Ci eravamo lasciati con una storia di ”Rinascita” ambientata durante Football Manager 2019. Il nostro allenatore parte dall’Udinese retrocessa in Serie B a giugno 2019, la rifonda con soli italiani riportandola in Serie A al primo colpo dopo un campionato dominato, e con qualche innesto mirato e una tattica vincente e collaudata, i nostri ragazzi erano arrivati in Champions League chiudendo la Serie A al 3° posto. Vi avevamo raccontato una storia bellissima, quella di un’Udinese vincente e tutta tricolore, e non potevamo lasciarla a metà, perchè questa carriera è un’autentica droga e prosegue anche mentre vi stiamo scrivendo, dato che siamo arrivati alla stagione 2023-24 e stiamo affrontando l’ennesima rinascita. Mai come in quest’occasione una carriera viene definita dal suo nome: ci siamo ritrovati a risollevare due club (diventeranno tre) dalle loro ceneri, come dei buoni samaritani, per poi lasciare e andare a ”seminare” altrove. Il vol. II di ”Rinascita” parte con una storia di conferma nonostante un calendario infernale, e prosegue con un addio doloroso e una grande vittoria: partiamo insieme per questa nuova storia di Football Manager 2019.

ANNO III- UDINESE, LA CONFERMA

Ripartiamo a raccontare dal dopo, ovvero da ciò che è successo dopo quel fantastico terzo posto. La dirigenza made in GB, che vive di pane e autofinanziamento, decide di premiare il nostro storico piazzamento (eguagliato Guidolin, ndr) con un budget trasferimenti di 11mln circa: messe da parte imprecazioni e insulti figurati di ogni sorta, iniziamo a pensare ai rinforzi. Manteniamo i portieri (Scuffet, Perisan, Borsellini: vivaio inside), la difesa centrale (Angella-Antei titolari, Suagher e baby-Panico riserve), i terzini titolari (Sampirisi e Dimarco, riscatto per 8M) coi giovani Novella ed Ermacora riserve (non renderanno), lo zoccolo duro della mediana con Tonali regista e Verre-Bertolacci-Maggiore a girare come mezzali, e rinforziamo la panchina in mezzo con Bessa (a zero) e Maiello come vice-Tonali. Sulle ali c’è da lavorare: restano Ciciretti e Pierini, ma compriamo come titolari Verde (2.4M) e Nicola Sansone (prestito con diritto a 5). Novità anche in attacco, con Cutrone in prestito per fare da titolare al posto di La Gumina (14 gol e tante pause). O almeno così dovrebbe essere, ma non sarà. La tattica resta il consueto 4-3-3: Scuffet; Sampirisi, Angella, Antei, Dimarco; Verre, Tonali, Bertolacci; Verde, La Gumina/Cutrone, Sansone. E il destino ci fa un favoloso scherzetto, che non è il consueto girone della morte da debuttanti (Man City, Dortmund, Besiktas), ma un avvio di stagione da incubo: Chievo, Juventus, Milan, Inter, Lazio, Frosinone, Napoli. Che vuol dire le migliori cinque del torneo nelle prime sette giornate, con in mezzo due turni di UCL e senza Pierini e Antei infortunati per tre mesi. In pratica l’IA decide di rendere ancora più complicati i nostri già macchinosi avvii, dovuti all’ottima preparazione atletica di Massimo Neri e agli allenamenti pianificati dal fido Atzori, che ci consentono poi di sfrecciare da febbraio in poi. La nostra partenza è da incubo: ko col Chievo (1-0), ko con la Juve, pari col Milan (2-2), ko con Inter e Lazio. Un punto in cinque partite, e per vedere la prima vittoria serve arrivare alla sesta giornata, quando l’Udinese batte 3-0 il Frosinone dando la svolta alla stagione: nel mezzo, il debutto in Champions con ko contro il fortissimo Man City, guidato da Mbappé e dotato di una rosa costruita a suon di banconote da 100mln di euro, perchè loro possono. Dopo il Frosinone, risolleviamo anche la UCL battendo il Besitktas e pareggiando col Dortmund (secondi a quota 4 dopo tre turni), mentre in campionato inizia la rimonta: vittorie contro Brescia, Benevento e Cagliari, pari pirotecnico contro il Napoli di Pep Guardiola (Insigne falso nueve) rimontando dal 2-0 per i nostri avversari. Arriva il ko contro la Samp dell’amico Di Francesco, che gioca un gran calcio, e ovviamente andiamo a perdere a Dortmund dopo essere passati in vantaggio. Qualche riga fa vi avevamo parlato di un Cutrone preso per fare il titolare, ma così non sarà: il buon Patrick non gira, e diventerà un buon subentrante, mentre La Gumina vivrà un’annata da 17 gol in campionato (21 complessivi) e sarà stabilmente titolare. ”Scivola” in panchina anche Ciciretti, che ci aveva trascinato in Champions l’anno scorso, ma nel 2021-22 manda in campo il cugino scarso (media voto 6.5) e saluterà a gennaio.

