Alejandro Chumacero sin qui è stato il protagonista della Copa Libertadores

Alejandro Chumacero sin qui è stato il protagonista della Copa Libertadores

Sembra Schweinsteiger, ma non lo è, e serve sicuramente a darci l’allegria: riassumiamo così, in una frase scanzonata come lo è il suo modo di stare in campo, Alejandro Chumacero, stella indiscussa del Club The Strongest (Bolivia) e attuale capocannoniere della Copa Libertadores. Un protagonista inatteso, ma neppure troppo: il folletto boliviano aveva già colpito l’occhio nella scorsa Copa America, anche se giocava in un ruolo totalmente diverso dall’attuale, e nessuno poteva aspettarsi una tale esplosione.

Perchè Chumacero, che pure è una delle figure di spicco del Tigre e della Seleccion boliviana, aveva fallito la sua occasione per fare il salto di qualità, dovendo tornare mestamente a casa per vestire nuovamente il giallonero dello Strongest: il club che l’ha accompagnato per una vita calcistica, iniziata con l’esordio a 16 anni nella stagione 2007 (Chuma è un classe ’91, come chi vi scrive), e proseguita sino al 2013 a suon di presenze e gol in mezzo al campo, in quello che è stato il suo primo ruolo. Il Chumacero prima maniera, infatti, nasce come mezzala d’inserimento, e ottiene dei buoni risultati nella sua prima esperienza col Tigre: 27 gol in 175 presenze, che a fine 2013 gli valgono la chiamata dello Sport Recife, club brasiliano che intravede in lui un rinforzo di qualità. Il trapianto brasiliano, però, non funziona (5 presenze e zero reti), e così ecco il ritorno a casa: lo Strongest accoglie Chumacero prima in prestito, e poi a titolo definitivo, e assiste alla ripartenza di una storia mai interrotta.

Una storia che vede al suo interno un cambio di ruolo, con Chumasteiger (spiegheremo dopo questo soprannome) che diventa un’ala offensiva nella gestione (tuttora in corso) di Cesar Farias, ex ct del Venezuela che sta portando lo Strongest a un nuovo ciclo d’oro col suo 4-2-3-1 offensivo e spettacolare, nel quale Chumacero (ala destra) e il veterano Escobar (nato punta, reinventato trequartista) sono i fulcri centrali del gioco e i punti di sbocco della manovra: i numeri parlano di 94 presenze e 24 reti nella nuova esperienza al Tigre, ma non sono aggiornati con questa stagione, che sta portando alla definitiva esplosione di un giocatore troppo spesso sottovalutato dagli osservatori (e dagli avversari) per quel fisico minuto che, in teoria, non dovrebbe portare a nulla di buono, e invece è il punto di forza di un talento in totale esplosione.

Velocità che sprizza da tutti i pori, tecnica di ottimo livello e capacità d’inserimento (e intelligenza tattica) di chi è nato mezzala, e dunque riesce a capire prima dell’avversario dove può far male, e quali possono essere i possibili errori della retroguardia ”nemica”: 163cm di pura rapidità e scaltrezza dunque, che si preparano ad ottenere quello che è mancato negli anni scorsi. Da buon giocatore che era (il suo bottino nella Bolivia è scarno: 32 presenze e 2 gol), Chumacero è diventato negli ultimi mesi uno dei giocatori dominanti di una competizione, la Copa Libertadores, che si presta facilmente alle sorprese, ma vede nello Strongest una delle possibili certezze dell’edizione 2017: perchè i boliviani, che pure arrivano dai preliminari, hanno convinto a suon di gol, bel gioco e organizzazione di squadra, che si somma a un vantaggio d’altura (La Paz, città del Tigre, è a quota 3625m) che finisce col potenziare delle qualità già ben in vista.

E lo Strongest può essere una delle realtà di spicco della nuova Libertadores (il 2-0 all’Independiente Santa Fé è stato la conferma definitiva), Chumacero si candida a diventarne uno degli assoluti protagonisti: il folletto boliviano, infatti, è al momento il capocannoniere della competizione con 6 reti (in 5 gare), frutto dei suoi costanti inserimenti offensivi e delle sue azioni penetranti. Azioni che hanno portato lo Strongest ai gironi in pompa magna, e che gli sono valse la doppietta contro i colombiani nell’esordio nel gruppo 2 della Copa Libertadores 2017, una doppietta arrivata a modo suo: due inserimenti dall’ala a bucare la difesa, e due gol che spiazzano il portiere e rompono un’imbattibilità (quella del Santa Fé) che durava da oltre mille minuti.

Perchè, se Chumacero è riuscito a distruggere mese dopo mese, anno dopo anno, tutti i pregiudizi sul suo fisico minuto (163cm), cosa vuoi che sia qualche minuto d’imbattibilità? Una mera formalità per chi si candida seriamente ad un piazzamento tra i migliori giocatori della Copa, e sogna di ripercorrere in tutto e per tutto le orme di Bastian Schweinsteiger: è un accostamento azzardato, quello che nasce dalla somiglianza visiva del biondo boliviano con Schweini, ma neanche troppo. Entrambi hanno fatto degli inserimenti e della velocità d’esecuzione un mantra, ed entrambi si sono reinventati intorno ai 24-25 anni: il tedesco, da ala, diventò mezzala d’inserimento, mentre Chuma ha fatto il percorso inverso, diventando uno degli esterni più determinanti del calcio sudamericano e regalando perle di rara bellezza (vedi sotto). Basterà questa fantastica stagione, che è solo all’inizio, per donare ad Alejandro Chumacero un passaggio in Europa o il trasferimento in una big sudamericana? Lo scopriremo presto, e molto dipenderà dalla cavalcata dello Strongest: ma le premesse ci sono tutte, perchè ”il biondo che non impegna” vuole continuare a sorprenderci e sorprendersi, e diventare una star…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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