento alla garra charrúa aveva fatto sorridere più di un appassionato/addetto ai lavori. Ma il difensore ex Inter, Fiorentina e Brescia non ha inventato quell’espressione, che è nota a tutti i fanatici del futbol d’Oltreoceano: la garra charrúa è l’essenza stessa del popolo uruguagio, l’espressione di un paese che ha 3mln di abitanti ed eccelle al cospetto di nazioni che hanno un bacino d’utenza superiore di dieci o più volte, e che non molla mai nè sul campo, nè nella vita vera, nè nelle battaglie che hanno costellato la sua storia.

È uno stile di vita, un modo di essere che viene ben rappresentato e ”messo in scena” dai giocatori della Celeste: i vari Godin, Vecino, Caceres, Nandez, Cavani, Suarez e i loro predecessori hanno una grinta particolare, trasmessa dal Maestro Tabarez e dalla sua lotta contro la malattia. Una grinta e un carattere che evidentemente sono tipici anche dei più giovani, e di coloro che stanno cercando faticosamente di emergere nell’Uruguay e non avevano incantato nell’ottimo Mondiale russo della Celeste: il protagonista della nostra storia è Giorgian De Arrascaeta, stella del Cruzeiro che ha sognato la vittoria in Copa Libertadores fino al quarto contro il Boca Jrs e giocatore dal talento sopraffino. Il classico giocatore offensivo che pensa/vive da 10 e spesso gioca da ala per accentrarsi ed essere letale sottoporta, una pepita capace di segnare gol così.

Ma anche un ”soldato” fedele, che non rifiuterebbe mai la chiamata della sua nazionale, anche a costo di crearsi qualche guaio. È successo qualche giorno fa: Giorgian De Arrascaeta è stato convocato dall’Uruguay per le amichevoli contro Corea del Sud e Giappone, giocando da titolare per 46′ contro i Samurai Blue e disputando una buona gara. E sin qui tutto normale, ma in questa storia di normale c’è ben poco: il giorno dopo l’amichevole, il Cruzeiro doveva giocare la finale di ritorno della Copa do Brasil, partendo dall’1-0 dell’andata contro il Corinthians, e ovviamente voleva in campo la sua stella per una sfida che metteva in palio un posto nella Copa Libertadores 2019. La Raposa aveva tentato di ”liberare” De Arrascaeta ed evitargli il Giappone, senza esito: a quel punto, il 10 dell’Uruguay poteva fare quello che avrebbero fatto tutti i giocatori ”normali”, ovvero prendersi il meritato riposo dopo la nazionale e saltare bellamente la partita.

Ma, e lo ripetiamo, di normale in questa storia c’è ben poco. Perchè gli uruguagi difficilmente compiranno la scelta più facile e salteranno una ”chiamata alle armi”: è una questione di dovere, di onore, di impostazione mentale. E così, De Arrascaeta ha fatto quello che nessuno avrebbe fatto: salto sull’aereo appena dopo il fischio finale di Giappone-Uruguay, volo di 25 ore escluso il fuso orario (diventerebbero 30 circa) da Saitama a San Paolo (costo 14mila euro, distanza 18mila km) e via verso lo stadio che avrebbe ospitato la finale. Nessuno, dopo la convocazione per la Celeste, si sarebbe aspettato di vederlo all’Arena Corinthians, e invece De Arrascaeta è arrivato a quattro ore dal match per stare vicino alla squadra. E ha fatto di meglio: Mano Menezes ha visto il fuoco nei suoi occhi, e sull’1-1 e col Corinthians in pressione per provare l’impresa l’ha mandato in campo al posto di Rafinha. C’erano 23 minuti per lasciare il segno, e Giorgian l’ha fatto, infischiandosene a piene mani del jet-lag e dell’assurdo viaggio fatto fino a pochissime ore prima della partita.

L’uruguagio ha vissuto un autentico appuntamento col destino, riuscendo a decidere la partita, e non solo a scendere in campo o stare vicino ai compagni: sui suoi piedi è arrivato il pallone della ripartenza decisiva, e la rete del 2-1 definitivo è stata firmata proprio da Giorgian De Arrascaeta. Una rete che ha consegnato al Cruzeiro la Copa do Brasil e la qualificazione alla prossima Copa Libertadores (che porterà in cassa 13mln di dollari), e non solo: la Raposa è diventata la prima squadra capace di vincere sei volte la coppa nazionale, e ha ottenuto il secondo successo consecutivo. Il tutto grazie a Giorgian De Arrascaeta e alla sua lucida follia griffata dalla garra charrúa: qualcuno direbbe che gli uruguagi ”hanno un cuore differente”, e Dio solo sa quanto abbia ragione.

(di Marco Corradi, @corradone91)

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU: AGENTI ANONIMI.