MILANO, dal nostro inviato all’Aspria Harbour Club Marco Corradi

Romulo Souza Orestes Caldeira, per tutti Romulo, ha certamente raccolto meno di quanto avrebbe meritato: il centrocampista di origini brasiliane, che ha scelto di vestire la maglia dell’Italia e sfiorato il Mondiale del 2014 (rinunciò per un infortunio), ha vestito in Italia le maglie di Fiorentina, Verona, Juventus e Genoa. Con l’Hellas ha vissuto un’intensa storia d’amore, diventando uno degli idoli della tifoseria e una colonna della squadra di Mandorlini, mentre la Juventus è il grande rimpianto, visto che gli infortuni l’hanno privato della chance di mostrare le proprie carte in bianconero, e il Genoa il club dal quale è ripartito nell’estate 2018 e dopo la retrocessione degli scaligeri. Romulo è un giocatore che ha sempre lavorato sodo, ma il Romulo Day (nel quale sono stati presentati il sito romulocaldeira.com e il suo logo) ci ha mostrato anche un lato diverso, quel lato umano che viene sempre fatto passare in secondo piano rispetto alle prestazioni in campo: Romulo è un calciatore apprezzato, ma è anche un ragazzo che è partito dal nulla, e che ora si dedica alla beneficenza. Perchè chi ha vissuto con poco, sa come aiutare gli altri quando invece si ritrova a vivere con tanto: è anche per questo che Romulo ha presentato un progetto di beneficenza che lo vedrà al fianco di Live Onlus, mettendo all’asta le due maglie che hanno fatto da cornice all’evento odierno e (in futuro) altri cimeli. Ecco i passi salienti dell’evento organizzato da Studio Assist & Partners, e presentato dal giornalista della Gazzetta dello Sport Nicolò Schira.

GLI ESORDI– Romulo è nato a Pelotas, cittadina brasiliana nello stato del Rio Grande do Sul, e come dice lui stesso, ”Chi nasce a Pelotas non può far altro che avere il calcio nel sangue”. Nomen omen, ma gli inizi per Romulo non sono stati facili: ”Ho sempre sognato di fare il calciatore, ma a 13 anni non avevo i soldi per mangiare. Volevo dare un futuro migliore alla mia famiglia e realizzare il mio sogno, ma non è stato facile. Guadagnavo pochissimo, prendevo 20 euro al mese e mi ritrovavo a fare moltissimi km per andare a comprare profumi in Paraguay e rivenderli nel mio paese. Non mi sono mai arreso, neppure quando mia mamma soffriva perchè mi ero trasferito a oltre 300km da casa per giocare a calcio. La mia famiglia era molto povera, ma sono grato a mamma e papà per quello che mi hanno insegnato”.

LO SBARCO IN ITALIA– Juventude, Metropolitano, Chapecoense, Santo André, Cruzeiro, Atletico Paranaense: Romulo ha dovuto sudare per imporsi nel Brasileirao, e la grande occasione è arrivata grazie a un autentico angelo custode. Adriano Di Vittorio è lo scopritore di Romulo, colui che lo vide in una videocassetta e organizzò lo sbarco nel Bel Paese: ”Ho stressato Corvino per portarlo alla Fiorentina: era extracomunitario, ma ci sono riuscito. Un giocatore duttile come lui può servire a chiunque”. Romulo ha ottimi ricordi dell’esperienza viola: ”Firenze mi ha accolto benissimo, è una città splendida. Per gli stranieri è difficile arrivare in Italia, dobbiamo imparare molto a livello tattico e inizialmente soffriamo: in Brasile i terzini attaccano, in Italia devono anche pensare a difendere. Ringrazio Neto e Montolivo, mi hanno aiutato a inserirmi. Ringrazio anche Montella: ci ha fatto divertire, facevamo un grande possesso palla e mi ha insegnato a svolgere tanti ruoli in campo”.

MANDORLINI– L’allenatore della svolta per Romulo è Mandorlini, che lo sposta stabilmente a mezzala e lo valorizza sia da esterno nel 3-5-2, che da interno nel 4-3-3. Un tecnico a cui sarà sempre grato, e proprio l’ex tecnico dell’Hellas racconta così il ”suo” Romulo: ”Luca Toni mi aveva parlato benissimo di lui, sapevo tutto di Romulo. Segnò tanto, fece tanti assist e fu decisivo. L’ho conosciuto nel momento migliore della sua carriera, e gli sono stato vicino anche durante i periodi bui degli infortuni perchè abbiamo un ottimo rapporto. Con lui a Verona abbiamo sfiorato l’Europa League, saremo sempre legati, anche perchè mi ha fatto riscoprire l’amore per i brasiliani”.

L’ITALIA– Romulo è stato uno dei primi oriundi della nuova Italia: scelse la Nazionale azzurra, riuscì ad imporsi e sfiorò il Mondiale 2014, rinunciando alla convocazione per un brutto infortunio e perdendo quel treno che (forse) passa una volta sola in carriera: ”Soffro ancora a parlarne, non stavo bene e non avrei potuto dare un contributo. Ho detto la verità e non ho rimpianti. La maglia azzurra? La sogno ancora, spero che Mancini mi chiami in un prossimo futuro”.

LA JUVENTUS– Dopo il Mondiale mancato, arriva la soddisfazione chiamata-Juventus: ”Era già una delle migliori al mondo. Ero stato una richiesta di Conte, e sono arrivato ugualmente con Allegri: ero molto motivato, volevo dare tutto in questa nuova avventura, ma ho avuto tanti infortuni e la chance è sfumata. Ho fatto un primo intervento in Germania, speravo che i dolori sarebbero svaniti, ma erano ancora lì. Poi un altro in Brasile e un altro ancora in Brasile: dopo un anno non riuscivo a fare un passaggio corto e mi stavo preoccupando. Prima di fare altre due operazioni, sempre in Brasile, mi avevano detto che avrei rischiato la carriera. Per fortuna non è successo”.

RITORNO AL VERONA E GENOA– Dopo la Juventus Romulo torna al Verona, torna il giocatore di sempre e conosce anche lo spettro della retrocessione. A quel punto, le offerte non mancano, ma arriva la scelta di cuore: Romulo resta all’Hellas per un debito di riconoscenza verso chi lo ha accolto nuovamente. Poi, però, nell’estate 2018, ecco l’approdo al Genoa. Romulo racconta così il suo presente: ”Dopo la retrocessione ho incontrato la dirigenza del Marsiglia, ma ho scelto di restare perchè il Verona aveva bisogno di me per tornare in A e mi aveva dato tanto. Nella scorsa estate, però, nessuno mi ha contattato per rinnovare, e ho scelto il Genoa: ha una grande tifoseria, e mi trovo benissimo in rossoblù. Mi sento a casa”.

E ora, Romulo e compagni si troveranno ad affrontare un derby che sarà decisivo per la stagione del Genoa: il centrocampista italo-brasiliano ci arriva dopo aver mostrato a tutti il proprio lato umano, e chissà che l’evento al quale abbiamo assistito non gli dia ulteriore carica in vista dell’importante stracittadina.

Romulo

Romulo con Nicolò Schira e Andersinho Marques

(di Marco Corradi, @corradone91)

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