Inter

E pensare che questa carriera era nata quasi per gioco in un pomeriggio d’aprile (11 aprile). Si parte da disoccupati, a luglio si accetta l’Udinese appena retrocessa in B e si fa solo la rivoluzione: solo italiani in rosa, un progetto convinto che ci porta subito in Serie A e ci fa arrivare in Champions League al primo colpo dopo una partenza stentata. Partenza stentata e un punto in cinque gare anche nel 3° anno, ma poi si chiude al 4° posto. A quel punto, è giunta l’ora di andarsene: accettiamo la Roma che ha chiuso decima, ”scambiando” le panchine con Mazzarri (che va a Udine), la ricostruiamo dalle fondamenta (Florenzi capitano) e conquistiamo lo scudetto. Nello stesso anno, l’Inter chiude decima cambiando due allenatori: da tifoso e appassionato di cause perse, è la sfida giusta, perchè difficilmente avremmo potuto ripeterci in una Roma ”zoppicante” nelle finanze. La nostra avventura all’Inter sarà entusiasmante, perchè 15 anni dopo lo storico Triplete di Josè Mourinho, riporteremo i nerazzurri in vetta all’Europa: seguiteci nel nostro racconto.

ANNO V: L’INTER, LO SCUDETTO E QUEL ”5 MAGGIO” SFIORATO

Quando arriviamo, ci chiediamo subito: ”Ma come diamine ha fatto questa squadra ad arrivare decima?”. Non usiamo esattamente la parola ”diamine” (l’aplomb da lord inglesi che ci contraddistingue era andato a farsi benedire), però la domanda resta: perchè nel 2023 l’Inter ha in rosa Icardi, De Vrij, Brozovic e Lautaro Martinez, giocatori richiesti da ogni big, e un certo James Rodriguez, mentre Handanovic si è ritirato. Poi certo, ci sono anche coloro che spediamo subito altrove, attuando la nostra piccola-grande rivoluzione: cessioni a pioggia e repulisti, con tanti ingressi. Non siamo Spalletti, e dunque decidiamo subito che Icardi (tornato capitano) e Lautaro DEVONO giocare insieme: sfruttiamo la presenza di James, non più giovanissimo ma efficace, per tornare indietro di anni e anni, e costruire la nostra Inter con un 4-3-1-2. Ci serve un portiere, e acquistiamo Strakosha dal RB Lipsia (20mln) con Radu riserva d’alto profilo (9mln), ci servono dei centrali e mischiamo certezze e scommesse: Yerry Mina (29.5mln) sarà il partner di De Vrij, Senesi (3mln) e l’ex Roma Angileri le riserve. Novità sui terzini, dove teniamo Vrsaljko e andiamo subito a prendere il nostro fedelissimo Dimarco dall’Udinese (14mln): come riserve ecco Tagliafico e il ”ripescato” Santon, che sarà un flop e andrà via a gennaio. Prestiamo i giovani talenti Morini e Podavini al Crotone, ma riporteremo entrambi a casa a gennaio perchè faranno molto bene. A centrocampo è rivoluzione: davanti alla difesa alterneremo Gagliardini e il ”nostro” Melegoni, Brozovic avrà come riserva Zakaria, acquistiamo a zero il 32enne Ramsey come teorico supporto/ricambio di Erick Gutierrez, che aveva fatto benissimo col PSV e compriamo per 13mln. Sulla trequarti, il cambio di James è Brahim Diaz (17.5mln), in attacco le riserve di Lautaro e Icardi sono Borja, che aveva svoltato l’annata della Roma da gennaio, e il Cholito Simeone, che prende la 22 che fu di Milito: purtroppo per noi, la disonorerà in toto. Vedrete che abbiamo speso parecchio, ma la rosa era mediocre in panchina e soprattutto Zhang jr. ci ha fornito (incredibilmente) un budget trasferimenti di 250mln quando gli abbiamo promesso la qualificazione in Champions League: se ne pentirà in seguito, capendo di aver fatto una boiata (introiti bassi da sponsor e diritti tv ”uccidono” le finanze) e azzerandoci (ahinoi) il fondo trasferimenti a gennaio. I soliti errori dell’IA.