Intanto continuiamo a risalire la classifica in campionato, mentre in Champions la qualificazione ci sfugge per quella maledetta sconfitta di Dortmund: il BVB ci crede e pareggia col City, che ovviamente batte la nostra Udinese, e nonostante il nuovo ”calippone” al Besiktas chiudiamo terzi con 8 punti (BVB a 9) in un remake non voluto della reale fase a gironi dell’Udinese di Cosmi nell’unica UCL bianconera. Scendiamo così in Europa League, dove troveremo il PSV a febbraio, mentre il campionato prende una piega strana: saltiamo ”a caso” due weekend, cosa condivisa con altri club, e ci ritroviamo costantemente con due partite in meno che recupereremo solo a stagione inoltrata. Non è una classifica ”reale” quella che osserviamo dunque, ma chiudiamo il 2021 con 30pti in 17 gare (piena zona-Europa) e l’accesso ai quarti di Coppa Italia. Il nostro 2019 inizia con qualche rinforzo d’esperienza: Viola sostituisce un disastroso Bessa (ceduto al Torino per 3.5M), D’Ambrosio e Criscito sono rinforzi low-cost come riserve per i terzini, il giovane ex Roma Antonucci rimpiazza Ciciretti diventando un jolly sulle ali. Il nostro mercato, dipendesse da noi, si concluderebbe qui, ma come vedremo in seguito non sarà così. Intanto, in campionato si gira che è una bellezza: vittoria convincente contro il Bologna (5-0), sorprendente poker a una Juventus allo sbando con Tuchel (salterà a fine anno), vittoria contro il Torino, che batteremo anche nei quarti di Coppa Italia accedendo alle semifinali, e 0-0 contro l’Inter di Pochettino. Le semifinali di Coppa Italia ci mettono di fronte il Milan, che non abbiamo mai battuto da quando c’è Jorge Jesus (una sola vittoria, con Gattuso): doppia sconfitta e sogno infranto. Sogno infranto anche in Europa League, dove un’Udinese con la testa alla corsa-Champions trova un PSV che arriverà addirittura in finale, perdendola contro il Lione: ko in Olanda (2-0) e pari al Friuli, ci resta solo il campionato. Nel mentre, però, abbiamo omesso di raccontarvi il nostro 31 gennaio infernale per un voluto lapsus freudiano. Perchè quel giorno ci ha fatto perdere dieci anni di vita. Football Manager (come vedremo anche nel 2023-24) presenta una certa ironia, e così non solo il Manchester United ci paga i 57M della clausola rescissoria di Sandro Tonali alle 17:00 dell’ultimo giorno di mercato, ma nello stesso momento il nostro super-sub Giulio Maggiore si fa cedere al Benfica per 20M (non giocherà praticamente mai, mistero). Abbiamo due centrocampisti da sostituire in tre ore, e tanti milioni da spendere: potremmo ”esterofilizzarci”, ma optiamo per Cataldi come nuovo mediano davanti alla difesa (10M) e Melegoni (7.5M) super-sub. E da super-sub, complice un Verre disastroso dall’addio di Tonali, Melegoni diventerà titolarissimo completando la mediana con Cataldi e Bertolacci: come sono ormai titolarissimi Sansone e Verde a suon di gol e assist. Il nostro campionato prosegue con qualche pareggio di troppo, la ”tassa” Milan (2-0 e nuovo ko), il remake del 2-2 contro il Napoli con gli azzurri che ci riprendono dopo il 2-0 iniziale firmato da La Gumina (17 gol) e tante vittorie. Il 4-0 subito dal Palermo in un match inspiegabile mette a rischio il nostro quarto posto, che però viene consolidato dai match seguenti: alla penultima giornata siamo già certi del posto-Champions, e possiamo anche toglierci il lusso di far giocare qualche riserva e pareggiare all’ultima contro una Roma in crisi nera, che chiuderà decima con Mazzarri allenatore.

