Genio e sregolatezza; trionfi ma anche tonfi che avrebbero steso chiunque. Magia, passione, sogni. Il calcio. In questa puntata di Storie di Calcio celebriamo il più grande calciatore di tutti i tempi. Tanti auguri Diego, genio del fútbol mundial

L’inizio della leggenda: Argentinos Juniors e Boca

Maradona nasce a Lanús nel 1960 e inizia fin da bambino a giocare a calcio. La sua prima squadra è quella del padre, l’Estrella Roja, di cui ovviamente Diego è la stella indiscussa. Visto il talento impressionante, a 10 anni entra nelle giovanili dell’Argentinos Juniors, dove rimarrà fino al 1981. Con lui la squadra giovanile riuscirà ad ottenere una striscia di 136 risultati utili consecutivi.
Esordisce con i professionisti nel 1976 nemmeno sedicenne, diventando il più giovane debuttante di sempre nella prima divisione argentina. Impiega poco ad ottenere i gradi da titolare e nel 1978 diventa il capocannoniere del campionato argentino con 22 reti, vincendo nel 1979 e 1980 il  Pallone d’Oro sudamericano.
A 21 anni si trasferisce al Boca Juniors e qui comincia a vincere. Il primo anno in maglia degli Xeneizes è spaziale: Diego infatti segna 28 gol in 40 partite e guida il Boca alla vittoria finale del Campionato di apertura del 1981.
L’anno successivo però è costretto a lasciare il club visti i problemi economici che il Boca è costretto a vivere, ma ormai è diventato un craque.

L’approdo in Europa al Barcellona

Il 5 giugno 1982 Maradona viene acquistato dal Barcellona di Núñez per una cifra attorno ai dodici miliardi di lire. L’inizio in maglia blaugrana non è però dei migliori visto che è costretto a saltare i primi mesi a causa di diversi infortuni e di un’epatite virale.
Il primo anno catalano si conclude con un quarto posto nel campionato e la vittoria della Coppa del Re e della Coppa della Liga, sconfiggendo in entrambe le occasioni gli acerrimi rivali del Real Madrid.
La stagione successiva sembra iniziare in maniera migliore con Maradona che segna al debutto in Coppa delle Coppe una tripletta contro il Magdeburgo ma alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro con l’Athletic Bilbao, Maradona subisce un gravissimo infortunio per un fallo di Goikoetxea che lo costringe a rimanere out fino all’inizio del 1984. A maggio il Barça trova in finale di Coppa del Re il Bilbao: la partita termina 1 a 0 per i baschi ma passerà alla storia per la maxi rissa provocata dallo stesso Maradona per un fallo sullo stesso Goikoetxea, vendicandosi dopo il grave infortunio subito mesi prima.
L’avventura in Spagna termina dopo due stagioni quando, nell’estate del 1984, viene acquistato dal Napoli di Ferlaino.

Napoli e la gloria eterna

Il 5 luglio 1984 Maradona viene presentato al popolo napoletano in un San Paolo infuocato: è qui che inizia la leggenda che legherà indissolubilmente il nome di Maradona alla città del Vesuvio.
Le prime due stagioni però sono un mezzo fallimento con un ottavo posto nel 1984 e un terzo nel 1985.
L’anno successivo però Maradona scrive la storia: sotto la guida di Ottavio Bianchi il Napoli vince il suo primo storico scudetto e la sua terza Coppa Italia, assicurandosi una “doppietta” che prima di allora era riuscita solamente al Torino e alla Juventus.
La stagione successiva vede la prima partecipazione del club azzurro alla Coppa dei Campioni, dove viene eliminato però dal Real Madrid al primo turno. In campionato la squadra vola fino alla ventesima giornata quando viene sconfitto nel big match contro il Milan di Sacchi. Lo shock della sconfitta provoca un blackout generale: il Napoli perde infatti quattro delle ultime cinque partite, perdendo lo scudetto nel rush finale con lo stesso Milan.
Nel 1989 il Napoli conclude il campionato ancora una volta al secondo posto dietro l’Inter dei record di Trapattoni, arrivando in finale di Coppa Italia (persa nella doppia sfida con la Sampdoria) ma vincendo la Coppa UEFA contro lo Stoccarda.
Nella stagione 1989-1990 Maradona riesce nella storica impresa di riportare il tricolore a Napoli, arrivando a giocare i Mondiali di Italia ’90 da campione d’Italia.
La stagione 1990-1991 comincia con la vittoria nella Supercoppa italiana contro la  Juventus, imponendosi con un clamoroso 5 a 1. La squadra però in campionato e in Europa fatica ad ingranare, perdendo la vetta della classifica. Il tonfo per Napoli e per lo stesso Diego è il 17 marzo 1991: dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita contro il Bari, Maradona viene trovato positivo alla cocaina e dunque squalificato. La stagione della squadra azzurra termina con un deludente settimo posto ma soprattutto con l’addio del Diez, dopo essere stato in grado di portare Napoli (città e squadra) all’apogeo del calcio italiano, ai tempi l’Olimpo del calcio mondiale.

La fase finale: Siviglia e il ritorno in patria

Dopo oltre un anno di squalifica, nel 1992 Maradona torna in Spagna nel Siviglia senza però ottenere risultati degni di nota. In 25 partite Maradona segna solamente 5 gol e dopo una stagione decide di abbandonare la squadra spagnola.
El Pibe de Oro torna quindi in Argentina, prima al Newell’s Old Boys e poi nuovamente al Boca giocando per due anni. Nel 1995 gli viene assegnato il Pallone d’oro alla carriera (visto che fino al 1994 era un premio esclusivo ai giocatori europei). L’ultima partita di Diego è il Superclassico contro il River Plate del 25 ottobre 1997, vinto dal Boca per 2 a 1.

 

Dagli inizi nella provincia della sua Argentina alla ricca Barcellona che forse non è riuscita pienamente ad accettarlo, raggiungendo la consacrazione nel mondiale in Messico del 1986 (grazie ai due goal storici con l’Inghilterra) ma soprattutto con il Napoli, diventando simbolo di un intero popolo ed eroe eterno.

 

Barrilete cósmico, ¡Siempre Maradona!