E chi poteva aspettarselo, dopo un periodo così colmo di sventure sportive e di sold out in infermeria, che la Juventus potesse arrivare all’immediata vigilia degli ottavi di Champions League in queste condizioni psico-fisiche? Nessuno, o per lo meno in pochi. L’ambiente bianconero è un territorio strano, altamente esigente, a volte esageratamente critico e non del tutto obiettivo; comprensibile d’altronde, quando si è abituati a vincere con così tanta continuità ogni piccolo passo falso, anche soltanto mezzo come un pareggio casalingo, può equivalere ad una catastrofe di dimensioni macroscopiche.

Invece, dopo un inizio di 2019 alquanto appannato (carichi di lavoro o meno), la Vecchia Signora ha ripreso a vincere e, soprattutto, a convincere. Un percorso a fasi alterne, che comunque ha portato a punti importanti come quelli contro la Lazio, all’alzare al cielo il primo trofeo della stagione contro il Milan, ma – e questo non accadeva da tempo immemore – a pagar pegno contro la splendida Atalanta di Gasperini e a dire addio alla possibilità di continuare la striscia di successi in Coppa Italia. A ciò aggiungiamo gli infortuni a rapida successione di Bonucci e Chiellini, la partenza di Benatia e l’arrivo (tra lo scetticismo dei più) del pelado Caceres, l’ormai nota lungodegenza di Barzagli, la non puntualità costante di Rugani, i guai di Douglas Costa dentro e fuori dal campo e, come se non bastasse, il periodo decisamente no di Paulo Dybala.

Situazione insostenibile per molti club, non per la Juventus, che spesso ha dimostrato di saper fare di necessità virtù e compattarsi il più possibile nei momenti (rari) di forte burrasca. Passata la tempesta, il cielo è tornato a schiarirsi ed in maniera più limpida rispetto alle più rosee previsioni: la BBC operativa ed arruolata al completo dopo mesi, il Flash brasiliano pronto al rientro, ma soprattutto la Joya in formato scintillante come non mai. Qualche panchina per rifiatare e rigenerarsi è servita e, nonostante il suo disappunto, la prestazione fornita contro il Frosinone è lo specchio di quanto si diceva sul suo conto: Dybala è un gioiello da maneggiare con estrema cura, è così prezioso quanto fragile, così tecnicamente pregevole quanto mentalmente volubile. Si sa, è la pecca che più caratterizza i sudamericani e ambito su cui Paulo deve essenzialmente lavorare per affermarsi definitivamente come campione in senso assoluto.


Lo show regalato nell’anticipo della 24° giornata è un segno di importanza vitale per l’argentino e per la Juventus stessa, che ha sempre ribadito totale fiducia in colui che porta sulle spalle l’onore e l’onere del 10 bianconero. Paulo parte dalla posizione assegnatagli ormai da tempo da Allegri e con i compiti di recupero e raccordo tra reparti che hanno fatto assai discutere, ma la musica è palesemente diversa e si denota sin dal fischio d’inizio; Dybala è convinto di ciò che fa, mette anima e corpo su di ogni pallone, riconquista palla ed imposta, si fa sempre trovare dai compagni per illuminare l’azione e, ritrovata la fiducia in se stesso, lascia partire quel bolide dalla precisione millimetrica che si infila sotto al sette della porta difesa dall’incolpevole Sportiello.

L’esultanza, divenuta ormai virale, è stata ribattezzata dallo stesso argentino come la “SiuuuMask”, autentico mix che sta a rappresentare l’amicizia e l’unione di intenti con Cristiano Ronaldo. L’intesa sviluppatasi tra i due è un qualcosa di straordinario: si cercano, si trovano, si scambiano il pallone ad occhi chiusi e tutto ciò non può che lasciar presagire quanto più di buono per i supporters bianconeri. La pratica Frosinone di fatto si chiude già nel primo tempo grazie al raddoppio di Bonucci, che insacca da posizione ravvicinata dopo la respinta dell’estremo difensore gialloblù sul colpo di testa dell’onnipresente (che non equivale ad estremamente visibile) Mandzukic.

Proprio dai piedi dell’ariete croato parte l’assist per il 3-0 firmato CR7: un gol a cui i tifosi della Juventus erano abituati, ma non con l’accezione positiva. Quella tipologia di movimento del portoghese, che taglia sul primo palo anticipando l’intervento del proprio marcatore per concludere incrociando il tiro verso la zona più lontana della porta, è marchio di fabbrica e routine messa in scena più volte – finale di Cardiff su tutte – proprio a discapito della sua attuale squadra.

Ovviamente il Frosinone, per via della sua caratura, non può certamente paragonarsi al prossimo avversario dei bianconeri, ma son tanti i segnali che lasciano ben sperare in vista dell’impegno di mercoledì prossimo. La condizione mentale, il recupero di molti infortunati, ma specialmente il feeling che si sta sempre più consolidando tra i componenti di spicco del club di Agnelli; un legame che va al di là del terreno di gioco, che si è stretto anche all’interno dello spogliatoio e che inevitabilmente va a riproporsi durante i match. Il cammino è ancora lungo e c’è tanto da lavorare per arrivare in cima all’Europa, ma se le premesse son queste…

a cura di E.Menegatti (@44gattdernesto)