La stagione, per la 10a classificata, inizia a metà agosto col 3° turno di Coppa Italia: prove generali del nostro 4-3-1-2 che vede Strakosha in porta, Vrsaljko-De Vrij-Mina-Dimarco dietro, Brozovic-Gagliardini-Gutierrez (poi Ramsey) in mezzo, James sulla trequarti e Lautaro-Icardi davanti, e agevole 3-0 al Perugia. Non ve l’avevamo detto, ma dalla Roma ci siamo portati un paio di preparatori (il fido Alex Brunner, miglior All Por del gioco), ma non il comparto ”atletico” che non voleva giustamente lasciare la squadra scudettata: abbiamo come vice Chivu, come collaboratore tecnico Steven Gerrard, come ds Deki Stankovic (solo per ”scelta di cuore”, lo cambieremo prima di andarcene assumendo Campos), come capo osservatore Beppe Baresi e come allenatore U20 Santi Cazorla. Perchè abbiamo citato il comparto ”atletico”? Perchè per la prima volta non partiamo a rilento, ma a tutto fuoco: la nostra Inter vince le prime sei, segnando parecchio e subendo pochi gol. Sei turni e siamo già in fuga, e la cosa ci preoccupa: FM è un gioco tanto complicato quanto semplice, nel quale se parti forte spesso cali, e se parti a rilento poi vai ”a fuoco” nella seconda metà di stagione. Il ko col Sassuolo ci dà un’ulteriore sveglia prima dei big match, dove l’Inter dimostra tutta la sua forza: 3-0 alla Juventus, 3-2 in rimonta alla Lazio, 2-1 al Milan e nuovo filotto di vittorie, interrotto dal pari contro l’Atalanta a fine novembre. Passiamo il turno contro l’Empoli e approdiamo agli ottavi di Coppa, e subito dopo battiamo il Napoli allungando ulteriormente in classifica: già, gli ottavi di Coppa, dove il destino ci mette incontro il Milan, che ha perso la nostra ”bestia nera” Jorge Jesus (Man Utd) e viene battuto 2-0. Il girone d’andata lo chiudiamo con un pareggio contro la Roma, allenata ora da Sampaoli che ha messo in vendita alcuni protagonisti della nostra cavalcata-scudetto (Trincão) e ha Politano in grande spolvero: siamo primi con 48 punti, frutto di 15 vittorie, tre pareggi e un pareggio, e un +9 sulla sorprendente Sampdoria di Eusebio Di Francesco, che è seconda e corona il suo progetto pluriennale fatto di giovani e plusvalenze. Il nostro 4-3-1-2 funziona. Icardi e Lautaro Martinez giocano alla grande insieme, e hanno segnato una ventina di gol in due: meglio Lautaro di Maurito, ma siamo soddisfatti, anche di Ramsey che è diventato subito titolare al posto di Gutierrez.

Il problema è che le loro prestazioni hanno attirato le big d’Europa. Il Manchester City offre 120mln per Lautaro, lui non vuole perdere l’occasione di giocare con Mbappé (Pallone d’oro) nella squadra favorita per la Champions e chiede la cessione: siamo puri di cuore e accettiamo la sua richiesta. Arrivano offerte-monstre anche per Icardi e De Vrij, ma qui ci giochiamo la carta della furbizia: vendiamo Maurito al Real Madrid (100mln) e De Vrij al Chelsea (40mln), ma riusciamo non si sa come ad ottenere il prestito immediato fino a luglio, anche perchè il Real ha Pellegri che segna un gol a partita ed è il miglior attaccante del gioco. Il problema è che Zhang jr. ci ha tagliato i fondi, e dunque non possiamo sostituire degnamente Lautaro, e allora abbiamo un colpo di genio: passiamo al 4-3-2-1 con Icardi unica punta, James e uno tra Podavini/Brahim Diaz a supporto e Rafinha (prestito secco) come ricambio. Vendiamo Borja allo Stoke, e ”ci tocca” tenere Simeone come riserva: preghiamo che Icardi non abbia mai neppure il raffreddore, perchè il Cholito in un anno segna quattro gol e colleziona votacci. Il nostro cammino prosegue col mantenimento del vantaggio: piccola ”crisetta” a febbraio, dove pareggiamo con Fiorentina e Genoa riportando la Samp a -7 e subendo l’adattamento al nuovo vestito tattico. Poi però tutto gira per il verso giusto: Icardi segnerà in tutto 18 gol stagionali e sarà il leader offensivo, che tra l’altro segna il rigore decisivo per eliminare la Juventus ai penalty nelle semifinali di Coppa Italia dopo un doppio 0-0. Siamo in finale, per ironia della sorte proprio contro la ”nostra” Udinese. In campionato battiamo ancora i bianconeri, pareggiamo 4-4 (sotto 4-1 all’80’) con la Lazio, pareggiamo col Milan e iniziamo a tremare perchè la Sampdoria si avvicina. Com’era prevedibile, c’è un cospicuo calo fisico nel finale di stagione, e fatichiamo tremendamente a vincere ad aprile e maggio: pareggi con Milan, Atalanta, Sampdoria e Cagliari, ko col Frosinone e col Napoli, successi solo con Benevento e Chievo. La squadra è letteralmente morta, e otterrà nove punti in altrettante partite. Arriviamo all’ultima giornata con un risicato +1 sulla Sampdoria, e viviamo una giornata thrilling: noi siamo cotti e perdiamo malamente contro la Roma (3-1), la Samp va in vantaggio, ma viene sconfitta a sua volta e ci ”consegna” lo scudetto. Inter campione d’Italia dopo aver sfiorato il nuovo 5 maggio con 80pti, davanti a Sampdoria (79), Roma (72), Milan (70), Juventus (63), Cagliari (60) e Spal (60).

