Alagoano

Centro Sportivo Alagoano. Sicuramente a molti di voi questo nome non dirà assolutamente nulla, eppure è legato a una delle più belle favole sportive del 2018: proprio mentre la Chapecoense, nell’anno del secondo anniversario del tragico schianto che decimò la squadra finalista della Copa Sudamericana 2016, festeggiava la salvezza in extremis nel Brasileirao, l’Alagoano invece conquistava la promozione nella massima serie brasiliana dopo un percorso da Guinness dei Primati.

Il Centro Sportivo Alagoano, soprannome Azulão e sigla CSA, è l’espressione di una città (Maceió) di 1mln di abitanti e di uno stato (Alagoes) da 3.3mln di abitanti complessivi. Il suo torneo statale è il Campeonato Alagoano, la massima rivale il CRB (Clube Regatas de Futbol), che ha ceduto quest’anno lo scettro di campione di Alagoes a un club che ha trionfato 38 volte, ma non vinceva da 10 anni. Forse perchè l’Alagoano era troppo impegnato a centrare una scalata d’altri tempi: il club, nato nel 1913 come Centro Sportivo Sete de Setembro (d’altronde nacque il 7 settembre) e denominato Alagoano nel 1918, non ha certamente una grande storia, e sta vivendo i suoi giorni migliori negli Anni Duemiladieci. Prima dell’escalation attuale, l’Alagoano era ricordato per poche e semplici cose: la prima si chiama Garrincha, che vestì la sua maglia per 90 minuti, nei giorni del suo ritiro dal calcio e mostrando il lento declino di una grande stella distrutta dalla vita sregolata. La seconda, invece, è una finale internazionale: il CSA disputò la Copa Conmebol (equivalente dell’attuale Copa Sudamericana, disputata dal 1992 al 1999) e raggiunse l’atto conclusivo a suon di imprese, perdendo 3-0 contro il Talleres dopo aver vinto 4-2 all’andata, e consegnando il trofeo agli argentini, allenati da Ricardo Gareca.

Ad oggi, l’Alagoano è l’unico club del Nord-Est ad aver disputato una finale internazionale, e da domenica verrà ricordato anche per qualcos’altro. La promozione nel Brasileirao, che verrà disputato dal club a partire da maggio 2019, non è solo una grande soddisfazione per l’Alagoano, ma anche il raggiungimento di uno storico record: il CSA è il primo club nella storia del calcio brasiliano a raggiungere la Serie A dopo aver conquistato tre promozioni consecutive. Nel 2016, infatti, il Centro Sportivo Alagoano militava nella Serie D brasiliana, raggiunta poco più di un anno prima dopo qualche anno di purgatorio nelle serie inferiori. E nel 2019 militerà nel Brasileirao e assaggerà la Serie A per la prima volta nella sua storia. Nel mezzo, un’escalation senza eguali nel calcio verdeoro: 2° posto nella Serie D 2016 e promozione in Serie C, vinta al primo colpo nel 2017 (primo trofeo nazionale del club) con annessa promozione in Serie B. Una Serie B che, in un 2018 sorprendente, ha regalato la promozione nel Brasileirao grazie al 2° posto in campionato.

Una promozione che, nel più classico degli scenari da ricordare, è arrivata con un ultimo atto al cardiopalma: l’Alagoano si era conquistato le zone nobili della classifica grazie a un filotto di sei vittorie e una sconfitta, salvo poi perdere nella penultima giornata e rimettere tutto in discussione. Per sognare la promozione, serviva battere la Juventude nell’ultimo turno e in trasferta su un campo ostico: la gara decisiva dunque veniva disputata a 3.400km da Maceió e vicino al confine con l’Uruguay, ma questo non ha scoraggiato i tanti tifosi del Centro Sportivo Alagoano, tra i quali c’era anche un’ospite d’eccezione. Marta, plurivincitrice del Pallone d’Oro femminile (5 successi consecutivi), è nativa dello stato di Alagoes e non poteva mancare a questo evento, che l’ha vista assistere al match insieme alla torcida e a quei tifosi che solitamente occupano l’Estadio Rei Pelé (20mila posti).

