Adrian Martinez

Il calcio sudamericano spesso ci regala storie da raccontare. Storie di grandi ritorni, di grandi exploit, di successi inattesi o cadute altrettanto imprevedibili. Follia e tecnica, innovazioni tattiche oppure favole. La vita che si va a mischiare al calcio, le emozioni che rendono tutto più bello o più doloroso: un autentico specchio del mondo reale, insomma. Abbiamo raccontato tante storie da quando esiste la rubrica ”Storie sudamericane”, ma quella che vi racconteremo quest’oggi le batte tutte: è una storia di riscatto, fede e rinascita. Perchè a volte bisogna toccare il fondo, per poi arrivare a toccare il cielo con un dito. Adrian Emanuel Martinez l’ha scoperto a sue spese, e la sua storia ci ha emozionato. Perchè Adrian Martinez, prima di incantare con la maglia della Libertad e diventare il capocannoniere della Copa Libertadores 2019 (6 gol in 5 gare) e la figura del partido contro il The Strongest e l’Universidad Catolica, ha davvero ”toccato il fondo”.

L’INGIUSTA DETENZIONE E LE DIFFICOLTÀ IN CARCERE: L’INCUBO DI ADRIAN MARTINEZ

Nel calcio sudamericano tanti giocatori hanno passato momenti difficili. Carlitos Tevez ha più volte raccontato della sua tribolata infanzia, e anche Ricardo Centurion ebbe parecchi problemi, prima di imporsi nel Racing e nel calcio argentino: erano problemi dettati dal rischio delle cattive amicizie, da quartieri malfamati e non solo, problemi che abbiamo riscontrato anche in Brasile e che probabilmente hanno impedito all’Imperatore Adriano di diventare il giocatore che tutti si aspettavano diventasse. La storia di Adrian Martinez però è diversa, e confinata in una cella di due metri per due, che diventò la sua casa durante sei mesi di ingiusta detenzione in carcere. Accadde tutto all’improvviso. Il fratello di Adrian Martinez venne colpito da tre colpi di pistola, e il futuro attaccante della Libertad iniziò una letterale corsa verso l’ospedale insieme a lui e al padre. Mentre i due assistevano il fratello ferito, un gruppo di vicini si recò alla casa degli aggressori, saccheggiandola e dandole fuoco: come racconta lo stesso Adrian in una vecchia intervista, ”duecento persone impazzite che si mettono a dar fuoco a tutto”. I vicini di casa denunciarono anche Adrian (e la sua famiglia), che ovviamente non era presente, per il furto e l’incendio, e l’attaccante venne arrestato nonostante i tentativi di discolparsi. L’azione punitiva verso gli aggressori doveva essere partita da un membro della famiglia Martinez, secondo gli inquirenti.

E così l’Unidad 21 de Campana, centro penitenziario della regione di Buenos Aires, diventò improvvisamente la sua casa e la sua vita prese una svolta inattesa. ”Mi davano un tozzo di pane al giorno, era il mio unico pasto. Ho vissuto per tre mesi nelle cosiddette ”buzones” (celle di 2 metri per due), perchè non mi davano l’accesso alle celle normali: stavo in questo quadrato coi muri che trasudavano umidità, e senza bagno” – racconta Adrian Martinez in un’intervista realizzata nel 2017 al supplemento Enganche di ”Pagina 12” -. ”Dormivo sopra un lenzuolo, nulla di più. Se i tuoi familiari ti portano una coperta, a quel punto ti serve un materasso. E se ti trovi ad avere molte coperte e molte visite, gli altri detenuti se ne accorgono, e rischi di essere picchiato e che ti portino via tutto. Non mi è mai successo, perchè sono stato attento e non mi sono mai mostrato debole. Non puoi farlo là dentro. Uccidono, pugnalano, ci sono risse ogni giorno, prendono in ostaggio i poliziotti: non si può vivere nelle carceri argentine. Sono molto peggio di quanto si racconta”. Dopo sei mesi di carcere (di cui tre in una cella 2×2), e tante giornate difficili nelle quali ha riscoperto la fede in Dio e cercava di far trascorrere il tempo e non impazzire, Adrian Martinez è stato scarcerato. Era riuscito a dimostrare di non aver preso parte al raid e all’incendio, grazie al lavoro dei suoi avvocati e a varie testimonianze, e grazie alle telecamere dell’ospedale nel quale il fratello era stato ricoverato un mese. Poteva tornare a vivere, poteva tornare a sognare di giocare a calcio dopo sei mesi di ingiusta detenzione.

