Javier Mascherano pochi giorni fa ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato dopo 147 presenze con la nazionale argentina e oltre 20 trofei vinti in carriera

Mascherano è entrato di diritto nella storia di questo sport grazie alla sua intelligenza tattica e al suo temperamento da vero capitano.
Tosto, instancabile e sempre battagliero: Javier non si è mai risparmiato, sacrificandosi più e più volte per la propria squadra, sfidando a testa alta e a petto in fuori qualunque avversario gli capitasse davanti.
La nazionale argentina parla di emblema, simbolo e referente nel giorno del suo addio, sottolineando la caratura sportiva ma soprattutto umana di questo campione, recordman di presenze con la maglia Albiceleste.

Vincente ovunque

River Plate, Corinthians, West Ham, Liverpool, Barcellona, Hebei Fortune ed Estudiantes. El Jefecito ha girato in lungo e in largo nel globo, mettendo la sua firma in 3 diversi continenti.
Gli anni di maggior successo sono quelli spagnoli dove riesce ad imporsi nel Barça di Guardiola e di Luis Enrique, diventando indispensabile ai successi storici blaugrana grazie al suo temperamento da vero leader.
In nazionale i successi latitano: vince due ori olimpici ad Atene e a Pechino ma diventa emblema e simbolo di un popolo intero, incarnando perfettamente lo spirito battagliero di un popolo intero. Va bene il talento infinito di Messi o di Aguero ma il vero capitano e senatore dello spogliatoio argentino è sempre stato Mascherano. Maradona da ct della Selección l’aveva nominato come capitano ma Javier rispose: “Io sono di poche parole, so solo dare il massimo in campo per i compagni, un capitano deve esserci nato con la fascia sul braccio”.
Simbolo di un altro tempo e di un altro calcio, difficilmente riusciremo ad avere un altro Mascherano.