Vinciamo anche la Coppa Italia, battendo l’Udinese, però maturiamo la decisione di svecchiare la rosa: il calo è spiegabile con la preparazione fisica (modificheremo qualcosa), ma anche con una rosa non più verdissima: vendiamo tutti i giocatori over-28 e rifondiamo tutto per andare all’assalto della Champions League. Nel mentre, l’Udinese retrocede di nuovo: un pizzico di magone per la nostra vecchia squadra, ”strozzata” dall’autofinanziamento voluto dalla proprietà inglese.

ANNO VI: TRIPLETE, AND NOTHING ELSE MATTERS

Si riparte da zero, di fatto, perchè ovviamente dobbiamo restituire Icardi (Real Madrid) e De Vrij (Chelsea), e cediamo tutti gli over-28. Affidiamo la porta a Radu, che avrà come vice il giovane Bruno Kaiser, un regen promettente che avevamo acquistato dal Rio Ave e sarà una signora riserva. I difensori centrali sono Zagadou, acquistato per 24.5mln più Brozovic, e Milenkovic che arriva per 20mln dall’Hannover: Vallejo (13.5mln) e Denayer sono le riserve. Sulle fasce acquistiamo a zero il talentino Barcelò, che era stato uno dei giocatori chiave della Samp, ma non era stato riscattato dai blucerchiati e si era svincolato dal Peñarol: sarà la riserva del nostro titolare e portafortuna Meunier, acquistato tramite uno scambio con Gutierrez dal Lione. Acquistando Meunier, nelle nostre carriere d’assalto, abbiamo sempre vinto la Champions: sarà l’unico over-30 e un giocatore fondamentale. A sinistra rimane Dimarco, nuovo capitano, con un ottimo Michelotti (Sassuolo) come riserva. Centrocampo rifondato e cambio modulo: passiamo al 4-2-3-1, e dopo un anno di corteggiamento strappiamo Tonali al ManU, che l’aveva messo in vendita a 35mln. Ci ricongiungiamo alla stella della nostra Udinese, che avrà come riserva Melegoni e giocherà titolare al fianco di Matteo Guendouzi, ingaggiato a zero da un Arsenal poco lungimirante, che non aveva rinnovato il contratto neppure a Donny van de Beek: è un giocatore che sogniamo da anni e ci fu strappato dai Gunners ai tempi della Roma, non possiamo non prenderlo e sarà il dieci titolare dell’Inter, col baby fenomeno Podavini come alternativa. Sulle fasce ecco Ünder, ingaggiato a zero dal Barça, e Barco per 30mln dal Leverkusen: riserve gli ottimi Salcedo e Matheus Pereira, che faranno 20 gol in due. In attacco acquistiamo l’ex giocatore di vivaio Merola, che sarà una grande delusione, ma ci aveva convinto coi 20 gol fatti l’anno prima al Frosinone e con una grande gara contro di noi. Giocherà poco, venendo soppiantato subito dal grande acquisto per rapporto qualità/prezzo (e dal baby Mandelli): un folle Bayern ci vende Jan-Fiete Arp per 4.4mln. Un giocatore che a FM sa fare la differenza, e a 24 anni può esplodere: lo farà, in un’Inter che fa giocare tutti praticando un ampio turnover tra campionato e coppe, e non ha nessuno scontento.