La classifica recita: Milan 86 e campione d’Italia, Napoli 78, Juventus 75, Udinese 74, Inter 72, Lazio 61, Atalanta (Giampaolo) 55. Siamo nuovamente in Champions League, e senza qualche passo falso di troppo saremmo arrivati tranquillamente secondi. Sentiamo di aver fatto il possibile e l’impossibile, e l’addio di Tonali ci ha dato un segnale inequivocabile: è tempo di mettere in naftalina il nostro progetto ”autarchico” e di lasciare l’Udinese e la nostra proprietà di stampo paperoniano. Iniziamo a guardarci intorno, e quando la Roma caccia Mazzarri dopo il 10° posto in campionato, sentiamo che quella è la sfida giusta. Ogni allenatore sogna di vincere a Roma, e noi ci proveremo nel 2022-23. Ironia della sorte, facciamo ”swap” col buon Walter, che ripartirà da Udine.

 

ANNO IV-ADDIO, SBARCO A ROMA E SCUDETTO. UNA NUOVA RINASCITA

Toccare il cielo dà sensazioni bellissime, farlo due volte raddoppia l’emozione, ma ogni allenatore sa quando è giunto il momento di lasciare in bellezza. La Roma arrivata mestamente decima chiama, Marco Corradi risponde presente e firma un contratto biennale con un obiettivo: ricostruire una squadra che manca l’Europa dalla prima stagione e aveva vissuto un crollo verticale. Troviamo una Roma mediocre e in difficoltà: il capitano è N’Zonzi, la rosa è demotivata o reduce da un’annata disastrosa. Decidiamo di portare la nostra tattica (4-3-3) e attuare un’autentica rivoluzione, cedendo giocatori a fine corsa (N’Zonzi), non adatti al nostro progetto o semplicemente… scarsi (Halilovic). Ci seguono dall’Udinese il fido vice Atzori, un paio di preparatori (Massimo Neri, preparatore atletico di fiducia, e Alex Brunner, il miglior allenatore-portieri di FM) e la colonna portante della squadra: Scuffet (10M) sarà il portiere titolare, Bertolacci (7M), Sampirisi (3.4M) e Antei (2.5M) rinforzeranno la panchina, mentre Mazzarri blinda Dimarco. La nostra rosa è variegata. In porta Scuffet col giovane Cotani riserva e Lanni (esperto, ma di vivaio) terzo, in difesa abbiamo Florenzi (capitano) e Sampirisi a destra, Rudiger (prestito biennale), Bastoni (15M), Denswil e Antei centrali, Kolasinac (14.25M) e Petretta (4.7M) a sinistra: mediana con Guido Pizarro (20M) e Selnæs (6.25M) ad alternarsi davanti alla difesa, Zaniolo, Praet (17.25M), l’ottimo Valzania (15M), Bertolacci ed Ekkelenkamp (prestito) a giocarsi le due maglie da mezzala. Tridente con uno tra Politano (6M) e Trincão (11M) a destra, Keita (prestito) o Richarlison (30M) a sinistra e attacco ”sperimentale”: Dzeko si ritirerà a fine stagione ed è l’idolo della tifoseria, quindi dobbiamo tenerlo, poi portiamo in prima squadra i baby Antonelli e Rozzi (17 e 18 anni) e tentiamo la scommessa-Aguero. Il Kun era in vendita al City per 6.5M, dopo una fantastica annata da 20 gol con l’Ajax: ci diciamo ”why not?” e già pregustiamo il dualismo tra lui e bomber Edin: cessione dolorosa quella di Luca Pellegrini, ma la società (Monchi-Pallotta) dà l’ok ai 39.5M offerti dal Lipsia senza consultarci (mannaggia). Impostiamo questa formazione (consueto 4-3-3), lasciando che sia il campo a sciogliere qualche dubbio: Scuffet; Florenzi, Rudiger, Bastoni, Kolasinac; Zaniolo, Pizarro, Praet; Politano/Trincão, Dzeko/Aguero, Keita/Richarlison.

