Ariel Holan

Dall’hockey su prato al calcio, dal ruolo di assistente tecnico alla finale della Copa Sudamericana, da hincha convinto e militante dell’Independiente a tecnico del Rojo, portato a giocarsi un nuovo trofeo internazionale (non a caso lo chiamano Rey de Copas) a partire da stanotte, sfidando un Flamengo agguerrito e solito (e sua maestà Reinaldo Rueda): Ariel Holan è un nuovo dal multiforme ingegno, un tecnico assolutamente fuori dal comune per la sua storia, la sua idea calcistica e la capacità mostrare dentro e fuori dai terreni di gioco. Raccontarlo alla vigilia dell’andata della finale della Copa Sudamericana era quasi un obbligo morale, e abbiamo deciso di scindere la sua storia in due parti: da un lato il ”personaggio” Holan, dall’altro le sue idee tattiche.

DALL’HOCKEY SU PRATO ALL’INDEPENDIENTE: IL PERCORSO DEL PROFE ARIEL HOLAN– 57 anni e non sentirli, anche perchè il percorso calcistico di Ariel Holan è decisamente recente: il calcio è stato la primissima vita del giovane Ariel, ma anche la seconda carriera di un uomo partito da un mondo totalmente diverso e arrivato ad allenare la sua squadra del cuore. Il piccolo Ariel Holan, infatti, nasce con un amore viscerale per l’Independiente, trasmesso da quel padre che lo porta a vedere le partite sin da quando ha quattro anni, trasmettendogli la passione per quella squadra che in quegli anni vinceva ogni trofeo continentale (due Libertadores consecutive e altrettante Intercontinentali perse con l’Inter): nasce così l’amore per il calcio dell’attuale tecnico dell’Independiente (un sogno realizzato a 56 anni), che col passare degli anni sviluppa anche un’innata spinta verso l’ossessiva perfezione. In confronto a Holan, quel Guidolin che aveva confessato di ”vivere 24h per il calcio, e stare malissimo dopo ogni sconfitta” è un pressapochista, e d’altronde non potevamo aspettarci altro da chi era già stato indirizzato alla perfezione da… mamma: ”A cinque anni ero stato promosso in prima elementare in scioltezza, ma mia madre mi costrinse a ripetere l’anno perchè non ero abbastanza maturo. È l’inizio della storia del ragazzo cresciuto nel barrio di Lomas de Zamora, e arrivato ad allenare già a 16 anni, nella squadra di hockey su prato del suo quartiere: la strada era tracciata, e dopo la laurea in educazione fisica, Ariel Holan iniziò a fare sul serio, proseguendo il suo percorso nell’hockey su prato e arrivando fino alla nazionale dell’Uruguay, portata nel 2003 al 3° posto nei Panamericani. L’hockey era la vita di Ariel Holan, che però era convinto di poter dare qualcosa anche al calcio e si fece notare in modo singolare: il tecnico di Lomas de Zamora, infatti, aveva sviluppato e utilizzato negli anni un software per valutare l’efficacia e la perfezione degli allenamenti, sviluppato negli anni da mister dell’hockey su prato e perfezionato nella sua esperienza calcistica, iniziata ufficialmente nel 2003, appena dopo il bronzo nei Panamericani.

Per sviluppare quel software, Ariel Holan arrivò a vendere la sua macchina per comprarsi un computer Apple e seguire l’esempio di Steve Jobs (”quell’uomo mi ha dato un grande esempio da seguire”), facendosi così notare per l’approccio scientifico allo sport, e non solo per le sue doti da tecnico. Doti che spinsero Burruchaga a inserirlo nel proprio staff, e proprio al seguito del campione del mondo ’86 il Profe iniziò il suo percorso: assistente di campo del Burru tra Arsenal Sarandì, Estudiantes e Independiente dal 2003 al 2006, e tra Banfield e Arsenal dal 2008 al 2010, responsabile delle giovanili dell’Argentinos Juniors (il vivaio che ha generato Maradona-Riquelme e ora sta lanciando i MacAllister) per qualche mese e viceallenatore di Matias Almeyda nel River Plate che doveva risollevarsi dalla Primera B, prima di abbandonare i Millonarios insieme all’ex giocatore della Lazio dopo il suo esonero. Da assistente di campo, Holan perfezionò il suo software tramite l’utilizzo di un drone per riprendere gli allenamenti (e dunque migliorarli costantemente) e l’utilizzo del GPS addosso ai giocatori così da studiarne i dati fisici: un pioniere in tal senso, che però ha dovuto aspettare fino al 2015 per mettere in mostra le sue conoscenze da allenatore capo.

