Come si dice Zona Cesarini in russo?

Tra partite combattute fino al novantesimo ed eroi inaspettati (ma neanche troppo), si può dire con certezza che questo mondiale non è ancora riuscito ad annoiare gli appassionati di calcio seduti sul divano o presenti sugli spalti.

Brasile – Costa Rica: 2-0
Dopo il pareggio contro la Svizzera, il Brasile ha affrontato la Costa Rica, reduce dalla sconfitta per 1-0 all’esordio contro la Serbia.
La partita è stata in linea con il tema dominante impostosi sinora, ovvero quello che ha visto le “piccole” sapersi difendere ad oltranza e reggere fino alla fine dei 90 minuti (o quasi).
Primo tempo difficile per il Brasile, incapace di trovare una soluzione utile a scalfire la difesa rocciosa e le saldissime convinzioni di gioco della squadra di Ramirez. Mai pericolosi i verdeoro nella prima frazione di gioco, né con la riedizione del destro a giro di Coutinho sul secondo palo e né con gli inserimenti di Gabriel Jesus, più spesso al di là che al di qua della linea dell’offside.
Nel secondo tempo, gli undici di Tite ci provano da subito con maggior convinzione e dopo 5 minuti scuotono la traversa con un colpo di testa proprio di Gabriel Jesus.
Malgrado la buona volontà e un rigore prima assegnato e poi cancellato dall’arbitro Kuipers, resta prevedibile e senza particolari guizzi la manovra dei brasiliani, fermati più volte da un fenomenale Keylor Navas, che però al 90º deve arrendersi al lampo spacca-partita di Coutinho.
Mister 160 milioni, andato a segno anche contro gli elvetici, approfitta della sponda aerea di Firmino e dello stop difettoso di Gabriel Jesus per scacciare ogni possibile prospettiva negativa, pronta a palesarsi ad una giornata dal termine della fase a gironi.
A risultato acquisito e a porta spalancata, dopo una partita trascorsa a litigare con arbitri e avversari, arriva anche il primo gol in Russia di Neymar, che scoppia in lacrime e scaccia parzialmente via le critiche ricevute finora, mettendo la firma sul 2-0 finale.

Nigeria – Islanda: 2-0

Dai due volti, invece, la partita disputata alla Volgograd Arena tra Islanda e Nigeria.
I vichinghi scendono in campo con una formazione maggiormente offensiva rispetto all’ultimo incontro, con il ct Hallgrimson che sceglie il centravanti Bodvarsson come compagno di Finnbogason in attacco. A farne le spese è il mediano dell’Udinese Hallfredsson, relegato in panchina.
Inedito terminale offensivo anche tra le fila della Nigeria, che schiera il tandem tutto corsa ed esplosività IheanachoMusa dal primo minuto al posto di Iwobi e Ighalo, bocciati contro la Croazia.
Nel match tra nazionali in grado di trasformare qualsiasi rimessa laterale in un calcio d’angolo regna la confusione durante tutto il primo tempo, con le due compagini che si sfidano per dimostrare quale delle due sia meno dotata a livello tecnico.
Dopo una punizione di Sigurdsson neutralizzata da Uzoho e una successiva fase di studio particolarmente piena di calci e priva di calcio, l’unico vero pericolo arriva all’ultimo minuto del primo tempo grazie ad un pallone scodellato in area che impatta su Finnbogason e termina sul fondo, alla destra del portiere nigeriano.
Al terzo minuto del secondo tempo, però, la situazione si sblocca: Moses galoppa sulla fascia destra e dal fondo crossa per Musa, che aggancia e fulmina Halldorsson con un destro al volo.
Prende fiducia la squadra africana, che va vicina al raddoppio 10 minuti dopo con Ndidi.
Islandesi che provano in qualche modo a raddrizzare la partita ma, anche a causa della poca convinzione, rischiano pericolosamente di subire il gol della sicurezza biancoverde, che arriva a 15 dalla fine, ancora una volta dal piede destro di Musa, che aveva anche colpito una traversa qualche minuto prima.
Il rigore sbagliato da Sigurdsson al minuto 81 racchiude in maniera spicciola il cataclisma psicologico abbattutosi sugli islandesi dopo l’1-0 siglato dalla nazionale africana.
A detta loro, non avevano avuto paura nemmeno di Lionel Messi, però oggi i nordici si sono rivelati incapaci di fare la partita contro una squadra alla loro portata.
Il 2-0 finale, dunque, grazia l’Argentina, che però avrà bisogno dei tre punti contro la Nigeria per sperare di poter accedere agli ottavi di finale.

