Alla scoperta di Nicolò Zaniolo, tra l’educazione dei genitori, l’inizio di carriera non facile e l’accostamento a Totti

In questi giorni, è probabilmente il calciatore di cui si parla di più in Italia. Vuoi per l’ascesa in tempi brevissimi, vuoi per l’enorme risonanza che stanno avendo le sue prestazioni, Nicolò Zaniolo ha attirato su di sé un’inaspettata (fino a qualche mese fa) attenzione mediatica.

Ma in questo non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che la troppa esposizione pubblica lo ha reso ”preda” facile di personaggi interessati maggiormente a raccontare aspetti della sua vita che poco hanno a che fare col calcio (vedi il recente servizio de Le Iene, ma non solo).

Pertanto, anche per mettere a tacere tutte le voci che lo riguardano fuori dal campo, Zaniolo ha deciso di raccontarsi a 360 gradi, e lo ha fatto tramite il sito ufficiale della Roma, asroma.com. Ecco alcune dichiarazioni del ragazzo:

Quali sono i tuoi primi ricordi legati al calcio?

”Avevo tre o quattro anni. Non ero ancora iscritto ad una scuola calcio, ma appena vedevo una cosa per strada la prendevo a calci. Poi, quando sono cresciuto, ho iniziato ad andare a vedere mio padre Igor che giocava e lì è nata definitivamente la passione. Mi piaceva vedere i tifosi esultare ai gol, vivere il campo la domenica”.

Chi erano i tuoi idoli calcistici da bambino?

”Il mio idolo è sempre stato Kakà: mi appassionava il suo stile di gioco, era bello da vedere quando toccava il pallone”.

A che età hai capito che avresti fatto il calciatore professionista?

”Non saprei, ho sempre pensato a divertirmi e a giocare. Nella mia carriera, tra le giovanili, ho avuto più delusioni che certezze. Non c’è un momento in cui ho pensato “ce la faccio”. Nemmeno adesso ci sto pensando, ti dico la verità. Voglio solo allenarmi e giocare”.

Ci racconti gli esordi della tua carriera?

”Ho iniziato al Genoa e poi sono andato alla Fiorentina, partendo con gli Esordienti. Sono arrivato fino agli Allievi e alla preparazione estiva con la Primavera. Poi mi hanno comunicato che non c’era posto per me…
È stata una doccia fredda e ci ho pianto una settimana intera. Poi mi sono rimboccato le maniche. Sono andato all’Entella, vicino casa e alla mia famiglia, e da lì è nato tutto”.

C’è stato un momento in cui hai pensato che non saresti riuscito a fare il calciatore?

”Sì, nel primo mese alla Virtus Entella. Ero in Primavera e non giocavo, dovevo ancora ambientarmi, ero arrivato a preparazione già finita. Mi ritrovai nel bar di mio padre, a La Spezia, che piangevo. Gli dicevo: ”Se non riesco a giocare qui, forse devo fare qualcos’altro nella vita”. E lui mi rispose: ”Fai l’ultima settimana, a mille, fatta bene, senza pensare”. L’ho fatta e da lì non sono più uscito.
Poi a Benevento, un giorno prima del compleanno di mio padre, è arrivato l’esordio. È stata un’emozione incredibile, non ci credevo: era passato meno di un anno dallo scarto della Fiorentina e stavo esordendo tra i professionisti”.

A diciotto mesi di distanza, dopo essere passato per l’Inter, è arrivato l’esordio in Champions League contro il Real Madrid. In quel momento cosa hai pensato?

”Il mister fece la riunione tecnica alle 11. Non annunciò la formazione, ma mi disse che voleva parlarmi a fine riunione. Lì mi comunicò che avrei giocato e mi chiese se ero pronto. Io gli ho detto di sì. Invece di riposare, sono stato tutto il giorno in camera a guardare il soffitto. Poi, una volta arrivato allo stadio, ho pensato solo a giocare e a fare quello che sapevo. Quando sei in campo, pensi solo a quello”.

Com’è cambiata la tua vita dopo quella partita?

”Sono cambiate le attenzioni nei miei confronti e anche nei confronti delle persone che mi stanno attorno. Però voglio che si parli molto di più di me e di quello che faccio in campo, rispetto a quello che c’è fuori. A me piace molto il calcio, questa è la mia passione. Sono contento della mia stagione e spero che continui così”.

Che cosa pensi quando la gente ti descrive come il nuovo Totti o come la speranza per il futuro del calcio italiano?

”Fare paragoni con lui è davvero una forzatura. Sono onorato anche solo dell’accostamento, ma io ancora non ho fatto niente”.

Ai tifosi della Roma ha fatto piacere sentire che vorresti giocare per tutta la carriera qui. Lo pensi davvero o lo hai detto perché eri davanti a una telecamera?

”Giocando in squadra con De Rossi e Florenzi, o vedendo a quello che ha fatto Totti, capisci quanto si può essere attaccati a questa squadra e a questi tifosi. Sarebbe un sogno fare le stesse cose. Io ora penso ad allenarmi e a giocare”.

Qual è stato il miglior consiglio che hai ricevuto finora in carriera?

”Mio papà mi dice che si fa presto ad andare in alto, ma ci si mette ancora meno ad andare in basso. Me lo ripete in continuazione: ”Non montarti la testa”, soprattutto adesso. E mi dice anche: ”Ricordati come stavi quando la Fiorentina ti ha mandato via””.

Nello spogliatoio sei circondato da calciatori come De Rossi e Nzonzi che hanno vinto un Mondiale. Ci pensi mai?

”Giusto ieri parlavo con Daniele delle emozioni vissute con la vittoria del Mondiale e mi è venuta la pelle d’oca. Questi sono giocatori da cui devo prendere spunto per far bene. Un giorno, magari, spero di riuscirci anch’io. Ma non ci sto pensando ancora”.

Qual è una giornata tipo di Nicolò Zaniolo?

”Mi sveglio, faccio colazione con mia mamma. Mi porta all’allenamento e mi viene a riprendere. Poi ogni tanto ultimamente vedo la mia ragazza, che ho conosciuto qua. E niente, così”.

Sei diventato famoso?

”Non famoso, ma sono sotto gli occhi di tutti sì. So che sono giovane e sto facendo bene in una piazza così importante. Devo essere bravo a gestire tutto questo”.

Hai un messaggio per i tifosi della Roma che già ti adorano?

”Li ringrazio per il sostegno. Spero di continuare così e centrare assieme a loro i nostri obiettivi”.

A cura di Samuel Giuliani (9Giuliani)