Il primo club a dare fiducia al Profe è stato il Defensa y Justicia, e dopo essere arrivato tra lo scetticismo dei tifosi (”il nostro allenatore lavorava nell’hockey su prato, la prossima volta metteranno un bidello”), Ariel Holan ha salvato tranquillamente il club e disputato un’ottima avventura alla guida dell’Halcon: 17 vittorie, 13 pareggi e 17 sconfitte in 47 partite, un bottino che gli è valso la chiamata del ”suo” Independiente. Quel Rojo che Holan aveva supportato anche durante la sua carriera da tecnico, finendo tra quei tifosi che festeggiarono la Copa Sudamericana 2010 con un’invasione di campo, quel Rojo del quale vi saprebbe raccontare decine di aneddoti dal 1964 ad oggi, e che sta allenando, realizzando il sogno di quel giovanissimo hincha che esultava col papà per le vittorie degli anni ’60: l’Independiente di Holan è una gioia per gli occhi, e la finale della Copa Sudamericana è arrivata dopo i successi contro Alianza Lima (0-0, 1-0), Deportes Iquique (4-2, 2-1), Atlético Tucumán (0-1, 2-0), Nacional Asuncion (4-1, 2-0) e Libertad (0-1, 3-1), una sfida che ha portato il Rojo all’apoteosi: dopo l’immeritata sconfitta dell’andata, l’Independiente ha distrutto gli avversari con gioco e cattiveria agonistica, sfruttando al meglio il turnover completo messo in atto da Holan nel Clasico contro il Racing, vinto 1-0 con due soli titolari in campo e una partita stoica in 10vs 11 per 55′ più recupero. Rojo in finale, e stanotte gli argentini si giocheranno la finale contro il Flamengo dalle 00.45.

CALCIO OFFENSIVO, PSICOLOGIA E PERFEZIONE: L’IDEA DI ARIEL HOLAN– Ma quali sono le idee tattiche di Ariel Holan? Innanzitutto il Profe non si limita solo a quell’aspetto, ma al momento del suo arrivo al Rojo ha fatto anche tanto lavoro psicologico sui suoi giocatori, facendo un discorso individuale a ognuno di loro e rivitalizzando gran parte degli elementi della rosa. I tifosi, eccezion fatta per quella barra brava che gli aveva chiesto di finanziare la trasferta di Asuncion pagando 50mila dollari (malmenandolo dopo il suo ”no”), lo adorano, e anche i giocatori in rosa, che seguono Ariel Holan come un grande condottiero. L’idea calcistica di Holan prevede un 4-2-3-1 nel quale viene cercato ossessivamente il bel gioco a suon di possesso palla, sovrapposizioni e tecnica individuale: il talento non ha età per il Profe, che non si è fatto problemi a lanciare Ezequiel Barco, l’ennesima joya del calcio argentino (classe ’99, l’Atlanta United ha già offerto 14mln), o rilanciare talenti persi come Sanchez Miño e il Burrito Martinez.

Abbiamo seguito varie gare dell’Independiente, e ci hanno sempre colpito la spinta offensiva e il gioco a due tocchi della squadra, che pratica un calcio veloce e bellissimo da vedere e seguire, ma sa anche difendersi: chiedere per credere al Racing, imbrigliato nel già citato Clasico de Avellaneda dopo la rete di Leandro Fernandez con una grande prova difensiva in inferiorità numerica. Ma Ariel Holan è anche l’uomo delle intuizioni e dei mille cambi-ruolo: la sua tattica è liquida, coi giocatori che spesso si scambiano di posizione e debbono sapersi reinventare all’occorrenza. Abbiamo visto (e vedremo anche stasera, verosimilmente), l’ex Torino Gaston Silva (terzino sx) giocare da difensore centrale sia nel 4-2-3-1 che nel 3-4-2-1 (difesa completata da Franco e Tagliafico, altro terzino e capitano), ma anche Bustos (ala) terzino destro, Meza trequartista centrale e Sanchez Miño (giocatore chiave per il Rojo) mezzala: Ariel Holan ha ottenuto disponibilità completa dalla sua squadra, ed è pronto a inseguire il sogno di una carriera nel doppio confronto contro il Flamengo. Riuscirà il Profe a far esultare i tifosi dell’Independiente e conquistare, da allenatore-tifoso (”in casa nostra l’Independiente è una religione”), la Copa Sudamericana col Rojo?

(di Marco Corradi, @corradone91)

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