I giallorossi escono tutt’altro che ridimensionati da questa Champions League. La sconfitta con il Liverpool, sebbene pesante nelle proporzioni (soprattutto per il 5-2 dell’andata), ha comunque messo in evidenza la capacità di reazione di una squadra che, ad inizio anno, era tacciata di avere poco carattere e di non riuscire a competere con club di pari o maggiore livello.

Se si fosse condotto un sondaggio, dopo il sorteggio dei gironi ad agosto, in pochi avrebbero pensato che la Roma potesse andare oltre il terzo posto, il quale sembrava la naturale collocazione dei giallorossi, vista la presenza di due colossi come Chelsea ed Atlético Madrid. Invece, contravvenendo a quello che doveva essere l’ordinario svolgimento degli eventi, la squadra di Di Francesco ha sovvertito i pronostici e si è piazzata prima in classifica.

Proprio il tecnico giallorosso era finito sul banco degli imputati ad inizio stagione, reo di essere oltremodo fedele al dogmatico 4-3-3 zemaniano e di non saper valorizzare al meglio alcuni giocatori (vedasi il caso del ri-abbassamento di Nainggolan, dopo la grande stagione da trequartista con Spalletti). Anche lui ha dimostrato di saper far fronte alle difficoltà, adattando il modulo tattico alle caratteristiche dei propri interpreti, senza tuttavia mutare la filosofia di base.

Tra i più criticati, sicuramente, va citato Monchi: l’inizio della sua personalissima Via Crucis va ricercato nella prima conferenza stampa da dirigente della Roma, nella quale aveva annunciato semi-ufficialmente l’addio di Totti. Da lì, la scelta di Di Francesco (contestata poiché indice di una società che si stava ridimensionando) e poi il mercato estivo, con la telenovela Mahrez, le cessioni di Rüdiger, Paredes e Salah, e la mancata sostituzione di quest’ultimo.

Insomma, le premesse di inizio stagione non erano certamente le più rosee. Ma il malumore ha presto fatto posto all’euforia, in un climax di emozioni viepiù prossime all’estasi, coinciso con il percorso europeo dei giallorossi. Oltre ad aver inflitto un’eliminazione storica al Barcellona, la Roma ha stabilito anche un altro primato in questa Champions: nessuna squadra, nella storia di tutte le coppe europee, aveva segnato 6 gol – fra andata e ritorno – senza passare il turno. Questo dato statistico va a prendere il posto dell’ultima squadra (anch’essa italiana) che deteneva il ”record”: la Sampdoria, che, nella Coppa delle Coppe 1994/1995, venne sconfitta dall’Arsenal (altra inglese), segnando 5 gol.

Ad ogni modo, i giallorossi non hanno nulla da recriminare. Anzi: facendo tesoro di questa esperienza, la squadra di Di Francesco deve essere ancora più motivata a raggiungere il terzo o il quarto posto in campionato, proprio per cercare di rivivere le emozioni delle notti ”maggiche”, nella speranza che calcare certi palcoscenici diventi un’abitudine e che questa stagione calcistica non rimanga solo un’eccezione.

 

Articolo scritto da Samuel Giuliani (Twitter: @9Giuliani)