Ieri sera Bruno Fernandes è stato protagonista con una doppietta durante la gara di ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League contro l’Astana. La partita è finita 3-3, ma i portoghesi sono riusciti ad accedere al turno successivo in virtù dell’1-3 dell’andata in terra kazaka.

Anche in quella partita, il trequartista ex Udinese e Sampdoria era stato tra i più brillanti dei suoi, segnando un gol e fornendo un assist per la rete di un’altra vecchia conoscenza della Serie A, Seydou Doumbia.

Se l’attaccante ivoriano è stato spesso definito un acquisto sbagliato dalla Roma, la stessa cosa non è mai stata detta nei confronti di Bruno Fernandes.

Classe 1994, era arrivato in Italia giovanissimo, a 17 anni, firmando per il Novara in Serie B, ma il calcio italiano dei grandi lo aveva notato il 7 dicembre 2013, quando, 19enne, vestiva la maglia dell’Udinese e segnò un gran gol dalla distanza contro il Napoli di Rafa Benitez al San Paolo.

Anche quella partita finì 3-3, proprio come quella di ieri sera, ma, in poco più di quattro anni, Bruno Fernandes di strada ne ha fatta parecchia.

Dopo quella magia, non aveva trovato continuità nella stagione successiva ma lo aveva fatto in quella 2015-16, al termine della quale si era trasferito alla Sampdoria, dove aveva scelto la maglia numero 10 e dove aveva segnato 5 gol in 33 partite. Durante l’ultima estate, però, il richiamo di casa è diventato assordante e il nativo di Maia ha accettato l’offerta dello Sporting Lisbona, che ha sborsato un totale di 9 milioni per strapparlo alla Sampdoria, blindandolo con un contratto quinquennale e una clausola rescissoria pari a 100 milioni di euro.

Il resto è storia ancora più recente: Bruno Fernandes in 8 mesi è diventato un punto di riferimento per i Leões, disputando finora 31 partite tra campionato, Champions ed Europa League, siglando 12 gol e fornendo 7 assist ai suoi compagni biancoverdi. Uno score di gran lunga superiore rispetto a quello che aveva fatto registrare nel passato bianconero e in quello blucerchiato.

Nello scacchiere tattico della sua nuova squadra ha meno compiti difensivi ed è libero di svariare tra la linea della trequarti e quella delle punte, cosa che gli permette di arrivare spesso e in maniera più lucida a ridosso dell’area di rigore avversaria. La lucidità, in Italia, gli era mancata più di una volta e la sua collocazione in campo era molto distante dalla porta, soprattutto ai tempi dell’Udinese di Stramaccioni, che lo aveva provato anche da regista di centrocampo, azzerandone di fatto la fantasia e limitandone la qualità negli spazi stretti.

Se dovesse continuare così, Bruno Fernandes potrebbe presto diventare un rimpianto per la Serie A, che forse non è mai riuscito a valorizzarlo al massimo e a metterlo in condizione di diventare il giocatore che è adesso.

Giuseppe Lopinto