Chapecoense

La storia è ciclica, e spesso ci “regala” scenari da brivido e/o da pelle d’oca. Uno di questi, capitato nella notte italiana, riguarda la Chapecoense. Tre anni fa la Chape diventò, di colpo, la seconda squadra di tutti gli appassionati di calcio sudamericano e non. Il club di Chapecó, comune di 166mila abitanti dello stato di Santa Catarina, realizzò infatti una campagna da sogno in Copa Sudamericana. La Chapecoense, fondata nel 1973 e rimasta nelle serie inferiori fino al 2009, si ritrovò a scalare rapidamente le gerarchie del calcio brasiliano: prima volta in Serie B nel 2013 con promozione immediata e debutto nel Brasileirao l’anno seguente, prima volta in Copa Sudamericana nel 2015. La Chape, che sembrava destinata a fare da vittima sacrificale, arrivò invece fino ai quarti, dove venne eliminata dal River Plate e sfiorò la rimonta dopo il 3-1 al Monumental (vinse 2-1 all’Arena Condá). L’anno seguente, riecco la Chapecoense nella Copa Sudamericana 2016, stavolta con una consapevolezza nuova: il Verdão de Oeste eliminò subito il Cuiaba, per poi compiere due imprese con Independiente (rigori) e Junior (ko 1-0 all’andata, 3-0 al ritorno), arrivando alla semifinale contro il San Lorenzo. Tutto sembrava destinato a finire, ma poi salì in cattedra il portiere Danilo, autore di una parata surreale per blindare la qualificazione al ritorno: la Chape pareggiò 0-0 e, complice l’1-1 in Argentina, passò per i gol in trasferta. Tutto era pronto per la prima finale della sua storia, l’atto conclusivo della Copa Sudamericana contro l’Atletico Nacional, ma il 28 novembre 2016 il sogno diventò un incubo.

28 NOVEMBRE 2016: LA TRAGEDIA DELLA CHAPECOENSE– Il volo LaMia 2933 entrò nelle nostre case il 28 novembre di tre anni fa, e non per una nuova pagina della favola della Chapecoense. La negligenza del pilota/proprietario della compagnia di volo (una compagnia che era stata criticata dall’Argentina, che patì turbolenze e un “viaggio da incubo” mesi prima), che inserì nel serbatoio del velivolo i km esatti per arrivare a Medellin, non contando eventuali imprevisti, portarono alla tragedia. Il volo LaMia 2933 precipitò nella regione di Antioquia, a 50km da Medellin e nel bel mezzo del nulla. A bordo c’erano 77 persone tra giocatori, membri dello staff e della dirigenza della Chapecoense e giornalisti accreditati al match (tra cui doveva esserci Edmundo, assente per un’indisposizione). Ne sopravvissero solo sei, con soli tre giocatori superstiti: Jakson Follmann (portiere di riserva) perse una gamba e attualmente è nella dirigenza del club, Alan Ruschel è tornato a giocare con la Chape da capitano (ora è al Goias), Neto non si mai ripreso del tutto dopo le svariate fratture e lesioni, tra cui un forte trauma alla testa che lo fece restare in coma per giorni. Il resto della Chapecoense venne spazzato via e, come il Torino di Superga o i Busby Babes, diventò leggenda. Danilo, Dener, Caramelo, Cleber Santana (ex Atletico Madrid), Arthur Maia, Ananias e il capitano Bruno Rangel, il centravanti di mille battaglie, sono solo alcuni dei grandi giocatori che hanno perso la vita nel tragico schianto. Con loro scomparve anche Caio Junior, l’allenatore che portò il club a un passo dalla leggenda, oltre che al 9° posto in campionato.

La Chapecoense si ritrovò a dover ripartire da zero, con una rosa e un intero staff tecnico scomparsi nella tragedia, e attirò su di sè la solidarietà del mondo intero. Roma, Torino e Barcellona organizzarono amichevoli col club per donare l’intero incasso alla Chape, che oltre alla tragedia umana subì anche un enorme danno economico, mentre i principali club brasiliani e sudamericani prestarono gratuitamente alcuni dei loro giocatori al club catarinense. La nuova Chape ripartì da una rosa completamente nuova, che comprendeva anche Artur (l’avevamo intervistato qui), e da… una Copa Sudamericana: l’Atletico Nacional, lo sfidante di quella finale che non si giocò mai, propose alla CONMEBOL di assegnare d’ufficio la vittoria della Sudamericana 2016 alla Chapecoense. Richiesta accettata, e così il club gioca la Libertadores 2017 (oltre alla Recopa Sudamericana e alla Copa Suruga Bank, perse contro Atletico Nacional e Urawa Reds), facendo una discreta figura: di fatto, uscì dai gironi solo per il caso legato a Luiz Otavio, altrimenti sarebbe passata. Invece, scivolò in Copa Sudamericana e uscì agli ottavi contro il Flamengo finalista. Quell’anno il club chiuse ottavo nel Brasileirao, qualificandosi ai preliminari della Libertadores 2018 (out nel 2° turno, col Nacional), ma da lì in poi iniziò un lento declino: le disponibilità economiche della Chape sono sicuramente inferiori a quelle delle big brasiliane, e tra l’altro la tragedia ha avuto il suo bel peso nella recente crisi del club. Le rose costruite da prestiti, scarti altrui e/o scommesse sono diventate l’ordine del giorno per la Chape, che l’anno scorso si è salvata in extremis, acciuffando anche la qualificazione alla Copa Sudamericana 2019 (eliminazione immediata, nel 1° turno), ma quest’anno non è riuscita a evitare la retrocessione.

