Di Bartolomei, Conti, Totti, De Rossi e Florenzi. Solo per citare quelle più recenti, sono queste le bandiere che hanno indossato, o continuano a farlo, la maglia della Roma, rimanendo fedele ad un club che come disse De Rossi Non sempre ti permette di sognare e di vincere quello che tutti i calciatori vorrebbero”.

A questa lista  va però aggiunto un altro elemento, Lorenzo Pellegrini, che dopo due anni di prestito al Sassuolo è tornato alla base e sembra volerci restare: “Quante volte ho fatto questa strada, prima venivo con mamma e papà ed entravo dal terzo cancello, ora mi alleno al campo A. Sono emozioni grandi. Nella lista dei capitani romani ci sono nomi pesanti e pensare al mio nome lì è un’emozione enorme”. Parla già da capitano il numero 7 giallorosso ai microfoni di Tele Radio Stereo, una delle tante radio romane che quotidianamente parlano di Roma nella capitale.

Dopo un avvio un po’ a rilento, come il resto della squadra d’altronde, Pellegrini si è letteralmente preso la Roma dopo il gol di  tacco al derby che, per sua stessa ammissione ha reso più semplice la sua stagione. Da lì in poi il classe ’96 ha saputo osare di più, diventando fondamentale nello scacchiere di Di Francesco e dimostrando di poter indossare la maglia giallorossa convivendo  con tutte le pressioni che essa comporta. 

“Cos’è la Roma? Una grande società composta da grandi uomini. Tramite il proprio progetto deve porsi obiettivi sempre più grandi. Deve costruirsi una propria casa e potrà diventare una delle squadre più importanti d’Europa”. Ci crede, crede nella Roma, nella città e in tutti quelli che compongono a livello amministrativo questa società che punta, almeno a parole, a far crescere la Roma come club e come brand internazionale.

Pellegrini sembra quindi poter prolungare la lunga e romanticissima tradizione che accompagna la Roma da decenni: romano, romanista e con un forte attaccamento alla causa.  Come cita un vecchio coro giallorosso “In un calcio che non ha bandiere, siamo solo noi vecchie maniere”, la società capitolina sembra veramente essere l’ultimo baluardo di storia e tradizione che lega un calciatore ad un club, ad una storia.

Gianmarco Ricci (@RicciGianm)