Schick ha scelto di affidarsi ad un mental coach per prepararsi anche psicologicamente al ritorno in campo

Patrik Schick ha annunciato, tramite Instagram, di aver intrapreso una collaborazione con Jan Mühlfeit, noto mental coach e suo connazionale. Ma cosa si intende per “mental coach”?

L’International Coaching Federation (ICF) definisce il coaching come una partnership che stimola i clienti, attraverso un processo creativo, a massimizzare il loro potenziale personale e professionale.

Un sogno? Beh, non proprio…

Affidarsi a “specialisti” simili presenta anche delle controindicazioni. La prima? Che non si tratta affatto di specialisti. Vediamo perché.

L’iter per divenire mental coach non richiede uno sforzo particolare. Possono bastare dei corsi di breve durata (spesso neanche necessari) e chiunque può reinventarsi “allenatore della mente” da un giorno all’altro.

Tuttavia, l’uomo che Schick ha scelto per rilanciarsi dal punto di vista della testa è invece più che specializzato. Sì, in tecnologia, considerato che – prima di dedicarsi all’assistenza dei “bisognosi di motivazione” – si è laureato in ingegneria elettronica ed ha lavorato per 22 anni con la Microsoft.

Dalle Instagram stories di Patrik Schick

Un luminare, dunque, ma in un ambito molto distante da quello psicologico. Gli va dato atto, comunque, di avere un ottimo background: la preparazione di tanti personaggi riconosciuti come “coach” o “motivatori”, infatti, si ferma anche alla terza media.

In ogni caso, i tifosi della Roma sperano che la conoscenza di pc e software basti al buon Mühlfeit per far sì che il livello delle prestazioni di Schick inizi a ripagare i 42 milioni investiti per lui.

Intanto, però, un piccolo consiglio per noi comuni mortali: per qualunque problema psicologico, meglio un noioso “strizzacervelli” con una laurea piuttosto che un esuberante idraulico. State sicuri che quest’ultimo, di psicologia, non capisce un tubo.

A cura di Samuel Giuliani (9Giuliani)