I PRIMI PASSI IN ARGENTINA, IL SOL DE AMERICA E LA LIBERTAD: L’ESPLOSIONE E IL RISCATTO DI ADRIAN MARTINEZ

Spesso si dice che ”Le vie del Signore sono infinite”. Chi vi scrive non è più estremamente credente, ma Adrian Martinez continua a giurare a tutti che, senza quei mesi in carcere che gli hanno fatto riscoprire la fede, probabilmente non sarebbe il giocatore che è adesso. Perchè dopo il carcere, la vita dell’attuale attaccante della Libertad ebbe una decisa svolta: dopo aver lavorato da muratore e da spazzino (lavoro che gli fece rischiare di perdere una mano per una brutta caduta in moto) per mantenersi, Adrian Martinez decise di provare a riaccendere la sua passione originaria e tentare di diventare un calciatore professionista. Iniziò tutto per gioco, con un provino col Defensores Unidos de Zarate, squadra militante nell’Ascenso argentino: aveva talento, ma fisicamente era a terra, dopo sei mesi ”fermo” in carcere. Nella prima stagione col club dovette pensare solo a rimettersi in forma e a spegnere le malelingue: tutti parlavano di lui come di un ex carcerato, e non di un ragazzo che era stato ingiustamente detenuto. E ancora una volta (lo dice lui stesso), la fede in Dio fu determinante, insieme alla leggenda argentina del Gauchito Gil: Adrian Emanuel Martinez guadagnò la stima dei compagni, iniziò a segnare e venne notato dagli osservatori dell’Atlanta, club che gioca nella Primera B Metropolitana (la nostra Serie C, ovviamente dilettantistica) e lo ingaggiò nell’estate 2017. Un bello step, per chi fino a qualche mese prima contava i giorni in carcere, e si ritrovò a segnare gol a raffica su tutti i campi dell’Argentina: la Primera B Metropolitana non viene molto considerata dai club della Primera Division per il suo basso livello tecnico, ma Adrian Martinez si fece notare anche nella Copa Argentina.

Gol al Belgrano, e ottima partita contro il River Plate per lui, che con la maglia del Bohemio finì col diventare famoso e ”ricercato”, ma ancora non voleva credere alle sue doti: ”Sono scarso, un asino. Calcio e la palla finisce dentro. Sbatte contro il palo e mi arriva addosso. I gol me li regala Dio, sono benedetto”. Diceva così ai suoi compagni, che presto sono diventati… ex: nell’estate del 2018 Adrian Martinez è infatti approdato al Sol de America, squadra che lotta per qualificarsi alle coppe in Paraguay, ed ha fatto ciò che gli viene meglio, ovvero segnare. Con la camiseta dei Danzarines ha segnato 12 gol in sei mesi, diventando il capocannoniere del club e trascinandolo alla qualificazione in Copa Sudamericana. Ma soprattutto, l’attaccante che segna come un ”nove” consumato pur non essendo altissimo (e dunque può agire da seconda punta) ed è sempre al posto giusto al momento giusto, si è guadagnato la chiamata della Libertad. Il club, terzo nell’ultimo campionato paraguaiano, stava allestendo una grande squadra per andare all’assalto della Copa Libertadores e ha pensato a Martinez, che ha contribuito enormemente alla qualificazione alla fase a gironi. Quattro gol tra andata e ritorno nella sfida del 2° turno preliminare contro i boliviani dello Strongest, con tanto di tripletta nel match casalingo: contro l’Atletico Nacional e nel playoff Adrian non ha inciso, ma è tornato a ”rompere” le reti nel debutto nella fase a gironi e contro l‘Universidad Catolica. Primo gol dopo 45”, secondo al 4′ per il 2-0 del Gumarelo, che poi ha vinto 4-1: un giocatore non realizzava due reti nei primi 5′ di un match di Copa Libertadores dal 1986, quando l’uruguagio Juan Carlos de Lima (Deportivo Quito) segnò due reti al Bangu (1′ e 3′).

Adrian Martinez, che giocava al fianco del Tacuara Oscar Cardozo, è entrato così nella storia della Libertadores, ed è diventato capocannoniere con 6 reti in 5 match. Una bellissima favola, che si arricchirà di tante altre pagine, visto che l’attaccante ha solo 26 anni (classe ’92): d’altronde, la determinazione non manca ad Adrian Martinez, che forse ora si sarà convinto di non essere poi così ”scarso”.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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