Lunga intervista di Diego Perotti al quotidiano “Il Romanista“. L’esterno offensivo argentino, 29 anni, è una delle note più positive della squadra di Di Francesco.

Fino a questo momento ha collezionato 15 presenze e 4 gol stagionali, tra cui quello molto importante nel derby e la rete del definitivo 3-0 in Champions contro il Chelsea.

Ecco le principali dichiarazioni di Perotti.

L’ARRIVO ALLA ROMA – Altre squadre mi volevano, tra cui il Milan. Io dal primo momento ho pensato alla Roma. Una città così storica, così bella, con una squadra così popolare… Anche per la mia famiglia era la soluzione migliore: qui c’è il volo diretto per Buenos Aires. Trovavo una squadra che già giocava per lo scudetto. Non avevo dubbi. C’era tutto. Per me la Roma era la Roma. E poi a Genova avevo Burdisso come compagno. Mi parlava della città, della squadra, dei tifosi che erano caldissimi, cosa importante per noi argentini. Parlava sempre della Roma e dei tifosi“.

SU MONCHI – Ha qualcosa che altri non hanno. Non è normale che abbia preso tanti giocatori sconosciuti e li abbia rivenduti al triplo o anche più. Dani Alves, Rakitic, Bacca, Fazio…

SU SPALLETTI –Se fosse rimasto lui, non so se sarei rimasto Io, probabilmente no. È vero che quel gol al Genoa mi ha cambiato molto. Il calcio a volte è ingrato, un episodio ti toglie tanto e un episodio ti restituisce tanto“.

IL RAPPORTO CON DI FRANCESCO –Per me è importante, è bello avere un allenatore che ti supporta, che ti motiva a puntare l’uomo, che quando prendi palla sai di avere la sua fiducia. Con un allenatore che ama di più il possesso palla magari mi troverei un po’ in difficoltà, perché il mio forte è puntare l’uomo. Quel lavoro che mi ha fatto fare da Pinzolo penso si stia vedendo in campo. Ogni allenatore ha il suo modo di fare, poi alla fine fa delle scelte. Spalletti a un certo punto non mi faceva giocare, ma la squadra andava bene. Quando ha messo la difesa a tre e cambiato il ruolo di Nainggolan, è stato vincente. Non è vero che non voglio giocare a destra, è solo che preferisco a sinistra. Sia io che El Shaarawy abbiamo dimostrato che rendiamo meglio a sinistra. Però capisco gli allenatori e le loro idee. Con l’Udinese abbiamo fatto un tempo per uno. Quindi, è chiaro, preferirei giocare a sinistra, ma non sono di quei giocatori così forti che possono permettersi di scegliere il ruolo. Poi pur di giocare, lo farei anche in porta“.

SULLA CORSA ALLO SCUDETTO – “La più forte è il Napoli nel modo di giocare, soprattutto quando non riesci a prendere palla. A me è capitato contro il Barcellona di Guardiola, tu andavi lì e non potevi fare nulla, magari il Napoli non ti fa sei gol, ma nel possesso palla sono molto vicini. Ma se giocano sempre gli stessi sentiranno un po’ di stanchezza. Finora hanno fatto un calcio bello ed efficace. Ha giocato bene, ha vinto e per questo sono davanti. Noi quest’anno abbiamo la squadra per vincere lo Scudetto, anche se è vero che nella passata stagione non c’erano altre squadre come l’Inter. La Juventus? Non mi sembra stia come le precedenti stagioni. L’ho battuta sia col Genoa che con la Roma, ma la vedo indebolita. Non tanto per i giocatori che restano fortissimi, come Higuain e Dybala, ma non vincono le partite con la stessa facilità che ha il Napoli che ti spacca la porta. Non è impossibile come negli altri anni. Certamente resta una delle più importanti del campionato“.

Raffaele Campo (@CampoRaffaele)