Una gara che è stata un autentico trionfo. L’Alagoano (che fino a pochi mesi fa aveva in rosa nientemeno che John Lennon) è andato in vantaggio al 20′ con Jhon Cley, e poi ha rifinito il trionfo nella ripresa: l’eroe è stato l’attaccante 31enne Neto Berola, un passato tra Santos e Atletico Mineiro prima del salto in Messico col Veracruz e del ritorno in patria con l’Alagoano. È stato lui, con una tripletta segnata in 29′, a sancire il 4-0 finale e la promozione dell’Alagoano, che è arrivato secondo in una classifica cortissima: oltre ai dominatori del Fortaleza (71), con l’Alagoano (62) sono salite nel Brasileirao Avaì (61) e Goias (60), premiato da differenza reti e scontri diretti a scapito di una nobile decaduta come la Ponte Preta (anch’essa a 60). L’Alagoano ha così potuto festeggiare la terza promozione consecutiva conquistando un piccolo grande record, e l’ha fatto con qualche volto noto agli appassionati del calcio brasiliano, ma anche del calcio europeo.

Il tecnico fautore dell’impresa è Marcelo Cabo, che nel 2016 realizzò qualcosa di simile e portò nel Brasileirao l’Atletico Goianiense (subito retrocesso, con tanto di esonero a metà stagione per lui), e tra i giocatori ci sono due ex che attirano l’attenzione: però attenzione, non sono nè Xandão, solo omonimo del difensore ex Sporting Lisbona che accese l’interesse di molte big quando giocava nel San Paolo, nè l’ex Cruzeiro Judivan. Il primo è tutto ”italiano”, ed è l’ex meteora dell’Udinese Alemão, in Italia con le maglie dei friulani, del Varese e del Vicenza dal 2009 al 2012: l’attaccante dalla bionda chioma (da qui Alemão), dopo essersi rilanciato in Olanda con l’FC Eindhoven, è rientrato in patria col Paranà ed è passato all’Alagoano, dove però non ha segnato neppure un gol in 12 presenze. Ha avuto maggior fortuna l’altro ex del calcio europeo, l’attaccante Walter, la cui storia è particolare: Walter, centravanti dal fisico ”poderoso” (178cm per 100kg), era una delle stelle dell’U20 brasiliana e nel 2010 venne acquistato dal Porto con grandi auspici. Nonostante i 16 gol in 33 presenze, viene ancora ricordato più per la sua stazza che per i gol segnati, e il Porto l’ha scartato progressivamente anno dopo anno: ancora oggi è sotto contratto col club, che nel mentre l’ha prestato a Cruzeiro, Goias, Fluminense, Atletico Paranaense, Goias, Atletico Goianiense, Paysandu e Alagoano.

Otto anni in prestito e un contratto che viene rinnovato anche se il club non crede più in lui, che col Goias fece grandi cose (28 gol in 50 gare), e qui ha segnato due reti in stagione: non tantissime, ma la sua presenza fisica (mischiata, anche se il peso non lo direbbe, a un’ottima velocità) tiene occupati i difensori e aiuta il gioco della squadra. D’altronde l’Alagoano non ha avuto nell’attacco, il cui miglior realizzatore è Neto Berola con 5 gol (solo grazie alla già citata tripletta), il suo punto di forza: il miglior giocatore del club è l’esterno 34enne Didira: 8 reti per lui, che dovrebbe restare anche l’anno prossimo e provare a trascinare il club alla salvezza nel Brasileirao. La massima serie sarà una grande sfida per il piccolo club del Nord-Est, e chissà che non possa ritrovare in squadra qualche grande ex: d’altronde il continente sudamericano è la terra del corazon, e un Alagoano in Serie A potrebbe far tornare la voglia di casa a quel Cleiton Xavier che debuttò proprio con la maglia dell’Azulão, prima di diventare grande col Metalist Kharkiv. Vedremo cosa succederà, ma intanto il Centro Sportivo Alagoano è già nella storia.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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