Anche le storie più belle volgono al termine. La nostra carriera, fatta di continue rinascite e progetti da rilanciare, si è conclusa qualche giorno fa, quando abbiamo concluso la nostra prima e unica annata col Tottenham. Per chi non se lo ricordasse, facciamo un breve riepilogo di ciò che era successo: avevamo preso in mano l’Udinese nel luglio 2019, dopo la retrocessione in B, rifondandola con giovani di talento e un progetto formato da soli giocatori italiani. Dopo aver conquistato la Serie B, siamo tornati in A mantenendo quell’idea e chiudendo subito terzi a sorpresa, salvo poi confermarci in Champions (4° posto) l’anno seguente: nel luglio 2022 ecco l’addio per passare alla Roma, portata dal 10° posto alla vittoria dello scudetto. A quel punto, abbiamo lasciato per inseguire un altro miracolo: l’Inter non vinceva nulla da tre anni e aveva chiuso decima cambiando due allenatori. L’abbiamo presa, ricostruita e abbiamo vinto scudetto e Coppa Italia al primo colpo. L’anno seguente, con una squadra fortissima e un van de Beek mostruoso, abbiamo rinverdito i fasti del Triplete del 2010, vincendo Serie A, Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Champions League a 15 anni esatti dall’exploit di Mourinho. A quel punto, abbiamo lasciato da vincenti cercando una nuova sfida: il Tottenham, quinto in Premier League e aecco di trofei da una vita, faceva al caso nostro: ripartiremo da lì col nostro racconto, che comprenderà anche l’avventura da ct dell’Italia.

ANNO VII: TOTTENHAM, SI FA LA STORIA

Partiamo da una premessa non scontata. Il Tottenham è sempre lì che si gioca le zone nobili della Premier League, ma non ha certamente un palmares nutrito: due First Division ottenute nel 1950-51 e nel 1960-61 (non si chiamava ancora Premier League), una Coppa delle Coppe (1962-63), due Coppe UEFA (1971-72, 1983-84) e qualche coppa nazionale. Nella realtà non vince nulla dal 2007-08 (Coppa di Lega), e anche nella nostra carriera, dove ha cambiato svariati allenatori: dopo Pochettino ci sono stati Guardiola, Bielsa e ancora Guardiola, allontanato nel giugno 2025. Arriviamo in una squadra reduce da un 5° posto in Premier, che qualche anno prima ha perso l’Europa League dal Lione e che ha ancora in rosa i suoi big. Son, Eriksen e soprattutto Harry Kane ci daranno una grande mano, insieme a qualche giocatore che troviamo già in rosa: Audero è un ottimo portiere, Mazraoui e il talento (regen) Lopes sono ottimi terzini, Gedson Fernandes e il giovane di vivaio Skipp compongono un’ottima mediana, il regen del vivaio Matt Garrod è fenomenale e quasi pari a Son e il difensore Gabriel Henrique è una sorta di Skriniar reloaded di soli 21 anni, che compone un’ottima coppia centrale con Mepham. Dobbiamo intervenire sul mercato, ma non massicciamente e più che altro per avere una rosa di 22-23 uomini che possano costantemente alternarsi: giocheremo l’Europa League, avremo due coppe nazionali e di fatto faremo sempre gare ogni tre giorni (60-65 gare stagionali), non possiamo permetterci di avere riserve di basso livello. Vendiamo qualche giocatore non adatto alla nostra squadra o che aveva deluso: Jorge, Januzaj, William Carvalho e altri per un totale di 190mln incassati. Gli acquisti sono mirati: Henderson (Stoke) sarà il vice-Audero, Maffeo (16mln), che seguivamo da anni e stava facendo molto bene all’Ajax, sarà la riserva di Mazraoui e farà una grande annata. Kehrer (22mln) e il giovane regen uruguayo Nahuel Garcia, un caudillo preso per 15.75mln dal Rayo, saranno le riserve dei centrali difensivi, mentre a sinistra diamo una chance (ripagata) al giovane del vivaio Chavez Chase. A centrocampo sfruttiamo l’occasione e prendiamo Goretzka a parametro zero (acquisto azzeccatissimo: 15 gol), mentre l’altra riserva sarà il talento brasiliano Garrincha, acquistato a 15.25mln dal San Paolo. Sulla destra prendiamo Gabigol per 27mln, perchè col Colonia sta facendo benissimo, e Jota in prestito dal Bayern, a sinistra siamo a posto, mentre sulla trequarti ecco Loftus-Cheek (20mln) per fare da riserva a Eriksen: acquisto anche in attacco, dove strappiamo il brasiliano Arnaldo (Flamengo) alla corte del Real Madrid per 19.5mln. La nostra formazione titolare sarà un 4-2-3-1: Audero; Mazraoui, Mepham, Gabriel Henrique, Lopes; Gedson Fernandes, Skipp; Jota, Eriksen, Son/Garrod; Kane. 