L’avvio della nostra stagione è stupendo, cosa che ci spaventa ripensando all’annata precedente. Stavolta andrà diversamente, ma la nostra Inter è granitica: Radu; Meunier, Zagadou, Milenkovic, Dimarco; Tonali, Guendouzi; Under, van de Beek, Barco; Arp nel nostro 4-2-3-1. Capiamo subito che sarà una grande stagione, perchè giochiamo bene, segniamo tanto e subiamo pochissimo. Rete inviolata contro Napoli (1-0), Palermo e Crotone, debutto convincente in Champions col Monaco, battuto 3-0 con un favoloso Arp (doppietta). ”Seppelliamo” di reti la Dinamo Zagabria e l’Atalanta, vincendo nove delle prime dieci gare e scappando subito in campionato. Il pari contro la Roma non ci spaventa, la sconfitta contro l’Arsenal in Champions League è solo un passo falso: Dimarco si fa espellere, e una gara che stavamo dominando ”si gira”, facendoci subire due gol all’improvviso. Ci rifaremo al ritorno, battendo i Gunners all’Emirates con un granitico 1-0: a novembre si infortuna Arp, ma la squadra non ne risente grazie al giovane Mandelli e a qualche buona gara di Merola. Continuiamo a praticare il turnover totale prima della Champions e in ogni occasione che riserva tre gare settimanali, come abbiamo spesso fatto, e funziona: nessuno è scontento, tutti giocano e fanno grandi prestazioni. Il pari col Monaco blinda la qualificazione agli ottavi da prima, e nell’ultima giornata di UCL possiamo assistere in panciolle (mentre battiamo la Dinamo) al successo monegasco e all’eliminazione dell’Arsenal. In campionato intanto, tutto gira alla perfezione: chiudiamo il girone d’andata con 48 punti, perdendo solo col Genoa in una gara sfortunata. Stavolta siamo a +11, e il mercato invernale non ci strappa nessun big, perchè i ragazzi ci adorano: ripartiamo battendo il Carpi negli ottavi di Coppa e vinciamo la Supercoppa contro l’Udinese, e resteremo imbattuti per settimane. In campionato si continua a vincere e fare ottimi risultati, perchè abbiamo una squadra da Champions League che gioca in una Serie A pian piano impoverita dai continui cambi di tecnico, e abbiamo van de Beek (18 gol stagionali) e Arp (over-20 gol) in grandissima forma, alla pari degli esterni. Alcuni cambi-allenatore sono assurdi, basti pensare che il Milan ingaggia Solari quando ci sono ancora liberi Allegri e Mou, e la Juve prende Sarri per poi cacciarlo a dicembre ingaggiando Valverde (Mou e Allegri, per la cronaca, si ritirano a fine stagione dopo tre anni fermi). Arriviamo in semifinale di Coppa Italia battendo il Cagliari, allunghiamo ancora il campionato con un filotto di successi (Palermo, Crotone, Benevento, Cagliari, Atalanta, Spal, Roma ecc) e arriva l’ora della Champions: gli ottavi ci vedono sfidare il Porto, e paradossalmente faticheremo come mai prima d’ora con la più debole.