La particolarità della stagione in cui ci troviamo è la sua conformazione, dovuta allo sciagurato Mondiale 2022 in Qatar che si terrà tra novembre e dicembre: iniziamo il 31 luglio, 15 giornate di campionato fino a fine ottobre e poi pausa fino al 31 dicembre, con chiusura della Serie A nella prima settimana di giugno. Quindi, necessario un ritiro a dicembre con annesse amichevoli e ”richiamino” di preparazione, ma soprattutto è necessaria una partenza-sprint. Inutile dirvi che non succederà, e stavolta non solo per colpa della nostra preparazione fisica volutamente a scoppio ritardato. Perchè i nostri centravanti sono ormai… andati, e ce ne accorgiamo solo a mercato finito: Dzeko arranca su ogni pallone ”forte” di una velocità crollata a 7, Aguero lo imita ed è la brutta copia di sè stesso. Dopo un avvio con 5 punti in 5 gare e annessa disperazione ogni volta che il difensore di turno anticipa Dzeko e/o Aguero (ovvero sempre), scatta la rivoluzione: tribuna fissa per Dzeko e Aguero, spazio ai giovani col ”manovriero” Antonelli (che secondo gli scout è il meno forte, ma fa giocare benissimo la squadra) e il discontinuo Rozzi a reggere l’attacco. Per inciso, in quelle prime cinque avevamo perso con Chievo e Milan, pareggiato con Palermo e Torino e vinto inaspettatamente il derby contro la Lazio (3-1), e l’andamento altalenante, per un mix tra rivoluzione estiva e scelte errate da parte nostra, durerà fino a inizio ottobre portandoci solo 10pti in 8 gare. La svolta sarà rappresentata nuovamente dalla Juventus, che ha come tecnico Niko Kovac ed è la brutta copia di sè stessa, con un mercato condizionato dagli ingaggi-monstre e poca voglia di rinnovarsi: vinciamo 3-1, reagendo all’enorme delusione di un’eliminazione nel 4° turno di Coppa Italia contro il Cittadella dove avevamo fatto ampio turnover e siamo usciti ai rigori facendoci rimontare tre volte. E da lì, nonostante un altro pari contro l’Inter e il ko di Napoli, svoltiamo definitivamente: quattro vittorie consecutive, tra cui quella in cui demoliamo la raffazzonata Udinese di Mazzarri (4-2), ci fanno scalare la classifica. Dopo 15 match, abbiamo 26 punti e siamo in lotta per la Champions League: ci dobbiamo fermare per il Mondiale, che ci porta via i bosniaci Dzeko-Kolasinac, Zaniolo, Scuffet e Bastoni, e temiamo di perdere questo sprint. Invece la squadra, alla ripresa delle ostilità, si ricorda benissimo come attuare la nostra tattica e ”annientare” le avversarie, a suon di gol, mediana che funziona con Zaniolo (8 reti) e Praet in crescita, e ottima difesa: cala nella seconda parte di stagione Politano, ma emerge prepotentemente l’ottimo Trincão, mentre Richarlison finisce definitivamente in panchina perchè Keita è un assoluta bomba e il nostro miglior realizzatore (18 gol, spesso decisivi).

Ricominciamo con un pareggio contro la Fiorentina, ma poi inizia il festival delle vittorie: Football Manager spesso regala autentici magic moment dove tutto va bene, e a noi capita così. Spal, Benevento, Cagliari, Palermo, Torino, Lazio (1-0, doppio derby vinto) e Milan (finalmente!) crollano sotto i nostri attacchi per una serie di sette successi consecutivi (4 gol subiti) che ci proietta al secondo posto. Nel mercato invernale, viste le difficoltà realizzative dei baby attaccanti, scommettiamo su Miguel Borja (ex Palmeiras) in prestito: dovrebbe fare panchina, ma diventerà titolare segnando gol preziosi. Ci salutano Aguero (che chiede di rescindere e si ritira), Denswil, Bertolacci, Antei, Cotani (prestito) e Rozzi, per cui il Milan paga 22.5M nonostante abbia fatto abbastanza pena da noialtri: oltre a Borja, ingaggiamo Izzo (terzo centrale) e altri giocatori di minor cabotaggio per la panchina. Il pari contro il Chievo di metà febbraio stoppa la serie vincente, ma ripartiamo subito vincendo contro Samp e Genoa: quest’ultimo successo consolida il nostro secondo posto, e la corsa per il titolo sembra ristretta a noi e al Milan. Marzo, però, ci spaventa: triplo pareggio consecutivo contro Sassuolo, Juventus e un’Inter in difficoltà, che ha sostituito Pochettino con Fernando Santos ed è decima, e lotta-scudetto a rischio. Il Milan, però, è in difficoltà esattamente come noi e restiamo in scia, effettuando il sorpasso a inizio aprile: noi battiamo il Napoli, il Milan cade ed è dietro di due punti. Il problema è uno e semplice: i rossoneri, che sono avanti nelle coppe, hanno una gara in meno che viene ”trascinata” da due mesi e verrà recuperata solo prima della penultima, dunque potrebbero superarci e distruggere i sogni-scudetto. A quel punto, proprio mentre la dirigenza ci taglia i fondi per il calciomercato per la situazione finanziaria del club, che ci aveva garantito un ampio budget-stipendi e trasferimenti senza pensare all’anno senza coppe (la situazione si ripeterà altrove: IA rivedibile), inizia una partita a scacchi: noi vinciamo ogni gara, il Milan pure e si arriva all’atteso recupero. I rossoneri perdono la prima sfida col Napoli, e per un’ironia della sorte devono affrontarlo una settimana dopo nel ritorno: è pareggio, e mentre noi chiudiamo con una serie di nove vittorie consecutive, il Milan ci consente di superarlo e vincere lo scudetto con una giornata d’anticipo e un rassicurante +4. Nell’ultima giornata, concediamo la passerella pre-ritiro a Dzeko e facciamo giocare le riserve, ma battiamo ugualmente la rivelazione del campionato, il Cagliari da Champions League di Fatih Terim e della coppia offensiva Cutrone-Gouiri.