La partenza è subito ottima, con quattro vittorie e un pareggio nelle prime cinque sfide della Premier League: ottimo il successo sul Chelsea di Luis Enrique, che ci dà subito l’idea della nostra dimensione. Contemporaneamente, scopriamo le avversarie del girone di Europa League: Qarabag, Vitoria Guimaraes e Dinamo Kiev non possono impensierirci, infatti passiamo agevolmente il girone facendo ampio turnover e dando ai titolari meno minutaggio in EL fino a febbraio/marzo. Pareggiamo col WBA, ma riprendiamo subito a vincere dopo il ”calippone” rifilato al Qarabag in Europa League (7-0): l’1-0 col Manchester City, griffato da Skipp (che aveva segnato un gol in carriera, e con noi sarà un cecchino da fuori area), ci regala già un buon vantaggio, e in Premier fila tutto liscio. Pareggiamo il North London Derby con l’Arsenal, che non batteremo mai in campionato, e intanto iniziamo la stagione delle coppe: nella Carabao Cup eliminiamo Middlesbrough e Leicester, avanzando nei turni successivi, in Europa League sbaragliamo tutte le avversarie del girone. E in Premier ci confermiamo di gara in gara: Kane regola anche il Liverpool, e nonostante un infortunio che ci priva di lui per 45 giorni, segna tantissimo e ha più gol che partite giocate fino a dicembre. Questo lo porta a coronare un sogno personale, dato che la sua media-voto di 7.82 e la sua media realizzativa gli valgono il Pallone d’oro, che ci viene dedicato dallo stesso giocatore. Il nostro girone d’andata in Premier League è spaziale: 16 vittorie, tre pareggi e zero sconfitte ci garantiscono 51 punti e un +11 sul Manchester United secondo, mentre il City di Mbappé è in crisi e a febbraio cambierà allenatore esonerando Emery e prendendo un traghettatore fino a giugno. Vinciamo il girone di Europa League con 18 punti su 18, e approdiamo ai 16mi, dove affronteremo il Legia Varsavia, mentre avanziamo in Carabao Cup: superiamo agevolmente il Watford in semifinale, e per vincere il primo trofeo stagionale dovremo affrontare il Manchester United. Prima però, tante gare di campionato e tante vittorie, visto che il nostro Tottenham sembra inarrestabile: la continua alternanza dei giocatori limita gli infortuni (Mazraoui è l’unico ad avere un lungo stop, tre mesi) e fa rendere tutti al meglio, nessuno escluso. Garrod e Son segnano e forniscono assist, Gabigol e Jota idem, Eriksen è una furia sulla trequarti, Kane e Arnaldo segnano con regolarità, la mediana è rocciosa e ha in Goretzka un super-sub da 15 gol, la difesa è solida. Tutto funziona, e andiamo avanti anche in FA Cup: battiamo Sheffield, Cardiff e Bournemouth per arrivare al rendez-vous col City nei quarti. Nel mentre, però, c’è altro da raccontare: in Europa League battiamo agevolmente il Legia Varsavia (8-1 complessivo), in Carabao Cup viviamo una finale-thrilling contro lo United. Andiamo sul 2-0 e sul 3-1, ma crolliamo fisicamente nel finale e veniamo ripresi: è 3-3, ai supplementari nessuno segna e si va ai rigori, dove vinciamo al 10° penalty perchè Audero para la conclusione di Gianluca Mancini, pilastro della nostra Italia che gioca nel ManU. Primo trofeo portato a casa, la Carabao Cup è del Tottenham.

Si va avanti, e negli ottavi di Europa League troviamo di fronte quel Lione che aveva battuto gli Spurs in finale anni fa: stavolta non finirà così, li battiamo 1-0 e 2-1 e passiamo. In mezzo tra le due gare, arriva l’unica sconfitta della nostra superlativa Premier League: il Southampton ci coglie di sorpresa, perdiamo 3-2 e addio imbattibilità. Ironia della sorte, il mattatore della gara è Merola, che noi avevamo venduto ai Saints dopo una pessima annata all’Inter: questo ci fa scappare qualche imprecazione e parola poco nobile nei suoi confronti. A questo punto, arriviamo alla sfida di FA Cup col City, che battiamo 1-0 in gara secca: in semifinale troviamo il Liverpool, sconfitto 3-1 grazie a Kane (doppietta) e Gedson Fernandes. Sarà finale anche qui, contro il Leicester, e visto che dominiamo la Premier League siamo in corsa per lo storico treble centrato nella realtà da Pep Guardiola. Intanto, settimana decisiva per le nostre sorti in ogni competizione: ai quarti di Europa League troviamo la Roma, in mezzo tra le due gare c’è la sfida col Liverpool che ci consegnerebbe 3/4 di scudetto. Battiamo 3-1 la Roma al Tottenham Stadium, battiamo 3-2 il Liverpool con le riserve in una gara clamorosa e dai ritmi altissimi, e perdiamo 3-2 all’Olimpico in una gara davvero difficile: la Premier League è blindata, in Europa League siamo in semifinale e sfideremo il Valencia. Prima del doppio confronto europeo, però, sfide importanti in Premier: secondo pareggio con l’Arsenal e 1-0 al Manchester United, che ci fanno vincere la Premier League con cinque gare d’anticipo. Siamo a quota due, e non ci fermiamo: le sfide col Valencia sono bellissime, con la vittoria interna per 3-1 e l’1-0 degli spagnoli al Nuevo Mestalla. È finale, da giocare contro il Dortmund che ha battuto il ‘Gladbach. Chiudiamo la Premier League battendo anche Brighton, Watford, Crystal Palace e il Bournemouth quando è tutto finito: chiudiamo con 99 punti, frutto di 31 vittorie, 6 pareggi e una sola sconfitta. La classifica dice Tottenham 99, Man Utd 82, Arsenal 81, Chelsea 79, Liverpool 78, Man City 70 e Leicester 51: retrocedono Fulham, WBA e Huddersfield. Nel mezzo però, le finali più attese: in FA Cup battiamo 4-1 il Leicester e centriamo il treble (FA Cup, Carabao Cup, Premier League). In Europa League gara spettacolare col Dortmund: i tedeschi, pieni di regen fortissimi, non mollano facilmente, ma li battiamo 4-2.