28 NOVEMBRE 2019: LA CHAPECOENSE RETROCEDE DAL BRASILEIRAO– Subito dopo la tragedia del 28 novembre 2016, la CBF e gli altri club del Brasileirao proposero alla Chapecoense di essere “protetta” dalla retrocessione per tre anni, così da consentirle di ricostruirsi con calma senza lo stress della salvezza da inseguire. La Chape, per una questione d’orgoglio, rifiutò la proposta e decise di lasciare al campo il giudizio sulla propria ricostruzione e ripartenza dopo la tragedia. Per una certa ironia della sorte, proprio al termine di quello che sarebbe stato il terzo anno di “protezione”, la Chapecoense è retrocessa dal Brasileirao con tre giornate d’anticipo. E, siccome il destino sa essere crudele, il Verdão de Oeste ha sancito il proprio addio alla massima serie locale proprio a tre anni esatti dalla tragedia del volo LaMia 2933: decisivo il ko contro il Botafogo, che stanotte ha espugnato l’Arena Condá e condannato la Chape al ritorno in Serie B dopo sei stagioni nella massima serie. L’annata che sta per concludersi (dominata dal Flamengo) ha visto la Chapecoense sempre in lotta per non retrocedere, e mai con una reale speranza di salvarsi e/o riuscire a mantenere la categoria. Claudinei Oliveira, fautore della cavalcata che salvò il club nel rush finale del Brasileirao 2018, è stato esonerato a marzo per i pessimi risultati nello statale e l’eliminazione nel 1° turno della Copa Sudamericana. Al suo posto è arrivato Ney Franco, che ha traghettato la Chape al secondo posto nel Campeonato Catarinense, ma ha proseguito malissimo il Brasileirao dopo la vittoria nella 1a giornata (2-0 all’Internacional): due vittorie, due pareggi e sette sconfitte, col misero score di 8pti in 11 gare. Esonero inevitabile per lui, e spazio al “consueto” traghettatore Emerson Cris: il tecnico dell’U20 ha ottenuto 6pti in 8 match, lasciando poi la panchina a Marquinho Santos, ex allenatore della Juventude che si è trovato davanti un compito praticamente impossibile. La Chapecoense aveva 16pti dopo 19 giornate, ma soprattutto vantava un considerevole distacco dalla zona-salvezza, che è stato solo in parte accorciato nelle ultime cinque gare, che hanno visto la Chape conquistare 7pti (2 V, 1 P, 2 S): lo score completo di Marquinhos Santos, che quantomeno ha portato la Chape a lottare, parla di 3 vittorie, 5 pareggi e 8 sconfitte. L’ultima, contro il Botafogo, ha sancito la meritata retrocessione con tre giornate d’anticipo: in 35 match la Chapecoense ha ottenuto solo 28pti e vinto solo sei gare (19 sconfitte), con un distacco di 10pti dalla quintultima che ha reso vano ogni ulteriore sforzo del club. D’altronde, la rosa della Chape (che, dopo la tragedia, ha cambiato nove tecnici in tre anni: nel Brasileirao se ne possono cambiare tre a stagione) era davvero modesta: oltre all’ex Botafogo Camilo e all’ex Serie A Campanharo (Fiorentina e Verona), sono pochi i giocatori noti a livello internazionale e/o dal curriculum importante, e l’attaccante Everaldo (13 gol sui 27 della Chape) è stato di fatto l’unica vera stella del club.

La Chapecoense giocherà così nella Serie B del Brasileirao l’anno prossimo, e a tre anni esatti dalla tragedia che ha spezzato la sua generazione d’oro è retrocessa. La storia è ciclica e anche crudele, e ora per la Chapecoense dovranno scattare le riflessioni in vista del 2020: un terzo dei contratti sono in scadenza a fine stagione e non verranno rinnovati, un terzo dei giocatori era in prestito e difficilmente sarà confermato, e altri giocatori potrebbero essere venduti per via degli ingaggi troppo alti per la categoria. Come nel 2016, dunque, la Chapecoense si ritroverà a ripartire quasi da zero e affrontare una nuova sfida: chissà che non ritrovi in rosa quell’Alan Ruschel che è legato indissolubilmente al club, e magari qualche giocatore noto/blasonato che deciderà di provare a riportare la Chapecoense nella massima serie del Brasileirao. Tutti gli appassionati di calcio (compreso chi vi scrive, che ha in bella mostra una maglia della Chape) sperano di assistere all’ennesima rinascita del Verdão de Oeste, il club più forte del destino avverso. E allora, Força Chape!

(di Marco Corradi, @corradone91)

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