Serbia – Svizzera: 1-2

Tanta fisicità e agonismo nell’ultima gara di giornata.
Il portiere elvetico Sommer disinnesca subito un colpo di testa di Mitrovic al minuto 4, ma non può nulla sul secondo tentativo dell’attaccante appena sessanta secondi dopo.
Esperti e pratici nella fase iniziale i giganti balcanici, con un protagonista su tutti, quel Mitrovic (13 centri nelle ultime 13 in nazionale), che racchiude l’indole battagliera, coraggiosa e determinata dei suoi, vicini più volte al 2-0 sul finire del primo tempo.
La musica cambia, però, al minuto 6 della seconda frazione di gioco quando, sugli sviluppi di una palla respinta in maniera corta dalla difesa serba, Xhaka scarica in porta una sassata potente e precisa valida per l’1-1.
Il pareggio scuote la squadra elvetica, che nell’ultima mezz’ora colpisce una traversa con Shaqiri e impensierisce più volte il portiere serbo con i subentrati Embolo e Gavranovic.
All’ultimo minuto, con la Serbia tutta in avanti alla ricerca del nuovo vantaggio, proprio Shaqiri, da solo, inizia e conclude l’ultimo contropiede biancorosso: svernicia in velocità Tosic e anticipa l’uscita bassa di Stojkovic con un tocco sotto morbidissimo che varca, rallentando pian piano, la linea di porta, mandando in estasi i tifosi elvetici.
Fatali per la Serbia gli ultimi minuti del match, trascorsi senza il fiato necessario a rincorrere i neo-entrati contropiedisti della Svizzera.
Tutto riaperto nel girone dunque, con Svizzera e Brasile a quota 4, Serbia a 3 e Costa Rica a quota zero.
La Serbia dovrà gettare il cuore oltre l’ostacolo e sconfiggere i verdeoro per qualificarsi agli ottavi. Sembra più facile invece il compito della Svizzera, che fronteggerà la Costa Rica, al suo ultimo canto russo.

“ITALIANI” E OBIETTIVI DI MERCATO:
Nessun palloncino forato con i tacchetti oggi e poco, pochissimo lavoro per il portiere romanista Alisson. Inoperoso per quasi tutto il match grazie anche alla Costa Rica, che fa davvero poco per distrarre il giallorosso dalle voci di mercato provenienti da Madrid.
Ordinato e quasi sempre attento il nerazzurro Miranda, stressato da Urena prima e da Venegas poi, che gli corrono dietro e gli ronzano attorno per tutta la partita in attesa di un eventuale errore, che però non arriva.
Determinante lo juventino Douglas Costa, entrato in campo nel secondo tempo per cercare di ravvivare la fascia destra, dove Willian aveva fatto poco, e autore dell’assist per il 2-0 di Neymar.

Otto “italiani”, quattro per parte, impegnati nell’ultimo match di giornata, quello tra Serbia e Svizzera a Kaliningrad.

Non incide praticamente mai il laziale Milinkovic-Savic, spesso in ritardo e falloso, meglio Kolarov, il cui mancino è sempre un pericolo da qualsiasi posizione di campo, stanco nel finale come il suo compagno di reparto il viola Milenkovic e subentrato senza pungere negli ultimi 20 minuti il granata Ljajic.
Nella Svizzera, prestazione in crescendo per i vari Rodriguez e Lichtsteiner, anonimi e in contenimento nel primo tempo, più ficcanti nel secondo, così come la prestazione di Behrami, diga di centrocampo assieme a Xhaka. Solo la salita in cattedra di Shaqiri sottrae al bolognese Dzemaili la palma di migliore in campo dopo una partita di lotta e di governo, tra inserimenti pericolosi in area quando i suoi non erano ancora usciti dal torpore e ripiegamenti difensivi provvidenziali nella fase clou.

IL PROTAGONISTA: Ahmed Musa (Nigeria)

Nell’ultimo mondiale aveva messo la sua firma segnando una doppietta all’Argentina, quest’anno ha addirittura riscritto la storia del calcio africano, diventando il primo calciatore nigeriano a segnare una doppietta in due edizioni diverse dei mondiali. Classe 1992, passato al Leicester nel 2016 ma tornato in prestito al Cska Mosca a fine gennaio, ha risollevato la sua Nigeria, incommentabile all’esordio contro la Croazia ma cinica e vogliosa oggi contro l’Islanda, riaccendendo le speranze dei suoi in vista della prossima partita, in cui affronteranno l’Argentina di Lionel Messi, temibile seppur incerottata.

Musa, di dubbi ce ne sono pochi, partirà titolare, perché segnare alla nazionale albiceleste è un qualcosa che solo in pochi sono in grado di fare e lui, la storia, vuole continuare a scriverla da protagonista assoluto.

Giuseppe Lopinto