Il Tottenham in una sola stagione conquista i tre trofei nazionali e l’EL, e per noi è giunto il momento di andare. La nostra idea era quella di chiudere col Tottenham dopo una sola stagione, vada come vada, e magari provare un ultimo anno in Spagna: ci va bene, perchè si libera la panchina del Barcellona che ci contatta dopo aver esonerato Jorge Jesus, che è arrivato secondo dietro l’Atletico Madrid di Simone Inzaghi. Firmiamo il 12 luglio, nel giorno di un altro grande successo (vedi altro paragrafo), ma il nostro sogno blaugrana non va come preventivato: il Barça ha un monte ingaggi di 360mln, giocatori anziani e/o non irresistibili e si fa una fatica tremenda a vendere ogni possibile giocatore perchè ci sono almeno dieci elementi sopra i 20mln lordi d’ingaggio. Se a questo aggiungiamo un budget-trasferimenti da 30mln perchè la società è (ovviamente) in crisi finanziaria, e il fatto che ogni club ci chiede 70mln anche per il più classico degli scarpari, capite anche voi che non si può andare avanti: duriamo due settimane, il tempo di costruire il nostro staff, e alziamo bandiera bianca. Sipario, ”Rinascita” finisce qui.

L’ALTRA AVVENTURA: L’ITALIA E I MONDIALI

Se avete letto con attenzione i nostri pezzi, sapete già del nostro ruolo da ct della Nazionale, un ruolo che ci ha portato a giocare i Mondiali 2026: si gioca in Canada, Messico e USA, in quello che sarà il primo Mondiale a 48 squadre. La formula è cervellotica, perchè la FIFA vuole così: 16 gironi da tre squadre, passano le prime due e si gioca a eliminazione diretta dai 16mi. Scegliamo i seguenti 23: Donnarumma, Audero, Meret portieri, a destra Depaoli e Calabria, a sinistra Dimarco e Luca Pellegrini, centrali Mancini, Rugani, Bastoni e Romagnoli, mediani Tonali e Gagliardini, mezzali Zaniolo, Lorenzo Pellegrini, Barella e Cristante, sulle fasce Chiesa/Bernardeschi e Kean/Casella, centravanti Pellegri e Mignacco. Giochiamo col 4-3-3, formazione titolare Donnarumma; Calabria/Depaoli, Rugani, Mancini, Dimarco; Zaniolo, Tonali, Pellegrini; Chiesa, Pellegri, Kean. Battiamo agevolmente l‘Ecuador, e soffriamo tremendamente contro l’Algeria, pareggiando 1-1: siamo ai 16mi da prima nel girone, e troviamo la Danimarca già affrontata nelle qualificazioni, che battiamo 1-0. Agli ottavi giochiamo col Messico, ed è una gara assurda: vinciamo 2-0, giocando in dieci contro undici per un tempo. Tonali scapoccia e fa un fallaccio, entrando a piedi uniti sul miglior giocatore avversario: è un rosso alla De Rossi 2006, e tremiamo per la squalifica, che infatti è di tre giornate. Vano il ricorso, Sandrino ha chiuso qui il suo Mondiale e giochiamo con Gagliardini d’ora in poi: intanto, nelle gerarchie salgono Bernardeschi e Depaoli, che strappano con merito il posto a Chiesa e Calabria. Nei quarti troviamo la Croazia campione del mondo allenata dall’amico Di Francesco, ed è una festa: doppio Pellegri e 3-0. La semifinale contro l’Argentina è un’altra passeggiata: 3-0 e finalissima da giocare contro il Portogallo, già battuto in Nations League. I ragazzi ci credono, noi pure e portiamo a casa la Coppa: 1-0, l’Italia è campione del mondo a vent’anni dal titolo del 2006. Il 12 luglio 2026, dopo aver vinto il titolo con Pellegri capocannoniere (8 gol) e miglior giocatore, rassegniamo le dimissioni: ci sostituirà Di Francesco, e dopo aver chiuso in quel modo col Barça, la nostra carriera si chiude il 28 luglio dopo fior di trofei. Non abbiamo più stimoli o possibili approdi in questa carriera, e tra qualche settimana torneremo da voi con una nuova storia da raccontare.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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