1-1 in rimonta in trasferta, 1-1 venendo rimontati al ritorno: arriviamo ai rigori e la tensione è palpabile, ma Radu ci salva parando il penalty del miglior giocatore avversario, il giovane centravanti belga Vialle. Siamo ai quarti, dove troviamo il PSG dell’ex Luciano Spalletti, che lasciò l’Inter nel 2020 dopo aver vinto lo scudetto: non crediamo neppure per sbaglio alla qualificazione, viste le sette camicie sudate col Porto e vista anche l’assurda gestione del calendario: per motivi inspiegabili saltiamo due giornate di campionato (l’IA fa caos col calendario), e se non avessimo fatto tre amichevoli per ovviare al ”buco”, sarebbero stati guai. Siamo previdenti, e col PSG va benissimo già in trasferta: sofferto 1-0 contro Neymar e compagni, che battiamo poi 2-0 a San Siro in una gara davvero sofferta, nella quale funziona benissimo la nostra fase difensiva. Nel frattempo abbiamo continuato a vincere in campionato, blindando di fatto la Serie A con un vantaggio-monstre, e siamo in finale di Coppa Italia dopo aver battuto la Roma in semifinale. La finale sarà contro il Milan, che battiamo 2-1: lo ritroviamo tre giorni dopo in campionato, e pareggiamo 1-1 facendo turnover completo. Perchè in settimana dobbiamo affrontare il Manchester United nella semifinale di Champions, e i Red Devils hanno una squadra fenomenale: soffriamo tantissimo in casa, pareggiando 1-1, e il nostro sogno sembra finire. Come si può vincere a Old Trafford? Ce lo chiediamo, e intanto conquistiamo la Serie A con cinque turni d’anticipo facendo turnover completo: il 5-3 col Frosinone ci regala il titolo, visto il +16 sul Napoli. E poi arriva la partita che tutti aspettano: Manchester United-Inter sembra andare malissimo, perchè andiamo subito sotto con Paquetà e Pogba. La squadra però non vuole piangere sul più bello, e rimonta: doppio Arp e Salcedo al 91′ ci mandano avanti 3-2. Lindelof pareggia al 94′ e lo United spinge sfiorando il pari, ma sulla ripartenza arriva Donny van de Beek a sancire il 4-3 finale (96′). Siamo in finale di Champions, che si giocherà il 31 maggio ad Atene (OAKA Spiros Louis) e a soli tre giorni dall’ultima di campionato: facciamo riposare i titolari per due match e arriviamo al 100% per la sfida contro il Manchester City dei mammasantissima. Allenatore Emery, in rosa i vari Stones, Mbappé, Bruno Fernandes ecc ecc. Sono più forti di noi, ma l’Inter non vuole saperne di perdere: doppio vantaggio di van de Beek, Mbappè accorcia e Tonali la chiude. 3-1, l’Inter è sul tetto d’Europa a 15 anni dal Triplete di Mourinho: facciamo anche noi il Triplete vincendo campionato e Coppa Italia. In Serie A chiudiamo con 99 punti e oltre 90 gol fatti: secondo il Napoli (80), davanti a Milan (72), Roma (70), Juventus (69), Genoa (66) e Torino (64).

Come Mourinho, sappiamo che è il momento di salutare: ci attende una nuova sfida, la Premier League con il Tottenham, che gioca anche un’Europa League che sarà il nostro obiettivo per fare all-in in Europa. L’Inter ci sostituisce con Simeone, e noi ripartiamo ”verso una nuova Rinascita”, la più difficile di tutte: il Tottenham non ha vinto nulla in sette anni, la sua ultima Premier è datata 1960-61, la sua ultima Coppa UEFA 1983-84. Esiste una sfida più bella per chiudere la nostra carriera?

OFF-TOPIC: L’ITALIA

La panchina della Nazionale ci capita addosso quando nessuno se l’aspetta. A luglio 2024, dopo l’Europeo vinto dalla Romania (!), tutte le nazionali cambiano allenatore: rifiutiamo la Croazia, che ingaggia Di Francesco strappandolo alla Samp, e scegliamo l’amor patrio. L’Italia ha una buonissima squadra, piena di veterani, ma noi scegliamo di basarci solo sulle indicazioni del campionato e sulle prestazioni dei giocatori, con buona pace del blasone e delle chiamate ”a prescindere”. Giochiamo la Nations League chiamando giocatori che suscitano qualche polemica a livello di stampa, e Rugani resta a casa finchè non torna titolare nel Chelsea. La squadra, impostata col 4-3-3 (Donnarumma; De Sciglio, Rugani, Mancini, Dimarco; Zaniolo, Tonali, Pellegrini; Chiesa, Pellegri, Kean) e con Tonali fulcro del gioco a centrocampo, gira subito a partire dalla Nations League: vinciamo il girone con Croazia e Svizzera, e andiamo a giocarci la Final Four in Francia. Arrivati a giugno 2025 e alle Final Four, abbiamo già il nostro gruppo ben definito, che cambierà solo in caso di infortuni o exploit: portieri Audero, Donnarumma (capitano) e Meret, centrali difensivi Rugani, Mancini, Bastoni e Romagnoli, terzini De Sciglio, Depaoli, Dimarco e Luca Pellegrini, Tonali e Gagliardini mediani, Zaniolo, Lorenzo Pellegrini, Cristante e Barella mezzali, sulle fasce Bernardeschi/Chiesa e Kean/Casella (regen), punta Pellegri col giovane Mignacco riserva. Battiamo la Germania nella semifinale della Nations League e il Portogallo in finale: primo trofeo conquistato. Ora ci attendono le qualificazioni ai Mondiali 2026, i primi a 48 squadre che verranno disputati tra USA, Messico e Canada: girone con Danimarca, Turchia, Ungheria ed Estonia, teoricamente agevole e ”buono” per provare gli schemi ed eventuali altri convocati (Belotti, super alla Juve) in vista del Mondiale. Chiudiamo allegandovi anche le carriere di alcuni top allenatori e i tanti cambi-tecnici dei top club.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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