La classifica ci vede trionfare con 85 punti (tre ko) e regalare il quarto scudetto alla Roma, diventando gli idoli dei tifosi: Milan secondo a quota 81, davanti a Napoli e Cagliari (68), mentre la Sampdoria chiude quinta (63) precedendo Juventus e Sassuolo (61), Chievo (60), Genoa (59) e una deludente Inter (56). I nerazzurri chiudono decimi avendo in rosa Lautaro Martinez, Brozovic, Icardi, De Vrij e James Rodriguez, e quando anche Fernando Santos viene esonerato non abbiamo dubbi: al cuor non si comanda, l’Inter decima sarà la prossima tappa del nostro viaggio di Rinascita, lasciando subito la Roma da vincenti e rivoluzionando il nostro staff. Una tappa che vi racconteremo tra qualche giorno, e che sarà ”griffata” 4-3-1-2. Ah, per la cronaca, senza di noi Mazzarri smonterà l’Udinese italiana imbottendola di giocatori ”random”: il risultato sarà una salvezza striminzita e il suo esonero a fine anno.

LE ALTRE: COPPE ”INGLESI”, SORPRESE E PANCHINE GIREVOLI

Qua e là abbiamo citato le varie panchine italiane. Il Milan chiuderà il 2022-23 col solito Jorge Jesus, che poi andrà al Manchester United, la Juventus con Kovac (e CR7 in campo fino a luglio 2024), il Napoli esonererà Guardiola a gennaio sostituendolo con Herrera (ex ct Messico), il Cagliari avrà Terim (e Gouiri-Cutrone di punta), la Samp Eusebio Di Francesco, il Sassuolo Montella, La Lazio (12a) prima Ballardini e poi il francese Antonetti, perchè il Balla andrà a fare da ct dell’Italia sostituendo Mancini, mentre il Torino retrocederà con Totò Di Natale tecnico e l’Inter farà i due cambi già citati. Panchine girevoli anche all’estero, coi soli Spalletti (PSG), Klopp (Bayern), Valverde (Arsenal), Simeone (Liverpool) e Ancelotti (Atletico) stabili: il Barcellona (che assisterà a luglio 2023 al ritiro di Messi) riprenderà Luis Enrique, il Real ingaggerà Tuchel, il Manchester United avrà Zidane fino a luglio 2023, il Chelsea Nagelsmann, il Man City Emery, il Tottenham Bielsa, il Dortmund Mancini e il Lipsia Deschamps. Molti di questi cambieranno panchina (con noi) a luglio 2023, mentre le coppe europee parleranno inglese: Champions League 2021-22 allo United e 2022-23 al City, mentre l’Europa League andrà prima al Lione e poi al Chelsea. Curioso l’esito del Mondiale 2022: finalissima tra Croazia e Messico, e balcanici campioni, con l’Italia terza dopo aver battuto ai rigori l’Uruguay. Out ai quarti Germania, Spagna e Argentina (allenatore Gallardo), mentre il Brasile uscirà addirittura agli ottavi. Un Mondiale decisamente atipico.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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